Nella cerchia di Matteo Salvini minimizzano lo strappo. Anzi, vista la consistenza della pattuglia di dissidenti sul decreto Kiev, intorno al leader lumbard si tira quasi un sospiro di sollievo. Della serie: quello che doveva essere uno scossone come sempre si è rivelato una fantasia. Nei rumors di Palazzo, qualcuno addirittura ipotizzava la nascita a breve di un gruppo autonomo dei folgorati da Vannacci. Ma con 2-3 deputati arruolati finora, è un miraggio. Anche se ufficialmente il rapporto con il generale diventato vicesegretario viene definito «sereno» da entrambi i fronti, in realtà intorno al ministro dei Trasporti un po’ di insofferenza inizia a montare. C’è una Lega che non si sente (e già prima non sentiva) in simbiosi con l’autore del Mondo al contrario. E adesso prende coraggio, prospetta un Carroccio diverso. Prova ne è il manifesto che sarà lanciato alla kermesse di Roccaraso, nella tre giorni dal 23 al 25 gennaio. Evento ufficiale di partito, messo su da Claudio Durigon e…
Nella cerchia di Matteo Salvini minimizzano lo strappo. Anzi, vista la consistenza della pattuglia di dissidenti sul decreto Kiev, intorno al leader lumbard si tira quasi un sospiro di sollievo. Della serie: quello che doveva essere uno scossone come sempre si è rivelato una fantasia. Nei rumors di Palazzo, qualcuno addirittura ipotizzava la nascita a breve di un gruppo autonomo dei folgorati da Vannacci. Ma con 2-3 deputati arruolati finora, è un miraggio. Anche se ufficialmente il rapporto con il generale diventato vicesegretario viene definito «sereno» da entrambi i fronti, in realtà intorno al ministro dei Trasporti un po’ di insofferenza inizia a montare. C’è una Lega che non si sente (e già prima non sentiva) in simbiosi con l’autore del Mondo al contrario. E adesso prende coraggio, prospetta un Carroccio diverso. Prova ne è il manifesto che sarà lanciato alla kermesse di Roccaraso, nella tre giorni dal 23 al 25 gennaio. Evento ufficiale di partito, messo su da Claudio Durigon e Armando Siri, salviniani di ferro. Tutti i ministri convocati, il leader ci sarà. Nella bozza di manifesto, che Repubblica ha visionato, emerge una Lega assai distante da quella a tinte vannacciane. Liberale, quasi gentile. Nel testo, che è stato spedito a Salvini ed è dunque in attesa di visto del capo, si parla di immigrazione anche come forma di accoglienza, «accogliere significa assumersi responsabilità». E certo tutti devono rispettare le regole, ma «servono ingressi programmati». Vannacci dice che i gay non sono normali? Nel manifesto si legge che «tutte le forme di convivenza fondate sull’amore rappresentano il motore emotivo, educativo e sociale della comunità».
Nel paragrafo sulla guerra e sulla sicurezza, crociata di Salvini per il 2026, c’è un passaggio che non appare casuale: «Abbiamo bisogno di individui che alimentano lo spirito e non di generali che arruolano eserciti». Non c’è bisogno di generali. È la nascita di un correntone? Siri ci scherza su: «Nessuna corrente, l’unica che ci serve è quella elettrica, soprattutto adesso che è inverno, il resto sono fantasie». L’ideologo della Lega poi però si fa serio: «Il manifesto è una base su cui confrontarci. Come è fisiologico possono esserci sensibilità diverse, ma abbiamo un segretario che fa benissimo la sintesi».
In effetti forse solo Salvini può riuscire a evitare che impazzisca la maionese. A tenere cioè insieme l’ala nordista che sta rialzando la testa, il corpaccione del partito del Sud e i vannacciani irrequieti. Anche se le tensioni sul decreto Kiev lasciano strascichi. Il generale, che su X attacca pure Tajani, la racconta così: «I due no alla Camera? Sono stati coerenti, come me: le armi a Kiev non vanno nell’interesse degli italiani, è suicida». Il militare nega di ambire alla formazione di un gruppo parlamentare, «speculazioni». Ma non chiude alla fondazione di un suo partito più in là, ipotesi che preoccupa anche FdI: «Al momento non è in agenda, ma in futuro non escludo nulla». Con Salvini, Vannacci si è sentito l’altro ieri, prima del voto. «E ci siamo detti che ci rivedremo presto», riferisce il generale. Summit alle viste.
Il vicepremier ieri ha radunato gli eletti di Camera e Senato. Proprio per serrare i ranghi, evitare fronde. «Capisco che qualcuno possa avere idee diverse su Kiev, ma siamo un partito al governo, dobbiamo essere responsabili», il ragionamento del leader ai parlamentari prima del voto. Il decreto, a sentire il capo del Mit, «ha recepito tutte le osservazioni della Lega». Insomma va votato. Anche se «confidiamo sia l’ultimo, perché si arrivi alla pace». Quanto ai due deputati dissidenti, non ci saranno purghe. Niente espulsioni, nemmeno un’azione disciplinare. Troncare e sopire le scorrerie interne, è la linea. E a questo proposito c’è una mossa che Salvini offre alle varie anime della Lega: una gestione più collegiale. Una «cabina di regia» dei big, per concertare le iniziative di un anno cruciale in vista delle Politiche.