ROMA – Davanti all’insofferenza dei salviniani, Roberto Vannacci continua a ripetere di non essere «addomesticabile», come aveva detto a Repubblica sabato scorso. «Non sono una pecora che risponde al fischio del pastore», rilancia ora, parlando alla Stampa. Pesano gli ultimi attriti sul decreto Kiev, che la Lega alla fine ha appoggiato, dopo i ritocchi richiesti sugli aiuti civili, mentre il generale è convinto che vada affossato. Matteo Salvini prova a mediare, ma fissa paletti: «Lo incontrerò la prossima settimana», diceva ieri. Intanto i fedelissimi del segretario preparano un manifesto in cui c’è scritto:«Non abbiamo bisogno di generali». Sarà lanciato alla kermesse di Roccaraso dal 23 al 25 febbraio. Segnale: Vannacci non ci sarà. Il leader un po’ smorza, un po’ accondiscende a questa narrazione: «Nel partito c’è posto per tutti, ma la forza della Lega sono le decine di migliaia di persone che la fanno, le truppe, non un capitano o un generale». Messaggio chiaro.
FdI teme che l’…
ROMA – Davanti all’insofferenza dei salviniani, Roberto Vannacci continua a ripetere di non essere «addomesticabile», come aveva detto a Repubblica sabato scorso. «Non sono una pecora che risponde al fischio del pastore», rilancia ora, parlando alla Stampa. Pesano gli ultimi attriti sul decreto Kiev, che la Lega alla fine ha appoggiato, dopo i ritocchi richiesti sugli aiuti civili, mentre il generale è convinto che vada affossato. Matteo Salvini prova a mediare, ma fissa paletti: «Lo incontrerò la prossima settimana», diceva ieri. Intanto i fedelissimi del segretario preparano un manifesto in cui c’è scritto:«Non abbiamo bisogno di generali». Sarà lanciato alla kermesse di Roccaraso dal 23 al 25 febbraio. Segnale: Vannacci non ci sarà. Il leader un po’ smorza, un po’ accondiscende a questa narrazione: «Nel partito c’è posto per tutti, ma la forza della Lega sono le decine di migliaia di persone che la fanno, le truppe, non un capitano o un generale». Messaggio chiaro.
FdI teme che l’ex parà possa mettersi in proprio: perdere anche solo un paio di punti percentuali, sarebbe una zavorra per la coalizione alle prossime Politiche. Intanto nella maggioranza si lavora per smussare gli angoli in vista del voto sul decreto Ucraina, che va convertito entro il 28 febbraio. Dopo i tre forfait leghisti sulla risoluzione di Crosetto, ieri tutti i partiti che sostengono il governo hanno deciso di depennare l’aggettivo «militari» dal titolo del decreto Kiev. È una storia curiosa: l’aggettivo era sparito dalla bozza che sarebbe dovuta andare in Cdm il 29 dicembre scorso, poi era ricomparso all’ultimo, alimentando l’irritazione lumbard. Al fotofinish, FdI, Lega, FI e Noi moderati hanno chiesto dunque di tornare alla prima versione via emendamento. Titolo cambiato di nuovo, le armi restano solo nel testo. Ma i leghisti ribelli potrebbero comunque sfilarsi.