SEUL-ROMA – È una via stretta, quasi un tunnel claustrofobico. E soprattutto, non corrisponde all’orientamento prevalente in diverse altre cancellerie europee. Capitali impaurite, eppure decise a reagire a Donald Trump. In ogni caso, la linea di Giorgia Meloni va registrata per come risulta da fonti di massimo livello: la premier ritiene che la sfida dei prossimi giorni sia quella di tentare di convincere Donald Trump a togliere dal tavolo i dazi annunciati per punire gli otto Paesi europei che hanno osato reagire alle minacce della Casa Bianca contro la Groenlandia. E pensa che, per favorire questo risultato, i partner continentali debbano evitare di imporre contro-sanzioni commerciali a Washington.
È l’ultimo giorno di una lunga missione in Asia: dopo Tokyo e Seul, la presidente del Consiglio riparte alla volta dell’Italia. Che la situazione sia allarmante lo dimostra la determinazione con cui Trump ribadisce di voler penalizzare gli europei. E la rapidità con cui da Bruxelles vien…
SEUL-ROMA – È una via stretta, quasi un tunnel claustrofobico. E soprattutto, non corrisponde all’orientamento prevalente in diverse altre cancellerie europee. Capitali impaurite, eppure decise a reagire a Donald Trump. In ogni caso, la linea di Giorgia Meloni va registrata per come risulta da fonti di massimo livello: la premier ritiene che la sfida dei prossimi giorni sia quella di tentare di convincere Donald Trump a togliere dal tavolo i dazi annunciati per punire gli otto Paesi europei che hanno osato reagire alle minacce della Casa Bianca contro la Groenlandia. E pensa che, per favorire questo risultato, i partner continentali debbano evitare di imporre contro-sanzioni commerciali a Washington.
È l’ultimo giorno di una lunga missione in Asia: dopo Tokyo e Seul, la presidente del Consiglio riparte alla volta dell’Italia. Che la situazione sia allarmante lo dimostra la determinazione con cui Trump ribadisce di voler penalizzare gli europei. E la rapidità con cui da Bruxelles viene annunciato un consiglio europeo straordinario per giovedì 22 gennaio. All’ordine del giorno un solo punto: reazione ai dazi imposti dal Presidente degli Stati Uniti. L’idea è quella di rispondere con balzelli europei.
In Italia le opposizioni non vogliono che la premier parta senza prima aver parlato di fronte al Parlamento. Ed è per questo che i capigruppo del Pd, M5S, Avs, Italia Viva, Azione e +Europa chiedono ai presidenti delle due Camere di convocare Meloni affinché illustri «l’atto di indirizzo con il quale il governo intende procedere in ambito Ue». Quasi impossibile, anche per ragioni d’agenda, che la richiesta possa essere accolta.
Meloni dubita che rispondere ai dazi trumpiani con dazi europei sia una strada utile al continente, perché questa decisione favorirebbe una spirale che sarebbe poi difficile arrestare. È la stessa posizione che la portò nel 2025, in occasione della prima tornata di ritorsioni commerciali del tycoon, a criticare l’opzione del muro contro muro verso Washington. E la spinse a insistere con i partner affinché si tentasse comunque la strada del dialogo con la Casa Bianca. Stavolta, però, la situazione sembra addirittura più complicata. L’auspicio del vicepremier azzurro Antonio Tajani è che l’Ue invii un messaggio di «fermezza e dialogo» insieme. «Io credo – dice il ministro degli Esteri - che un’escalation non serve a nessuno, non serve agli Stati Uniti e non serve all’Europa. Qualsiasi divisione tra Europa e Stati Uniti è un regalo che si fa ai nostri competitor sul piano industriale, sul piano commerciale, sul piano geostrategico». Al Tg3 l’altro vicepremier, il leghista Matteo Salvini, sottolinea che «sicuramente Trump si comporta in maniera irrituale» ma «la risposta dell’Europa deve essere univoca, non possono esserci solo Francia e Germania che decidono al posto di tutti, perché non funziona così». Ancora più netto il ministro della Difesa Guido Crosetto per il quale «i controdazi Ue sono il modo peggiore per rispondere».
Pesa però l’imprevedibilità del presidente degli Stati Uniti. La minaccia rivolta a un territorio controllato da un Paese membro dell’Unione. Uno scenario talmente fluido da costringere la presidente del Consiglio a riservarsi un margine. Non vuole legarsi troppo le mani, né bruciarsi. E intende valutare il piano d’azione una volta che sarà discusso dopodomani a Bruxelles: studierà le proposte, questa la linea, e solo dopo prenderà una decisione.