Ddl stupri, Bongiorno cambia il testo: via “consenso”, sanzioni ridotte. Opposizioni: una forzatura
di Viola GiannoliPrima venne “il consenso libero e attuale”, approvato all’unanimità alla Camera ma poi stoppato dai veti leghisti. Poi quello “riconoscibile a seconda del contesto”, proposto dalla senatrice leghista Giulia Bongiorno per tentare una mediazione tra maggioranza e opposizione. Ora spunta invece il concetto di “dissenso” e sparisce la parola “consenso”. Una giravolta ritenuta «inaccettabile» dalle opposizioni.
Non solo: le pene vengono distinte. Per la violenza sessuale senza altre specificazioni, la reclusione si riduce: da 4-10 anni rispetto ai 6-12 anni del testo votato all'unanimità in prima lettura. Resta, invece, il range di 6-12 anni se «il fatto è commesso mediante violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa». Pene comunque diminuite di non più dei 2/3 per i casi di minore gravità.
La proposta di riformulazione
In commissione Giustizia al Senato è arrivato oggi il nuovo testo dell’articolo 609 …
Prima venne “il consenso libero e attuale”, approvato all’unanimità alla Camera ma poi stoppato dai veti leghisti. Poi quello “riconoscibile a seconda del contesto”, proposto dalla senatrice leghista Giulia Bongiorno per tentare una mediazione tra maggioranza e opposizione. Ora spunta invece il concetto di “dissenso” e sparisce la parola “consenso”. Una giravolta ritenuta «inaccettabile» dalle opposizioni.
Non solo: le pene vengono distinte. Per la violenza sessuale senza altre specificazioni, la reclusione si riduce: da 4-10 anni rispetto ai 6-12 anni del testo votato all'unanimità in prima lettura. Resta, invece, il range di 6-12 anni se «il fatto è commesso mediante violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa». Pene comunque diminuite di non più dei 2/3 per i casi di minore gravità.
La proposta di riformulazione
In commissione Giustizia al Senato è arrivato oggi il nuovo testo dell’articolo 609 bis relativo al reato di violenza sessuale.
Nella proposta di riformulazione, scritta nero su bianco sempre da Bongiorno, si legge che «la volontà contraria all'atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso. L'atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostante del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso».
Cosa cambia tra dissenso e consenso
Un concetto nuovo sul quale, nei giorni scorsi, Pd e Avs avevano promesso «barricate».
Perché in questo caso, si spiega, di fronte a un caso di violenza, la prova che ci fosse un dissenso sarebbe a carico della vittima. Con il rischio dunque di aumentare tutti quei casi di vittimizzazione secondaria – stato di ebbrezza, assunzione di droga, abbigliamento, tempi della denuncia – all’interno dei processi.
La difesa di Bongiorno
«Al centro resta la volontà della donna – ribatte Bongiorno – Il nuovo testo si incentra sulla volontà della donna e include anche le condotte di freezing cioè quelle a sorpresa. Mi sembra un buon punto di equilibrio», spiega la senatrice.
Che poi, travolta dalle critiche, aggiunge: «La norma garantisce così il massimo della tutela, in tutte le possibili situazioni, senza tuttavia pregiudicare le dinamiche probatorie tipiche del processo penale e il diritto di difesa dell'imputato».
La maggioranza la difende: «Il ddl sulla violenza sessuale raggiunge un punto di equilibrio. Non scadiamo in sterili polemiche, ma restiamo concentrati sull'obiettivo», dichiara Mariastella Gelmini di Noi Moderati.
L’ira delle opposizioni: “Tradito il patto”
Ma la valutazione delle opposizioni è invece totalmente negativa. Sia nel metodo –nell’ultima commissione era stata la stessa Bongiorno a restare cauta sull’ipotesi di un testo che riformulasse quello base per evitare che venisse impallinato da una raffica di emendamenti – che nel merito.
Anzi, in una nota congiunta tutti i capigruppo di opposizione a Palazzo Madama, da Francesco Boccia del Pd a Stefano Patuanelli del M5S, passando per Raffaella Paita (Iv), Peppe De Cristofaro (Avs) e Marco Lombardo (Azione) denunciano la rottura del patto con Meloni: «A Montecitorio era stato raggiunto un risultato alto e condiviso, costruito sull'unità trasversale delle donne e su un principio semplice, chiaro, universale: solo sì è sì», spiegano. «La proposta avanzata oggi dalla presidente Bongiorno cancella quell'impegno assunto direttamente dalla presidente del Consiglio Meloni, rappresenta un arretramento gravissimo rispetto a quel traguardo, rispetto alla parola data dal governo e rispetto a una conquista che aveva unito il Parlamento e il Paese. La volontà non è consenso. Offuscare questa distinzione significa far male e indebolire la tutela delle donne e tradire lo spirito di quell'intesa», scrivono.
Per il Pd si tratta di «un'offesa alle donne, un'offesa alle vittime e un'offesa anche alla presidente del Consiglio», dichiarano i due capigruppo di Camera e Senato, Chiara Braga e Francesco Boccia che si sono riuniti con i parlamentari dem dopo aver letto con stupore il testo modificato di Buongiorno. E attaccano: «Fa tornare indietro una legge di civiltà sulla violenza contro le donne e stravolge l'accordo tra opposizione e maggioranza siglato dalla stessa premier Meloni. La forzatura compiuta oggi al Senato stravolge il senso della legge che aveva l'obiettivo di tutelare le vittime rileggendo in senso limitativo le sentenze della Corte Costituzione. Un comportamento spregiudicato che fa emergere tutte le contraddizioni interne alla maggioranza e le pressioni della Lega che non ha mai creduto alla proposta».
Per Alleanza verdi e sinistra la proposta della presidente della Commissione «sconfessa l'accordo bipartisan raggiunto alla Camera. La violenza sessuale è un crimine contro le donne, senza un sì non c'è rapporto sessuale, ma un reato. Bongiorno ci fa fare un enorme passo indietro. Dal consenso si passa al dissenso. Hanno vinto i veti della destra», afferma il capogruppo di Avs Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama.
«La proposta della presidente Bongiorno non è accettabile», sostiene pure la senatrice di Avs Ilaria Cucchi, «per la destra chi subisce violenza ha l'onere di dimostrare perché non ha reagito o perché non ha detto un no abbastanza forte. Come se non bastasse la violenza subita. Il consenso a un rapporto sessuale c'è o non c'è, non è un'interpretazione da valutare caso per caso. Le leggi sulla violenza sessuale devono proteggere le vittime, non offrire nuovi possibili alibi agli aggressori. Sulla violenza sessuale non sono possibili mediazioni. Siamo tornati al 'te la sei cercata'».
La storia del ddl
Il primo ddl, già approvato all'unanimità alla Camera e frutto di un accordo bipartisan su input della premier Giorgia Meloni e della leader dem Elly Schlein, parla di consenso “libero e attuale”. Si sarebbe dovuto approvare il 25 novembre a Palazzo Madama, nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Ma all’arrivo in Senato, era stato stoppato su pressioni del centrodestra, dopo una accesa polemica politica. Bongiorno aveva così fissato un nuovo ciclo di audizioni, durato un mese. A inizio gennaio era ripresa la discussione in commissione, con l’obiettivo di portare il nuovo test, frutto di una mediazione, in Aula a metà febbraio. Ora però le posizioni sembrano di nuovo distanti. «Meloni – conclude Cucchi – ci aveva messo la faccia, oggi la perde».