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Ddl stupri, Manente: “Grave ripartire dal dissenso, si scarica sulle vittime l’obbligo della prova”

(ansa)

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L’avvocata: “Ancora una volta con questo testo ci privano della libertà di esercitare la nostra autodeterminazione sessuale”
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«Il consenso non era una parola accessoria», spiega Teresa Manente, avvocata e responsabile dell’ufficio legale di Differenza Donna, l’associazione che dal 1989 si occupa di prevenzione e contrasto della violenza di genere.

Secondo l’ultima versione del ddl Stupri, il reato ci sarà quando la vittima manifesta la “volontà contraria all’atto sessuale”. È una formula utile?

«Togliere la parola consenso significa ancora una volta scaricare sulle donne l’obbligo di provare come si sono opposte, con quanta forza e convinzione. Dover dimostrare il “dissenso” porterà ancora una volta alla colpevolizzazione della vittima».

Quale sarà il risultato?

«Alla fine alimenterà la difficoltà di denunciare. Nei centri anti-violenza raccogliamo di continuo le testimonianze di chi racconta di non aver fatto niente, davanti a un’aggressione, perché paralizzata dalla paura».

La relatrice del testo, la senatrice Giulia Bongiorno, sostiene invece che il provvedimento comprenda i casi di freezing perché menzio…

«Il consenso non era una parola accessoria», spiega Teresa Manente, avvocata e responsabile dell’ufficio legale di Differenza Donna, l’associazione che dal 1989 si occupa di prevenzione e contrasto della violenza di genere.

Secondo l’ultima versione del ddl Stupri, il reato ci sarà quando la vittima manifesta la “volontà contraria all’atto sessuale”. È una formula utile?

«Togliere la parola consenso significa ancora una volta scaricare sulle donne l’obbligo di provare come si sono opposte, con quanta forza e convinzione. Dover dimostrare il “dissenso” porterà ancora una volta alla colpevolizzazione della vittima».

Quale sarà il risultato?

«Alla fine alimenterà la difficoltà di denunciare. Nei centri anti-violenza raccogliamo di continuo le testimonianze di chi racconta di non aver fatto niente, davanti a un’aggressione, perché paralizzata dalla paura».

La relatrice del testo, la senatrice Giulia Bongiorno, sostiene invece che il provvedimento comprenda i casi di freezing perché menziona “l’impossibilità a reagire”.

«E cosa vuol dire un’espressione così vaga? La valutazione starà alla discrezionalità del giudice? Così, ancora una volta, la donna sarà messa sotto accusa perché non ha saputo reagire, perché non ha mostrato prontezza- Tutte ambiguità che sarebbero state spazzate via dal “consenso”, che dev’essere esplicito, libero e attuale, come prevedono già la Cassazione e la Convenzione di Istanbul. Questa legge serviva ad adeguarsi agli obblighi internazionali. Che senso ha ora?».

Con la nuova formulazione, casi come quello di Ciro Grillo - con la ragazza alterata dall’alcol - sarebbero arrivati alla condanna del gruppo?

«Sarà tutto più difficile da determinare. L’ubriachezza sarà sufficiente per i giudici a qualificare l’impossibilità di reagire, come chiede l’ultima versione del ddl? L’errore è proprio di impostazione, alla base».

Cioè?

«Ancora una volta si parte dal presupposto che la donna sia consenziente sempre e quindi, se non lo è, sta a lei dimostrarlo».

Si prevede anche una riduzione delle pene. È un segnale di ammorbidimento?

«Sarò sincera, non penso sia così rilevante perché purtroppo le pene non hanno mai rappresentato un deterrente per questi tipi di reati».

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