Rivisondoli (L’Aquila) – C’era una volta la Lega di lotta e di governo, anzi c’è ancora; a Roccaraso però nasce ufficialmente anche la Lega dei liberal e dei super-sovranisti, a braccetto con conclamati criminali. Come agli scaffali del supermercato, ognuno si sceglie il modello preferito. Nessuno è coerente, quindi sono tutti coerenti.
Ieri c’è stata la seconda giornata dell’evento abruzzese del Carroccio. Location: un albergo resort con spa, con più macchinoni e autoblu varie parcheggiate fuori che persone sedute ad ascoltare. La prima suggestione però corre via social, con la notizia di Matteo Salvini che aveva ricevuto nel suo studio al ministero, due giorni fa, Tommy Robinson. Wikipedia lo definisce, senza mezzi termini, “un politico e criminale britannico”. A parte la militanza nell’estrema destra, Robinson è un personaggio con vari conti aperti con la giustizia del suo Paese: aggressioni, commercio di droga, frode, violenze. L’estremista britannico non s’è trattenuto per la sod…
Rivisondoli (L’Aquila) – C’era una volta la Lega di lotta e di governo, anzi c’è ancora; a Roccaraso però nasce ufficialmente anche la Lega dei liberal e dei super-sovranisti, a braccetto con conclamati criminali. Come agli scaffali del supermercato, ognuno si sceglie il modello preferito. Nessuno è coerente, quindi sono tutti coerenti.
Ieri c’è stata la seconda giornata dell’evento abruzzese del Carroccio. Location: un albergo resort con spa, con più macchinoni e autoblu varie parcheggiate fuori che persone sedute ad ascoltare. La prima suggestione però corre via social, con la notizia di Matteo Salvini che aveva ricevuto nel suo studio al ministero, due giorni fa, Tommy Robinson. Wikipedia lo definisce, senza mezzi termini, “un politico e criminale britannico”. A parte la militanza nell’estrema destra, Robinson è un personaggio con vari conti aperti con la giustizia del suo Paese: aggressioni, commercio di droga, frode, violenze. L’estremista britannico non s’è trattenuto per la soddisfazione, spiattellando tutto su X, la piattaforma del suo sostenitore Elon Musk. Bella stretta di mano dei due e questo messaggio allegato: «In tutta Europa abbiamo bisogno di amici… l’immigrazione, gli attacchi alla nostra cultura, alla nostra identità, non stanno colpendo solo la Gran Bretagna, ma l’Europa nel suo insieme. Sono stato onorato di stringere la mano a un uomo che seguo fin dall’inizio del mio attivismo, un leader senza paura, un uomo forte dell’Europa». Quanto a Salvini, si è limitato a riportare la dizione «interessante scambio di idee» con lui e l’influencer olandese della destra radicale Eva Vlaardingerbroek. Amicizie normalmente sconvenienti, specie se si ricopre ruoli apicali nell’esecutivo, da fuori protestano Pd e Avs chiedendosi cosa ne pensi l’altro vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
Ma non c’è solo questo, perché dal corteo remigrazionista di Piacenza — per chi non fosse ancora in confidenza col termine, la “remigrazione” è un progetto di deportazione degli stranieri in stile Ice negli Usa — organizzato dai neofascisti, è stato spiegato che la Lega sostiene il progetto, nello specifico con il lavoro del sottosegretario agli Interni Nicola Molteni. Vero? «Beh sì, Molteni aveva già annunciato la cosa», conferma Andrea Crippa, e a ragione: l’esponente di governo ne aveva parlato proprio su Repubblica.
Al contempo però i liberal hanno avuto il dovuto spazio con gli interventi di Luca Zaia e Francesca Pascale. La ex di Silvio Berlusconi, asserita paladina dei diritti civili, non è leghista ma sul palco sembra essersi trovata molto bene, complice anche una platea generosa di applausi per lei, militante arcobaleno un po’ sui generis (vedi alcune considerazioni tipo «la famiglia tradizionale è il mio faro», «l’aborto è un infanticidio»). Il pro-vita Jacopo Coghe, con lei nel panel, dopo s’è lamentato: «Mi è stato vietato di risponderle, roba da censura ideologica». Quanto all’attuale presidente del Consiglio del Veneto, era in collegamento, è stato netto: «Sono convinto che vinca sempre una destra liberale. Una destra liberticida, troppo concentrata su aspetti più fondamentalisti, non può portare i risultati che i cittadini si aspettano. Il centrodestra non deve avere complessi di inferiorità». Lo intervistava il vicesegretario Claudio Durigon, che ha svolto la funzione del giornalista al contrario: quando il discorso si faceva interessante — «Dobbiamo avere anche il coraggio di buttare il cuore oltre l’ostacolo: ambiente, unioni civili, eutanasia, non sono temi di qualcun altro», stava dicendo Zaia — lo ha troncato per passare ad altro.
Come stanno quindi le due cose insieme? Il modello di integrazione di Zaia è compatibile con chi immagina e denuncia il nostro Paese come “colonizzato dagli islamici” (copyright, la vicesegretaria Silvia Sardone) e quindi li vorrebbe rimandare “a casa” tutti? E va bene che probabilmente il fu generale Roberto Vannacci uscirà dal Carroccio per farsi una cosa sua di ultradestra a breve, facendo felice l’anima autonomista del partito, ma quel tipo di approccio rimane più che rappresentato. Il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari risponde con pragmatismo e furbizia al quesito: «La Lega è un partito post-ideologico, questa è la sua forza».