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Caso Almasri, l'Italia deferita all'Assemblea degli Stati della Cpi

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I giudici dell'Aja contestano al nostro paese il mancato rispetto dei propri obblighi internazionali per non aver proceduto alla richiesta di arresto e consegna del generale libico accusato di crimini contro l'umanità
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L’Italia è stata deferita all’Assemblea degli stati parte della Corte penale internazionale per la mancata consegna del comandante libico Almasri. Lo ha deciso la Camera preliminare della Cpi segnando un nuovo passaggio delicato nei rapporti tra Roma e l’Aia e aprendo una fase che avrà conseguenze politiche più che giudiziarie, almeno nell’immediato.

I giudici contestano all’Italia di non aver rispettato gli obblighi previsti dallo Statuto di Roma, impedendo alla Corte di esercitare le proprie funzioni. Almasri, arrestato a Torino il 19 gennaio dello scorso anno in esecuzione di un mandato internazionale, fu scarcerato due giorni dopo e rimpatriato in Libia a bordo di un aereo di Stato. Una scelta che, secondo la Corte, ha compromesso in modo diretto la cooperazione dovuta dall’Italia.

Il deferimento all’assemblea non è l’opzione più grave prevista dallo statuto: sul tavolo, in teoria, c’era anche l’ipotesi di un coinvolgimento del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Una strada che avreb…

L’Italia è stata deferita all’Assemblea degli stati parte della Corte penale internazionale per la mancata consegna del comandante libico Almasri. Lo ha deciso la Camera preliminare della Cpi segnando un nuovo passaggio delicato nei rapporti tra Roma e l’Aia e aprendo una fase che avrà conseguenze politiche più che giudiziarie, almeno nell’immediato.

I giudici contestano all’Italia di non aver rispettato gli obblighi previsti dallo Statuto di Roma, impedendo alla Corte di esercitare le proprie funzioni. Almasri, arrestato a Torino il 19 gennaio dello scorso anno in esecuzione di un mandato internazionale, fu scarcerato due giorni dopo e rimpatriato in Libia a bordo di un aereo di Stato. Una scelta che, secondo la Corte, ha compromesso in modo diretto la cooperazione dovuta dall’Italia.

Il deferimento all’assemblea non è l’opzione più grave prevista dallo statuto: sul tavolo, in teoria, c’era anche l’ipotesi di un coinvolgimento del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Una strada che avrebbe portato il caso Almasri al centro di un confronto politico globale. La Camera ha scelto una via intermedia, seppur non all’unanimità. Nel provvedimento, i giudici ricordano anzitutto di aver già stabilito, con decisione unanime del 17 ottobre 2025, che l’Italia «ha mancato di adempiere ai propri obblighi di cooperazione» e che tale inadempienza «ha impedito alla Corte di esercitare le proprie funzioni e i propri poteri». In quella fase, tuttavia, la Camera aveva deciso a maggioranza di rinviare la valutazione invitando il governo italiano a fornire ulteriori informazioni sulle procedure interne e sull’impatto che eventuali procedimenti nazionali avrebbero potuto avere sulla cooperazione futura con la Corte. Una scelta che non aveva raccolto il consenso unanime dei giudici. Ricevute le osservazioni italiane il 31 ottobre 2025, la Camera ha riesaminato il fascicolo sostenendo che le giustificazioni ufficiali fossero insufficienti e soprattutto che non è chiaro se l’Italia sarebbe oggi in grado «eseguire una richiesta di arresto e consegna in circostanze analoghe».

Il deferimento non comporta sanzioni automatiche, ma apre un confronto politico all’interno dell’Assemblea: significa — come dimostrano già ieri le schermaglie politiche tra maggioranza e opposizione — che il caso Almasri, per l’Italia, non è affatto finito.

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