Asse FI-Calenda, sì di Marina Berlusconi
di Lorenzo De CiccoA Marina Berlusconi non dispiace l’idea che Carlo Calenda — prima o poi, con che formula è ancora tutto da vedere — possa accasarsi nel centrodestra, magari tramite i buoni uffici di FI. Il capo di Azione è apprezzato dalla primogenita del Cavaliere, sull’Europa la pensano in modo simile. E così, dopo le lodi dello zio Paolo durante la convention azzurra sulla giustizia («Calenda è un ottimo politico, spero entri in coalizione») anche intorno alla presidente Fininvest tira aria di apertura. Marina Berlusconi ha incontrato ieri Antonio Tajani, nella sua casa di corso Venezia a Milano.
Ultimo di una serie di faccia a faccia politici: prima Roberto Occhiuto, poi la scorsa settimana Paolo Zangrillo e Letizia Moratti. A tu per tu con il vicepremier, l…
A Marina Berlusconi non dispiace l’idea che Carlo Calenda — prima o poi, con che formula è ancora tutto da vedere — possa accasarsi nel centrodestra, magari tramite i buoni uffici di FI. Il capo di Azione è apprezzato dalla primogenita del Cavaliere, sull’Europa la pensano in modo simile. E così, dopo le lodi dello zio Paolo durante la convention azzurra sulla giustizia («Calenda è un ottimo politico, spero entri in coalizione») anche intorno alla presidente Fininvest tira aria di apertura. Marina Berlusconi ha incontrato ieri Antonio Tajani, nella sua casa di corso Venezia a Milano.
Ultimo di una serie di faccia a faccia politici: prima Roberto Occhiuto, poi la scorsa settimana Paolo Zangrillo e Letizia Moratti. A tu per tu con il vicepremier, la presidente di Mondadori ha fatto capire, secondo fonti azzurre, che contribuirà con alcuni interventi al dibattito sul referendum della giustizia, anche se non sarà direttamente agli eventi del Sì. Per gli azzurri, il faccia a faccia con Tajani segna una fase di tregua, dopo le fibrillazioni di fine anno: Occhiuto ha ritirato la sua candidatura a segretario e dall’incontro di ieri trapela la «fiducia» della famiglia a Tajani. Certo, la “real casa” di Arcore continua a chiedere dinamismo e rilancio delle battaglie liberali. Ma senza scossoni. Forse con un allargamento al centro.
Calenda ieri ha detto di augurarsi che anche il prossimo sindaco di Milano «venga dal centrosinistra», ma Tajani è possibilista su una svolta verso il centrodestra. «Si può collaborare a Milano, Roma e Torino, poi si vedrà: se sono rose, fioriranno. Le Politiche? Mai dire mai». Quella di Calenda però è una rosa che la Lega non vuol far fiorire. Anche perché l’ex ministro di Renzi ieri continuava a bersagliare Salvini, riferendosi al suo incontro con l’estremista di destra Tommy Robinson: «Il tuo livello sono i nazisti cocainomani». «Il Ppe non ha nulla a che vedere con personalità di questo tipo», punge pure Tajani. Ribatte il capo della Lega: «Io incontro chi voglio, Tajani va d’amore e d’accordo con Calenda, che è pronto a combattere in Ucraina, io preferisco altri». A proposito di Ucraina, ieri il capo negoziatore di Putin, Kirill Dmitriev, ha rilanciato un intervento di Salvini contro Zelensky. FdI reagisce tra imbarazzi e silenzi, ma un dossier del partito fa capire che sull’Ucraina non si tollerano sgarri: «Tutto il centrodestra continuerà a sostenere Kiev, in linea con il programma elettorale».
Questo è il clima tra soci di maggioranza. Pesano da ultime anche le tensioni sulla Consob: nonostante il pressing del Carroccio, la nomina alla presidenza di Federico Freni, osteggiata dagli azzurri, potrebbe slittare anche nel Cdm di giovedì. E ci sono i patemi interni alla Lega: in settimana Salvini vedrà Roberto Vannacci, che ieri spernacchiava la convention del suo partito a Rivisondoli esaltando una sua iniziativa a Parma: «Serata memorabile, mancava solo Pascale».