✕

Alta tensione nella Lega. “Vannacci ci lascia? Vediamo se ha coraggio”

Il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari

 (ansa)

Ascolta l'audio

Il capogruppo Molinari: “Sono i suoi a spingerlo” Durigon: “È una grande risorsa per noi”. Zaia e i governatori per l’espulsione
1 minuti di lettura

ROMA – Il nervosismo è palpabile tra i banchi della Lega. Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, i due deputati vicini al vicesegretario Roberto Vannacci che già hanno votato contro la risoluzione di maggioranza sull’invio di aiuti militari in Ucraina, si aggirano in Transatlantico ormai senza più indossare la spilletta di Alberto da Giussano sul bavero della giacca. Isolati e guardati con sospetto, nel day after della registrazione del simbolo “Futuro nazionale”, sostengono che non nascerà un nuovo partito guidato dall’eurodeputato ex generale. In pochi ci credono. In molti preferirebbero la scissione piuttosto che essere logorati dall’interno. Tutti attendono l’incontro chiarificatore tra il segretario Matteo Salvini e il suo vice, che con ogni probabilità sarà la prossima settimana.

A Montecitorio, a seduta in corso, arriva il capogruppo Riccardo Molinari, poco distanti da lui i vannacciani: «Sono i suoi, sotto di lui, a spingerlo a uscire. Bisogna vedere se Vannacci avrà il coraggio d…

ROMA – Il nervosismo è palpabile tra i banchi della Lega. Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, i due deputati vicini al vicesegretario Roberto Vannacci che già hanno votato contro la risoluzione di maggioranza sull’invio di aiuti militari in Ucraina, si aggirano in Transatlantico ormai senza più indossare la spilletta di Alberto da Giussano sul bavero della giacca. Isolati e guardati con sospetto, nel day after della registrazione del simbolo “Futuro nazionale”, sostengono che non nascerà un nuovo partito guidato dall’eurodeputato ex generale. In pochi ci credono. In molti preferirebbero la scissione piuttosto che essere logorati dall’interno. Tutti attendono l’incontro chiarificatore tra il segretario Matteo Salvini e il suo vice, che con ogni probabilità sarà la prossima settimana.

A Montecitorio, a seduta in corso, arriva il capogruppo Riccardo Molinari, poco distanti da lui i vannacciani: «Sono i suoi, sotto di lui, a spingerlo a uscire. Bisogna vedere se Vannacci avrà il coraggio di farlo». Sembra lanciare un guanto di sfida. E poi ancora: «Io cosa ne penso? È noto», risponde il presidente dei deputati che non è mai stato tenero nei confronti dell’eurodeputato. «Salvini e Vannacci sono come i fidanzati, mollo io o molli tu? Salvini sta aspettando che sia Vannacci a fare la prima mossa per non dargli l’alibi». E comunque sia, conclude, «il simbolo non mi piace».

E se Molinari non nasconde il suo profondo fastidio, c’è anche chi, almeno ufficialmente, sta tentando di evitare lo strappo. Il suo omologo al Senato, Massimiliano Romeo, spera che «queste incomprensioni si possano chiarire una volta per tutte». Claudio Durigon, un dirigente tra i più vicini a Salvini, parlando in buvette dice che «Vannacci è una grande risorsa per la Lega e la Lega è una grande risorsa per Vannacci. E poi ha detto che non vuole uscire». Anche Stefano Candiani prova a stemperare i toni: «In fondo con Vannacci diciamo le stesse cose». E Igor Iezzi, vicepresidente dei deputati, sminuisce: «È solo un simbolo, Vannacci ne ha già presentati altri».

Ma dal Veneto, e non solo, arriva un forte pressing. L’ex governatore Luca Zaia più volte nell’ultimo mese e mezzo ha invitato Salvini a espellere Vannacci, perché troppo distante dalla Lega, che non può apparire come un partito estremista: «Piuttosto nascerebbe progressista». Questo è il ragionamento, condiviso anche dai governatori del Nord, Attilio Fontana della Lombardia, Massimiliano Fedriga del Friuli Venezia Giulia e Maurizio Fugatti del Trentino. Su questa scia il consigliere regionale del Veneto, Roberto Marcato, ricorda che «altri militanti sono stati buttati fuori per molto meno dal partito». Ma Salvini non vuole apparire come il segretario che caccia Vannacci.

Leggi i commenti