Strage in mare, l’attivista: “Italia e Ue tacciono, per loro quelle vite non contano”
di Alessia Candito“Il silenzio e l’inazione di Italia e Europa di fronte a questa immane tragedia dimostra che per loro le vite delle persone morte del Mediterraneo non valgono niente”. Attivista e volto pubblico di Refugees in Libya, in stretto contatto con Mediterranea Saving Humans, David Yambio è da tempo una delle anime della rete di supporto per migranti e richiedenti asilo sulle due sponde del Mediterraneo. Lo fa con cognizione di causa e sulla base dell’esperienza: anche lui, dopo essere stato torturato nei lager libici gestiti da Almasri, ha affrontato la traversata e rischiato la morte. “E io so come ci si sente, è un rischio che si affronta consapevolmente perché la scelta è fra il pericolo di morire una volta per tutte o farlo un po’ ogni giorno”. Insieme ad attivisti della rete in Europa e Tunisia ha ricostruito la mappa dei naufragi avvenuti durante il ciclone Harry, rivelando una strage da almeno mille morti.
Quando vi siete resi conto che i numeri della strage in mare durante l’uragano…
“Il silenzio e l’inazione di Italia e Europa di fronte a questa immane tragedia dimostra che per loro le vite delle persone morte del Mediterraneo non valgono niente”. Attivista e volto pubblico di Refugees in Libya, in stretto contatto con Mediterranea Saving Humans, David Yambio è da tempo una delle anime della rete di supporto per migranti e richiedenti asilo sulle due sponde del Mediterraneo. Lo fa con cognizione di causa e sulla base dell’esperienza: anche lui, dopo essere stato torturato nei lager libici gestiti da Almasri, ha affrontato la traversata e rischiato la morte. “E io so come ci si sente, è un rischio che si affronta consapevolmente perché la scelta è fra il pericolo di morire una volta per tutte o farlo un po’ ogni giorno”. Insieme ad attivisti della rete in Europa e Tunisia ha ricostruito la mappa dei naufragi avvenuti durante il ciclone Harry, rivelando una strage da almeno mille morti.
Quando vi siete resi conto che i numeri della strage in mare durante l’uragano Harry erano sottostimati?
“Appena si sono diffuse le prime notizie su barche disperse abbiamo contattato attivisti e rifugiati che sono in Tunisia. Subito ci hanno detto che la stima di 380 dispersi era lontana dalla realtà, troppe persone cercavano familiari, alcuni anche cinque o sei, che sono saliti su quelle barche e non hanno dato più notizie. Quando abbiamo iniziato a incrociare e sistematizzare le informazioni, il quadro che è emerso era agghiacciante: sono partite molte più barche di quelle ufficialmente disperse”.
Cosa vi chiedono le famiglie che vi contattano?
“Molti sperano ancora che i loro cari siano stati soccorsi dai maltesi, che non permettono ai naufraghi di comunicare. Ma adesso inizia ad esserci rassegnazione, sono state veglie e preghiere collettive. L’unica cosa che tutti dicono è: ‘Voglio mio figlio, fratello o genitore, morto o vivo”.
Maxi naufragio nel Mediterraneo, il salvataggio dell'unico sopravvissuto
Nei giorni immediatamente precedenti a quest’inedita ondata di partenze la Garde Nationale ha sgomberato gli insediamenti informali. Casualità o strategia?
“Voglio capire cosa sia successo davvero. Il governo tunisino si è mostrato straordinariamente efficace nel bloccare le partenze, in quei giorni invece la gente è stata quasi spinta a tentare il tutto per tutto. E se stai in un posto in cui ogni giorno rischi la vita anche solo nel tentativo di trovare acqua o un pezzo di pane, lo fai. In più, nessuno negli insediamenti informali fra gli uliveti vicino a Sfax sapeva del ciclone in arrivo e da terra il mare in quei giorni sembrava tranquillo”.
Sono stati intenzionalmente mandati a morire?
“Temiamo di sì. In ogni caso, anche se quelle barche fossero riuscite a superare la tempesta, con l’Italia impegnata in una maxi operazione di salvataggio, per la Tunisia sarebbe stato conveniente. È il solito metodo di usare i migranti per ottenere nuovi vantaggi, conosciamo il copione. Arrivi, nuova visita di Meloni in Tunisia, nuovi soldi”.
Dopo la pubblicazione del vostro report ci sono state reazioni?
“Nessuna, anche per questo abbiamo deciso di diffonderlo il più possibile, per chiedere alle persone in Europa di reagire. A livello istituzionale, né in Italia, né in Ue c’è stata una singola dichiarazione al riguardo. In passato Meloni ha sempre scaricato la colpa sui “trafficanti”. Oggi neanche quello. Significa che le vite di queste persone non contano nulla”.
Cosa sarebbe stato necessario fare?
“Lanciare un’operazione di ricerca e soccorso per recuperare vivi e morti. Il salvataggio di Ramadan Konte, il ragazzo trovato dal mercantile Star, è stato un miracolo ma dimostra che tutto è possibile”.
C’è qualcosa che invece si possa fare adesso?
“È necessario che Italia e Ue lancino un’operazione di ricerca e soccorso per recuperare almeno i corpi di chi è morto in questi naufragi. Le famiglie ne hanno diritto, le persone ne hanno diritto. Ma questo non basta”
Cos’altro?
“Basta agli accordi con la Tunisia, un Paese che calpesta regolarmente la Convenzione di Ginevra, le norme internazionali e il diritto europeo. Bisogna aprire canali sicuri per le persone che sono intrappolate lì e quotidianamente vengono minacciate, uccise, picchiate dal regime di Saied nella più totale impunità grazie alla totale indifferenza di Italia e Europa. Per altro, in molti casi si tratta di richiedenti asilo, come tali riconosciuti da Unhcr ma ugualmente abbandonati. È ipocrita che Italia ed Europa costruiscano centri in Paesi terzi in cui presentare le domande e non aprano ambasciate e consolati per farlo”.