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Sicurezza, incontro riservato al Colle tra Mattarella e Mantovano, sul tavolo i nodi del decreto

Un vecchio incontro tra il presidente Sergio Mattarella e il sottosegretario Alfredo Mantovano

 

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Il colloquio alla vigilia del consiglio dei ministri sul provvedimento con le norme per la stretta sui cortei e lo scudo per gli agenti
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È un incontro destinato a orientare l’esito della complessa partita attorno al decreto sicurezza. Un faccia a faccia fra Sergio Mattarella e Alfredo Mantovano, apprende Repubblica da fonti di maggioranza, si è svolto oggi al Quirinale, a ridosso dell’ora di pranzo. Un incontro utile ad affrontare tutti i nodi che rendono la stesura del dl sicurezza un passaggio chiave della legislatura. Ma anche per tenere vivo il confronto tra Palazzo Chigi e il Colle, dove giorni di silente tensione attorno al testo.

Mantovano, d’altra parte, è dall’inizio dell’esperienza di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi l’uomo di mediazione con il Colle. In questa partita, ha assunto la regia del decreto dopo la prima fase affidata agli uffici del Viminale e del ministero della Giustizia. L’incontro assume un valore ancora maggiore perché arriva al termine di un percorso di confronto informale tra gli uffici di Palazzo Chigi e quelli del Colle, che hanno portato già ieri a trasmettere una bozza di circa 80 pagine …

È un incontro destinato a orientare l’esito della complessa partita attorno al decreto sicurezza. Un faccia a faccia fra Sergio Mattarella e Alfredo Mantovano, apprende Repubblica da fonti di maggioranza, si è svolto oggi al Quirinale, a ridosso dell’ora di pranzo. Un incontro utile ad affrontare tutti i nodi che rendono la stesura del dl sicurezza un passaggio chiave della legislatura. Ma anche per tenere vivo il confronto tra Palazzo Chigi e il Colle, dove giorni di silente tensione attorno al testo.

Mantovano, d’altra parte, è dall’inizio dell’esperienza di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi l’uomo di mediazione con il Colle. In questa partita, ha assunto la regia del decreto dopo la prima fase affidata agli uffici del Viminale e del ministero della Giustizia. L’incontro assume un valore ancora maggiore perché arriva al termine di un percorso di confronto informale tra gli uffici di Palazzo Chigi e quelli del Colle, che hanno portato già ieri a trasmettere una bozza di circa 80 pagine al Quirinale.

L’ultima parola, però, spetta a Mattarella. Ed è proprio dal confronto con Mantovano, un ex magistrato, che dovrebbero emergere la forma definitiva del testo, in vista del consiglio dei ministri convocato per domani pomeriggio.

Sul tavolo del Quirinale e nel faccia a faccia tra il Presidente della Repubblica e Mantovano, ovviamente, finiscono inevitabilmente per confluire due dei nodi che più hanno fatto discutere negli ultimi giorni: il fermo preventivo per le manifestazioni di piazza e lo scudo per i poliziotti.

Già nelle ultime ore, le due norme sembrano essere state limate a Palazzo Chigi per cercare di rispondere ad alcune perplessità espresse dalla presidenza della Repubblica. In particolare, il fermo sarebbe stato ridotto nella durata a 12 ore. E sarebbe comunque necessario comunicare il provvedimento ad un magistrato. Da capire se varrà o meno il solo criterio dei precedenti a giustificare l’applicazione di questa misura, o se invece sarà possibile effettuare il trattenimento solo sulla base del possesso di oggetti atti a travisare o offendere. Quanto allo scudo penale, sembra ormai assodato che varrà per tutti i cittadini e non solo per le forze dell’ordine. Spetterà comunque al magistrato decidere se iscrivere l’agente nel registro degli indagati o in un diverso registro parallelo.

Probabile invece che esca dal provvedimento l’opzione di prevedere una cauzione per chi organizza manifestazioni, come invece richiesto dalla Lega.

Infine, il vettore: Meloni insiste per il decreto, nonostante il Colle avesse chiesto di dirottare alcune norme in un disegno di legge.

Le prossime ore diranno se la limatura tra i due palazzi ha prodotto una formulazione capace di superare il vaglio del Colle. O se qualcosa invece si incepperà a causa della linea dura voluta da Meloni e Salvini per rispondere ai fatti di cronaca di Torino, ma anche alla partita politica che si è aperta nel centrodestra dopo l’uscita dalla Lega di Roberto Vannacci.

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