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Referendum, Cassano: “Basta luoghi comuni, nella riforma Nordio gravi vulnus di costituzionalità”

Margherita Cassano, presidente emerita della Cassazione 

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La ex presidente della Cassazione polemizza con il ministro sull’Alta Corte disciplinare. Scintille tra i sostenitori del sì e del no al dialogo con Spangher, Caiazza, Santalucia
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Una riforma scritta male, “che lascia un’ampia delega in bianco” al potere politico. Con gravi vulnus di costituzionalità, specie “sull’Alta corte disciplinare”. Norme che porteranno a “una stasi preoccupante”, con “diffuse conflittualità” che “non si sa dove dovranno essere risolte”. Stavolta Margherita Cassano, presidente emerita della Cassazione, non nasconde un filo di stanchezza mentre a Palazzo Lancillotti, di fronte a una sala strapiena e a un parterre autorevole -tra sostenitori del sì e del no per il dialogo voluto dalla business School di Ese - mette in fila fragilità e rischi della legge Nordio-Meloni, ormai affidata al voto nel referendum del 22 e 23 marzo.

Il fronte del sì sfodera tutti gli argomenti caldi. “Io al Csm ci sono stato dal 2002 …

Una riforma scritta male, “che lascia un’ampia delega in bianco” al potere politico. Con gravi vulnus di costituzionalità, specie “sull’Alta corte disciplinare”. Norme che porteranno a “una stasi preoccupante”, con “diffuse conflittualità” che “non si sa dove dovranno essere risolte”. Stavolta Margherita Cassano, presidente emerita della Cassazione, non nasconde un filo di stanchezza mentre a Palazzo Lancillotti, di fronte a una sala strapiena e a un parterre autorevole -tra sostenitori del sì e del no per il dialogo voluto dalla business School di Ese - mette in fila fragilità e rischi della legge Nordio-Meloni, ormai affidata al voto nel referendum del 22 e 23 marzo.

Il fronte del sì sfodera tutti gli argomenti caldi. “Io al Csm ci sono stato dal 2002 al 2006. Pesavano eccome logiche correntizie e logiche dei partiti. Potrei scrivere qui in busta chiusa il nome di qualche magistrato che ha dovuto cambiare corrente per essere promosso”, accusa il professor Giorgio Spangher, schierato con i radicali per la riforma Nordio (che non fa cenno, invece, a nomi di politici). Non gradisce le bordate di Cassano, freme per interromperla, rilancia. “Sto girando l’Italia, ormai dico: il sì punta a modificare delle patologie o vi sta bene com’è oggi? Se vince il no, tutto rimarrà immobile per trent’anni”. E lei, ironica: “Io penso che non abbiamo di fronte il popolo bue, i cittadini sanno ragionare col loro cervello e mi sono un po’ stufata dei luoghi comuni. Anche perché non si può modificare la Carta a colpi di maggioranze non qualificate”. Poi mette nel mirino, tra l’altro, l’istituzione dell’Alta Corte, l’organo che sottrae la funzione disciplinare al Csm, il nuovo “giudice speciale” (con 15 membri, di cui 6 laici, tre dei quali nominati da Mattarella) dinanzi al quale dovranno essere processati i magistrati delle due carriere separate. “L’Alta Corte non è presieduta dal presidente della Repubblica, non si sa con quali criteri saranno scelti i collegi che dovranno giudicare i magistrati e non sarà sottoposta al controllo di Cassazione - spiega Cassano - sicché noi saremo gli unici cittadini, come magistrati ordinari, per i quali non vale la possibilità di appellare una sentenza alla Suprema corte”. Non solo. “Avremo che l’organizzazione degli uffici prevista da una circolare del Csm dei pubblici ministeri magari sarà diversa da quella decisa dal Csm dei giudici. Pioveranno ricorsi. Chi risolverà i conflitti?”. L’affilata analisi spinge a dire che la riforma “manca di alcune parti” e “lascia ampia delega al legislatore, che potrà fare come gli pare”. A moderare, la giornalista Valentina Stella che provoca: “Ma Nordio ha appena rassicurato: non è affatto escluso che contro l’Alta Corte ci possa essere ricorso in Cassazione”. E Cassano: “Mi spiace, non intendo polemizzare con il ministro, ma la riforma che porta il suo nome usa un avverbio: è ammessa l’impugnazione “soltanto” innanzi alla stessa Alta Corte. Il faro, non me ne voglia Nordio, è la legge scritta. Lì si gioca tutto. E vedo seri vulnus di costituzionalità”.

Ma le scintille sono varie al tavolo dove siedono, per il sì, oltre a Spangher, i professori Giovanni Guzzetta, Massimo Donini, Antonella Marandola e l’avvocato e presidente del comitato “Sì separa” Giandomenico Caiazza, e per il no anche Giuseppe Santalucia e Marcello De Chiara, rispettivamente ex vertice e attuale vicepresidente dell’Anm. “Diciamolo: in Italia c’è un unicum mondiale che è l’Anm con una funzione politica, noi vogliamo solo riequilibrare un quadro che si è andato cristallizzando contro l’equilibrio delle parti dinanzi al giudice terzo”, spinge Caiazza, che però reagisce con disagio alle domande su Forza Italia e sull’annunciata idea di “sottrarre il coordinamento delle inchieste ai pm”: “Qualcuno dovrebbe padroneggiare meglio la lingua italiana”. E Santalucia: “Ci si chiede sempre perché è giusto che pm e giudici vengano da una comune cultura. Ma perché chi fa le indagini e chi decide sono accomunati dal fatto di non avere propri interessi di parte, a differenza dell’avvocato che assiste chi compare dinanzi al giudice. Qui si vuole dividerli per indebolirli”. Donini annuisce, sincero: “Certo, si vuole letteralmente indebolire il partito dei giudici, è così. Amaro, ma ormai necessario, poi chissà come andrà il referendum, il clima è irrespirabile”. Non è ottimista, per le sorti del sì, il professore: “Io ho molti più amici a sinistra, voteranno tutti no perché è un segnale forte di sconfitta per la Meloni, e lo capisco, vedo la tracotanza. Diciamo che sto facendo campagna perché passi la riforma ma ammetto che certi slogan siano irricevibili. Ma c’è troppo allarmismo, non sarà mica l’Armageddon”. Ribatte De Chiara: “Per essere preoccupati bastano i rischi di lesione dell’indipendenza, non occorre la prova che i magistrati saranno sottoposti al potere politico. Bastano i dubbi non irragionevoli”.

Interviene poi l’ex vicepresidente della Consulta, Giulio Prosperetti, altro nome di peso per il sì: “Vero che le assoluzioni sono tante, ma quante di queste vicende non dovevano proprio arrivare a processo?”. E la Cassano non perde un colpo. “Io non nego che ci siano cadute o dei pm cosiddetti forcaioli. Ma domando: davvero pensate che si risolva questa tendenza mettendo i pm ad essere valutati e giudicati solo dai pm, in un Csm a sé stante? Non è contraddittorio? È come avere di fronte a noi un bambino con la febbre. E invece di occuparcene, si getta via il termometro”.

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