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Schlein riunisce la direzione Pd: “Sano ci sia una minoranza, ma la linea è una”

(ansa)

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Nel corso del dibattito interventi duri dalla minoranza. Picierno: “I fondatori non si riconoscono più nel partito”. La relazione della segretaria approvata con 162 sì e 11 astenuti
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“C’è bisogno di riappropriarci di un pensiero lungo che non sia distratto dalla sola attualità”. La segretaria Elly Schlein apre la direzione del partito dal racconto del percorso d’ascolto nel Paese avviato il 31 gennaio a Milano. Sette tappe parallele a un tour in dodici città per il no al referendum. “Dobbiamo essere curiosi, attenti a quello che accade intorno a noi, accanto a noi”. Lo sguardo rivolto all’esterno per allontanare l’immagine di una forza politica ripiegata su se stessa in una seduta di auto-coscienza.

La segretaria infatti arriva alle questioni interne al partito solo alla fine della relazione. Sa che il tema è ineludibile: la direzione è stata sollecitata dai riformisti, insoddisfatti dagli spazi di confronto interno.

A loro la leader rivolge messaggio conciliante ma netto: “È sano che ci siano una o più minoranze”, dice. “Ci sono stata anch’io in minoranza in questo partito, in un periodo in cui a volte veniva sbeffeggiata”. È un “valore”, ripete Schlein. Entro …

“C’è bisogno di riappropriarci di un pensiero lungo che non sia distratto dalla sola attualità”. La segretaria Elly Schlein apre la direzione del partito dal racconto del percorso d’ascolto nel Paese avviato il 31 gennaio a Milano. Sette tappe parallele a un tour in dodici città per il no al referendum. “Dobbiamo essere curiosi, attenti a quello che accade intorno a noi, accanto a noi”. Lo sguardo rivolto all’esterno per allontanare l’immagine di una forza politica ripiegata su se stessa in una seduta di auto-coscienza.

La segretaria infatti arriva alle questioni interne al partito solo alla fine della relazione. Sa che il tema è ineludibile: la direzione è stata sollecitata dai riformisti, insoddisfatti dagli spazi di confronto interno.

A loro la leader rivolge messaggio conciliante ma netto: “È sano che ci siano una o più minoranze”, dice. “Ci sono stata anch’io in minoranza in questo partito, in un periodo in cui a volte veniva sbeffeggiata”. È un “valore”, ripete Schlein. Entro un limite: “Si può essere d'accordo o no, ma è sbagliato dare fuori l'idea che il partito abbia linee diverse, perché ne ha una sola, non due, non tre e non nessuna. Questo è fondamentale”.

Non basta per ottenere un voto all’unanimità: dopo quattro ore di confronto la direzione Pd ha approvato la relazione della segretaria con 162 voti favorevoli e 11 astenuti, tutti dell’area riformista.

La posizione dei riformisti

Da subito il confronto è franco, a tratti aspro. Tra i riformisti dem la più dura, come accade da mesi, è la vicepresidente dell’Europarlamento Pina Picierno. “Facciamo attenzione”, dice nel suo intervento. “Perché sui territori c'è già una lenta, taciuta, nascosta, ma progressiva, inesorabile tendenza di dirigenti che stanno lasciando questa comunità”. Poi l’accusa più pesante: “E tanti fondatori non si riconoscono più, non riconoscono più il Pd”. Più morbido il presidente del Copasir Lorenzo Guerini, punto di riferimento della minoranza interna: “Bene l'ascolto, ma ascoltiamoci anche tra di noi. È importante che questo avvenga e che vi sia una discussione nel partito e che le occasioni di discussione siano occasioni veramente realizzate e oggetto di un impegno comune”.

La relazione della segretaria

Il discorso della segretaria, per la maggior parte del tempo, sceglie di guardare fuori: “I nostri militanti – racconta Schlein – saranno nelle piazze, nelle strade, nei mercati, torneranno a fare il porta a porta, terranno in una mano le nostre ragioni del no al referendum e nell'altra una domanda: come stai? Qual è la tua condizione di vita e di lavoro? Qual è la tua esperienza con la sanità pubblica? Qual è quindi la tua speranza per il futuro? Cosa ti angoscia?”.

Giustizia, politica estera, gli ultimi provvedimenti del governo. La segretaria va all’affondo sulla sicurezza: “Si difende e si diffonde con un approccio integrato: repressione e prevenzione”, dice. “Sulla repressione questo governo non ha messo un euro e sulla prevenzione taglia i fondi ai comuni. Assieme al rafforzamento dell'organico delle forze dell'ordine non può mancare un investimento sui servizi sociali dei comuni”. Gli agenti, prosegue, "vanno difesi, come ha detto bene Franco Gabrielli, ex capo della polizia in questi giorni in un'intervista, e vanno difesi anche da chi li usa strumentalmente per la propria propaganda. Non si usi quanto accaduto per giustificare nuove strette alle libertà democratiche di tutte e di tutti. La libertà di manifestazione è un punto fondamentale di una democrazia e non deve essere compromessa".

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