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Schlein e Conte incalzano: “Ci vuole debito comune, ma il governo si arrende”

Schlein e Conte incalzano: “Ci vuole debito comune, ma il governo si arrende”
(ansa)

La leader Pd: “Servono più investimenti”. Conte: “Così rischiamo un vicolo cieco” Avs e +Europa: no alla strategia tedesca

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Cambiare l’Europa, sì, ma come? Per la segretaria del Pd Elly Schlein, «il governo italiano e tedesco stanno facendo asse in una direzione che non serve». In senso contrario, si intende, alla «maggiore integrazione» immaginata dalla leader dem, in linea con la visione dei socialisti europei. Oggi, infatti, al Consiglio Ue informale del castello di Alden Biesen, la premier Giorgia Meloni e il cancelliere Friedrich Merz si faranno promotori di un modello che punta a dare più potere ai singoli Stati: distante dal debito comune proposto e riproposto dal presidente francese Emmanuel Macron. Con il quale concorda la leader dem: «Gli eurobond sono necessari per il rilancio europeo, ma su questo il governo ha un atteggiamento di resa». Riferimento alle parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani che a SkyTg24 si è detto «da sempre favorevole agli eurobond», sì, ma non ora: «Se non c’è un accordo della Germania con la Francia», ha aggiunto, «è inutile aprire un dibattito e dividersi».

Schlein parla in collegamento con Bruxelles per lanciare – insieme al capogruppo pd all’Europarlamento Nicola Zingaretti – un appello che già nel nome, “Verso gli Stati Uniti d’Europa”, si discosta dallo spirito dell’inedito asse “motore” italo-tedesco: «Non possiamo rafforzare la competitività europea senza investimenti comuni», argomenta la leader. Impossibile, per l’Unione, non farsi schiacciare dalla concorrenza tra Usa e Cina – «con un bilancio che non arriva nemmeno al 2% del pil europeo complessivo». In un’immagine, conclude Schlein, «è come cercare di far andare una Ferrari con il motore di una 500».

Allo stesso modo, anche il leader del M5s Giuseppe Conte si dice «molto preoccupato». Il debito comune avversato da Merz, secondo l’ex premier, servirebbe «per investire su un’industria morente, sull’energia, sull’innovazione che crea lavoro, sul welfare e su una vera difesa comune, da razionalizzare senza spese folli dei singoli Stati». Allineandosi alla guida tedesca, invece, Meloni «porta l’Italia in un vicolo cieco: strozzati dai vincoli europei e in costante calo della produzione industriale». Benedetto Della Vedova, deputato di +Europa e già sottosegretario agli Esteri, lo dice in altri termini nell’aula della Camera durante il question time con Tajani: «L’interesse dell’Italia non è rinazionalizzare le politiche né consentire alla Germania di dare aiuti di Stato che l’Italia non ha risorse per dare». Posizioni e potenze diverse su cui insiste anche Angelo Bonelli di Avs: «Il nostro Paese è sempre stato a favore degli eurobond, ora contraddiciamo i nostri interessi per allinearci alla Germania?». Enrico Borghi di Italia viva vede un altro bivio: la «rinnovata sintonia» tra Merz e Meloni è nel segno di Draghi o in quello di Trump? «Si punta – chiede – a una nuova entità federale, oppure a demolire l’edificio europeo per ridare potere agli Stati?». È possibile che i primi indizi arrivino oggi da Alden Biesen.

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