Non piace ai giornalisti Rai la gestione meloniana della tv pubblica: sempre più insofferenti nei confronti di scelte che poco parlano a merito e competenza, molto all’amichettismo della destra.
Lo dimostra la «massiccia adesione» allo sciopero bianco indetto per solidarietà con i colleghi di RaiSport umiliati dall’imbarazzante telecronaca della cerimonia inaugurale dei Giochi by Paolo Petrecca, il direttore (di FdI) su cui i vertici (di FdI) non hanno fiatato né preso provvedimenti. Ma pure lo «stato di agitazione» proclamato dal Tg2 contro la decisione dell’azienda — circolata come indiscrezione e mai smentita — di affidare una striscia quotidiana al direttore del Giornale Tommaso Cerno. Inserita alla chetichella in palinsesto, a partire da lunedì 2 marzo, prima dell’edizione delle 13: quella più seguita del canale cadetto.
Un uno-due che rischia di trasformare l’emittente di Stato in una polveriera. Sono furibondi i giornalisti della seconda rete. Considerano «irricevibile» lo spaz…
Non piace ai giornalisti Rai la gestione meloniana della tv pubblica: sempre più insofferenti nei confronti di scelte che poco parlano a merito e competenza, molto all’amichettismo della destra.
Lo dimostra la «massiccia adesione» allo sciopero bianco indetto per solidarietà con i colleghi di RaiSport umiliati dall’imbarazzante telecronaca della cerimonia inaugurale dei Giochi by Paolo Petrecca, il direttore (di FdI) su cui i vertici (di FdI) non hanno fiatato né preso provvedimenti. Ma pure lo «stato di agitazione» proclamato dal Tg2 contro la decisione dell’azienda — circolata come indiscrezione e mai smentita — di affidare una striscia quotidiana al direttore del Giornale Tommaso Cerno. Inserita alla chetichella in palinsesto, a partire da lunedì 2 marzo, prima dell’edizione delle 13: quella più seguita del canale cadetto.
Un uno-due che rischia di trasformare l’emittente di Stato in una polveriera. Sono furibondi i giornalisti della seconda rete. Considerano «irricevibile» lo spazio informativo aperto a ridosso del notiziario principale. Chiedono un «incontro urgente» ai piani alti. E, «in caso di mancata convocazione», sono pronti a mettere in campo un «pacchetto di proteste crescenti», dal ritiro delle firme allo sciopero generale. Forte è il sospetto, adombrato in quasi quattro ore di infuocatissima assemblea, che la scelta sia stata dettata dall’agenda politica del governo. «Guarda caso la striscia arriva a 20 giorni dal referendum sulla giustizia», ha sibilato una redattrice, «non vorrei che venisse usata per sfruttare i nostri ascolti e fare campagna per il sì». Tutti indispettiti dall’atteggiamento passivo del direttore: «La notizia è stata intercettata dal nostro Cdr nei corridoi, nessuno ci ha informati. Possibile che Preziosi non sapesse nulla?», si chiede più d’uno. Convinti che il blitz sia stato ordito con la sua complicità, in cambio di un trasloco verso lidi più tranquilli: Rai Vaticano, è la voce.
Una nuova grana, che rafforza la rivolta andata in onda ieri. Lo sciopero bianco a sostegno di RaiSport è stato un successo. In media quasi il 90% dei servizi vanno in onda senza firma (con picchi del 100% al Tg3). «Un segnale chiaro all’azienda sull’urgenza di assumere decisioni capaci di tutelare l’immagine e il ruolo del servizio pubblico», esulta l’UsigRai. Mentre il destro UniRai — che al termine di ogni edizione ha preteso si leggesse anche il suo «no a proteste strumentali» — preferisce tacere. E si capisce perché: grande lo smacco subito, per loro non si doveva scioperare. Come l’UsigRai non manca di rimarcare: «A poco è servito il comunicato alternativo autorizzato dai vertici, col quale si è tentato di disorientare i telespettatori rispetto al nostro comunicato sindacale sul ritiro delle firme».
Come non bastasse, su una giornata già incandescente piomba anche «l’appello ufficiale» di Ignazio La Russa per provare a sbloccare lo stallo in commissione di Vigilanza, dove la presidente Barbara Floridia ha pensato bene di invitare Giampaolo Rossi, il capo-azienda assediato dai tumulti interni. «Auspico che, previa convocazione dell’Ufficio di presidenza, si decida, anche in via eccezionale, di audire l’ad Rai, con una scelta largamente condivisa da tutti i gruppi», fa sapere la seconda carica dello Stato. Spiazzando i parlamentari di FdI, che subito si interrogano: non sarà che pure in Via della Scrofa si sono stufati di una gestione non proprio esemplare della tv pubblica? Un assist per la senatrice 5S che guida la bicamerale. Floridia prima accoglie «con favore» la moral suasion di La Russa, poi però insiste: l’audizione di Rossi deve «rappresentare il passaggio risolutivo» per riprendere i lavori bloccati da oltre un anno dalla maggioranza. Il processo al Fratello che governa la Rai è pronto. Popcorn.