ROMA – Non è ancora escluso che possa volare a Washington per la riunione del Board of peace, per partecipare come “osservatore” all’incontro in agenda il 19 febbraio nella capitale Usa. Al momento, però, Giorgia Meloni non ha confermato la missione americana. Anzi, ha allertato Antonio Tajani, chiedendogli di tenersi pronto per rappresentare l’Italia al summit. Una sola variabile potrebbe cambiare lo scenario, si apprende da fonti di massimo livello: l’eventuale decisione di Friedrich Merz di aderire all’evento.
Il rapporto con il Cancelliere tedesco è da alcune settimane una bussola che orienta, almeno in parte, le mosse della presidente del Consiglio. Con lui, riferiscono le stesse fonti, si è raccordato anche nelle ultime ore per stabilire come gestire l’invito ricevuto dalla Casa Bianca. Evidente quindi che se Berlino decidesse di non partecipare, o di inviare al massimo un ministro, Meloni non volerebbe a Washington: difficile essere l’unica leader dell’Europa occidentale, per …
ROMA – Non è ancora escluso che possa volare a Washington per la riunione del Board of peace, per partecipare come “osservatore” all’incontro in agenda il 19 febbraio nella capitale Usa. Al momento, però, Giorgia Meloni non ha confermato la missione americana. Anzi, ha allertato Antonio Tajani, chiedendogli di tenersi pronto per rappresentare l’Italia al summit. Una sola variabile potrebbe cambiare lo scenario, si apprende da fonti di massimo livello: l’eventuale decisione di Friedrich Merz di aderire all’evento.
Il rapporto con il Cancelliere tedesco è da alcune settimane una bussola che orienta, almeno in parte, le mosse della presidente del Consiglio. Con lui, riferiscono le stesse fonti, si è raccordato anche nelle ultime ore per stabilire come gestire l’invito ricevuto dalla Casa Bianca. Evidente quindi che se Berlino decidesse di non partecipare, o di inviare al massimo un ministro, Meloni non volerebbe a Washington: difficile essere l’unica leader dell’Europa occidentale, per di più a capo di un Paese del G7, ad assecondare l’iniziativa trumpiana. Se invece decidesse di esserci, la premier farà lo stesso.
Anche perché c’è un dettaglio che non consente ancora di escludere con certezza lo scenario di una partecipazione. Risale alla cena che si è tenuta nei giorni scorsi a Monaco durante la Conferenza sulla sicurezza, l’appuntamento culminato nel discorso del segretario di Stato americano Marco Rubio. Dal podio dell’evento, il Cancelliere non ha lesinato critiche durissime alla filosofia Maga e ha denunciato la frattura tra Usa e Ue. Ma durante l’occasione conviviale serale avrebbe lanciato segnali più concilianti, proprio alla presenza di Rubio. Esaltando, riferiscono, il rapporto incrollabile tra i due continenti, capace di sopravvivere alle oscillazioni della storia: i leader passano, il senso dei suoi ragionamenti, l’amicizia resta. E ancora, sempre Merz avrebbe consegnato al segretario di Stato un messaggio per Trump. All’insegna del dialogo, dicendosi disponibile a un faccia a faccia con il tycoon in tempi ravvicinati. Senza ulteriori dettagli.
È la fatica della diplomazia. Per Meloni, però, gestire questa fase è addirittura più complesso. Intanto perché ha intrattenuto nel primo anno di amministrazione trumpiana il rapporto più stretto, unica tra gli europei ad assistere all’Inauguration day. È la ragione per cui, a fronte delle difficoltà costituzionali di aderire al Board, la leader ha lavorato per far partecipare comunque l’Italia come “osservatore”. La linea di Palazzo Chigi, d’altra parte, non cambia: gli equilibri di Gaza e del Medio Oriente sono talmente importanti che Roma non può sfilarsi e, anzi, ha necessità strategica di restare in qualche modo ancorata all’operazione del Presidente Usa.
Dal Quirinale non filtra nulla. Lo scorso 21 gennaio, quando Meloni aveva detto che l’Italia non avrebbe partecipato, era filtrata «massima consonanza» tra Chigi e il Colle. Intanto del Board si discuterà domani in Aula. È di ieri il contatto tra Meloni e Tajani dal quale è emersa la disponibilità del governo a riferire in Parlamento. Sarà Tajani a presentarsi alla Camera, mentre al Senato qualcosa rischia di incepparsi. Fonti di Palazzo Madama hanno definito «irrituale» la decisione di Pd, 5S e Avs di annunciare solo a mezzo stampa la richiesta all’esecutivo di presentarsi in Parlamento, «senza inviare alcuna richiesta, nemmeno informalmente, agli uffici o al presidente del Senato». Al momento, dunque, sono previste solo sedute delle commissioni. A fronte della «lodevole» disponibilità di Tajani, però, Ignazio La Russa sta sentendo i capigruppo per stabilire il da farsi. E alla fine il dibattito si terrà anche a Palazzo Madama.