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La Casa Bianca: “Per Gaza 5 miliardi, Hamas disarmi”

Una stanza dell’ospedale di Nasser, nella striscia di Gaza

 

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Msf lascia l’ospedale di Nasser: “Lì uomini armati”. Lite con il ministero della sanità della Striscia: “Falso, ora l’Idf ci attaccherà”
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Donal Trump rilancia su Gaza a tre giorni dalla prima riunione del Board of peace che si terrà giovedì a Washington, nell’istituto che ha fatto ribattezzare col suo nome, il Donald J. Trump Institute of Peace.

Sono pronti 5 miliardi di dollari per la ricostruzione e migliaia di soldati per la forza di stabilizzazione internazionale, ha annunciato ieri senza precisare quali paesi abbiano offerto fondi o truppe. Gli Emirati da tempo hanno messo sul piatto un miliardo, un altro arriverà dagli Stati Uniti, ma la banca mondiale stima che per rimettere in piedi la Striscia devastata dalla guerra ci vorranno almeno 50 miliardi. Quanto alla missione internazionale, per ora solo l’Indonesia ha garantito con certezza 8mila militari.

Il presidente Usa conta di sciogliere i nod…

Donal Trump rilancia su Gaza a tre giorni dalla prima riunione del Board of peace che si terrà giovedì a Washington, nell’istituto che ha fatto ribattezzare col suo nome, il Donald J. Trump Institute of Peace.

Sono pronti 5 miliardi di dollari per la ricostruzione e migliaia di soldati per la forza di stabilizzazione internazionale, ha annunciato ieri senza precisare quali paesi abbiano offerto fondi o truppe. Gli Emirati da tempo hanno messo sul piatto un miliardo, un altro arriverà dagli Stati Uniti, ma la banca mondiale stima che per rimettere in piedi la Striscia devastata dalla guerra ci vorranno almeno 50 miliardi. Quanto alla missione internazionale, per ora solo l’Indonesia ha garantito con certezza 8mila militari.

Il presidente Usa conta di sciogliere i nodi a Washington, dove confluiranno i rappresentanti dei 27 paesi che hanno aderito al Board of Peace, che Trump ha definito «l’ente internazionale più rilevante della storia», dicendosi orgoglioso di presiederlo. La risoluzione Onu che ha dato un quadro giuridico alla tregua dello scorso ottobre prevedeva la nascita di un consiglio di pace, ma con certi criteri. Lo statuto del Board stabilisce invece che l’incarico del presidente sia a vita, e questo è uno dei punti controversi che hanno spinto quasi tutti i paesi europei a non entrare nel consiglio. L’altro è il rischio che diventi una sorta di Onu privata gestita da miliardari per dirimere controversie internazionali. Per Trump, che ha investito un consistente capitale politico su Gaza, è la principale sfida di politica estera prima delle Midterm, insieme alla mediazione sull’Ucraina. «È molto importante che Hamas onori il suo impegno per la smilitarizzazione completa e immediata», ha detto ieri. Senza, sarà impossibile procedere con la fase due, che nei piani del genero Kushner dovrebbe diventare un resort di lusso.

Sulle armi si è accesso in questi giorni anche uno scontro inedito tra una delle organizzazioni non governative più importanti attualmente operative a Gaza e le autorità sanitarie locali. Medici senza frontiere ha sospeso gran parte delle sue attività non essenziali nell’ospedale Nasser, uno degli ultimi funzionanti della Striscia per la «presenza di uomini armati e di sospetti trasferimenti di armi» all’interno della struttura, «intimidazioni, arresti arbitrari di pazienti», fatti che «rappresentano gravi minacce alla sicurezza delle nostre équipe e dei nostri pazienti». Il ministero della sanità di Gaza, controllato da Hamas, ha condannato la decisione di Msf chiedendogli di ritirare la dichiarazione perché non farà altro che favorire «nuovi attacchi armati contro la struttura». Le autorità sanitarie sostengono che il personale armato serva a «garantire la sicurezza del personale e dei pazienti» perché nelle ultime settimane l’ospedale sarebbe stato oggetto di incursioni da parte di milizie armate. Durante la guerra, l’Idf ha più volte affermato che il Nasser veniva usato da Hamas come base. Versioni contrastanti che è impossibile verificare perché da oltre 800 giorni Israele impedisce l’accesso a Gaza ai giornalisti internazionali.

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