✕

Solo un paese del G20 ha aderito al Board: “A Gaza servono cinque miliardi”

Il presidente americano, Donald Trump 

Ascolta l'audio

Domani la riunione dell’organismo trumpiano: una ventina i partecipanti però mancano i grandi Stati democratici
2 minuti di lettura

NEW YORK – Già il luogo dove domani il Board of peace terrà la riunione inaugurale è tutto un programma. Perché lo United States Institute of Peace era stato fondato nel 1984 da Ronald Reagan allo scopo di creare una struttura bipartisan per promuovere la pace, ma neppure il vincitore della Guerra Fredda si era mai sognato di intestarselo. Ora invece si chiama “Donald J. Trump Institute of peace”, nell’incessante sforzo del capo della Casa Bianca di alimentare il culto della propria personalità. Si tratta adesso di vedere se potrà davvero diventare uno strumento più agile ed efficace dell’Onu, un concorrente stimolante, oppure un martello con cui sgretolare il sistema multilaterale costruito dopo la Seconda guerra mondiale per non ripetere gli errori del passato.

L’evento alla presenza del presidente durerà appena un’ora, dalle 10 alle 11. I circa venti paesi che hanno aderito subito elencheranno i loro impegni per la stabilizzazione e la ricostruzione di Gaza, che secondo Trump amm…

NEW YORK – Già il luogo dove domani il Board of peace terrà la riunione inaugurale è tutto un programma. Perché lo United States Institute of Peace era stato fondato nel 1984 da Ronald Reagan allo scopo di creare una struttura bipartisan per promuovere la pace, ma neppure il vincitore della Guerra Fredda si era mai sognato di intestarselo. Ora invece si chiama “Donald J. Trump Institute of peace”, nell’incessante sforzo del capo della Casa Bianca di alimentare il culto della propria personalità. Si tratta adesso di vedere se potrà davvero diventare uno strumento più agile ed efficace dell’Onu, un concorrente stimolante, oppure un martello con cui sgretolare il sistema multilaterale costruito dopo la Seconda guerra mondiale per non ripetere gli errori del passato.

L’evento alla presenza del presidente durerà appena un’ora, dalle 10 alle 11. I circa venti paesi che hanno aderito subito elencheranno i loro impegni per la stabilizzazione e la ricostruzione di Gaza, che secondo Trump ammontano per ora a 5 miliardi di dollari (ma per l’Onu ne servono 70). L’Indonesia, unico membro del G20, ha promesso 8.000 soldati per stabilizzare Gaza. Gli osservatori, come l’Italia, staranno appunto a guardare, in attesa di decidere se sganciare il miliardo necessario ad avere una sedia al tavolo, e soprattutto se il Board viola i principi del multilateralismo. Trump conta di arrivare ad almeno 50 membri, se però uno considera che tra quelli della prima ora ci sono Bielorussia, Ungheria e Arabia Saudita, viene da chiedersi quanto peso avranno valori universali come democrazia e rispetto dei diritti umani nelle attività.

Un segnale incoraggiante è venuto dal New York Times, rivelando che “l’alto rappresentante” del Board Nickolay Mladenov ha incontrato il capo negoziatore di Hamas Khalil al Hayya per discutere di disarmo. Mladenov è stato UN Special Coordinator for the Middle East Peace Process, quindi ha maturato esperienza nella regione lavorando proprio per l’Onu. Il colloquio avevo lo scopo di convincere Hamas a deporre le armi, tranne quelle più leggere, per evitare che Israele torni ad attaccare.

Il Board in realtà è stato costituito, o almeno avallato, dalla risoluzione 2803 approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu il 17 novembre scorso. Ha un mandato piuttosto vago, che Trump ha già usato per avvertire che potrebbe rimpiazzare il Palazzo di Vetro. Perciò il segretario generale Guterres, parlando con questo giornale, ha sentito la necessità di precisare: «La responsabilità per la pace e la sicurezza internazionale ricade sull’Onu e, al suo interno, sul Consiglio di Sicurezza. Solo il Consiglio ha l’autorità mandata dalla Carta per agire per conto di tutti gli Stati membri, adottare decisioni vincolanti e autorizzare l’uso della forza ai sensi del diritto internazionale. Nessun altro organismo o iniziativa può sostituirlo».

Eric Alter dell’Atlantic Council ha ricordato i precedenti poco incoraggianti di organismi che hanno cercato di imporre la pace dall’alto verso il basso, da quelli Onu come l’Interim Administration Mission in Kosovo, a quelli “privati” tipo la Coalition Provisional Authority, insediata nel 2003 dopo l’invasione dell’Iraq e seguita dall’insurrezione. Alter avverte che investimenti modello “Riviera” di Gaza senza la partecipazione dei palestinesi rischiano di ripetere gli errori del passato, mentre la tassa da un miliardo per la membership nel club fa sembrare la pace un privilegio di chi può pagare. Però ammette che il dirigismo del Board potrebbe aggirare lentezze e burocrazie risultate letali per altre missioni. Più duro è stato Bruce Jones di Brookings, secondo cui l’unico vero scopo è «dare a Trump un lavoro per quando lascerà la Casa Bianca». Risultati o fallimenti stabiliranno chi ha ragione.

Leggi i commenti