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Affondo Usa contro il Vaticano: “Spiacevole il suo no al Board”

La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt 

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La portavoce della Casa Bianca irritata: “Il presidente lavora alla pace”. Anche la Russia incerta sulla partecipazione
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NEW YORK – «Profondamente spiacevole». Non deve essere stato facile per la cattolica Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, rimproverare così la Santa Sede per la decisione di disertare la prima riunione del Board of peace, voluto dal presidente Trump per applicare l’accordo di pace su Gaza. Molti però sono i dubbi su questa struttura, che è stata approvata da una risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu, ma lo stesso presidente ha poi brandito come possibile martello per demolire il Palazzo di Vetro, e con esso il sistema multilaterale creato dopo la Seconda guerra mondiale che finora ha quanto meno evitato la ripetizione di quella tragedia. Infatti sono solo una ventina i paesi che hanno accettato di aderire, mentre alcuni come l’Italia cercano di tenere il piede in due scarpe, partecipando come osservatori.

Leavitt ha risposto così alla domanda di commentare l’assenza del Vaticano: «Profondamente spiacevole, perché la pace non dovrebbe essere una questione di parte, polit…

NEW YORK – «Profondamente spiacevole». Non deve essere stato facile per la cattolica Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, rimproverare così la Santa Sede per la decisione di disertare la prima riunione del Board of peace, voluto dal presidente Trump per applicare l’accordo di pace su Gaza. Molti però sono i dubbi su questa struttura, che è stata approvata da una risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu, ma lo stesso presidente ha poi brandito come possibile martello per demolire il Palazzo di Vetro, e con esso il sistema multilaterale creato dopo la Seconda guerra mondiale che finora ha quanto meno evitato la ripetizione di quella tragedia. Infatti sono solo una ventina i paesi che hanno accettato di aderire, mentre alcuni come l’Italia cercano di tenere il piede in due scarpe, partecipando come osservatori.

Leavitt ha risposto così alla domanda di commentare l’assenza del Vaticano: «Profondamente spiacevole, perché la pace non dovrebbe essere una questione di parte, politica o controversa». Quindi ha aggiunto: «Naturalmente l’amministrazione vorrebbe che tutti gli invitati partecipassero. Il Board of peace avrà il compito di sovrintendere alla ricostruzione di un territorio piagato da violenza, stragi, povertà per troppo tempo. Questo presidente ha un piano molto ambizioso e coraggioso, e una visione per ricostruire Gaza. È un’organizzazione legittima con decine di paesi da tutto il mondo, dunque è spiacevole».

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La Santa Sede ormai è diventata una delle poche istituzioni che continuano a difendere i propri principi, davanti alle pressioni di Trump. Una posizione che imbarazza la Casa Bianca, anche perché Leone è il primo papa americano e il vice presidente Vance si professa cattolico agostiniano. Però sul Board of peace, che si riunirà domani alle 10 per un’ora in quello che un tempo si chiamava lo United States Institute of Peace, ma oggi è intitolato a Trump, i dubbi non sono limitati al Vaticano. Secondo Leavitt appena una ventina di paesi ha accettato di aderire e verranno stanziati 5 miliardi di dollari per la ricostruzione di Gaza, contro i 70 che sarebbero necessari secondo le stime dell’Onu. La Germania ha annunciato che parteciperà come osservatore, ma solo con un alto funzionario del ministero degli Esteri, a differenza dell’Italia che manderà il ministro Tajani. La Francia, durante la riunione dei rappresentanti permanenti presso l’Ue, ha espresso «critiche molto esplicite» alla Commissione per la decisione di inviare come osservatrice la commissaria per il Mediterraneo Dubravka Suica. Parigi si è lamentata per la procedura, perché l’esecutivo non ha chiesto un mandato formale del Consiglio.

Anche la Russia però resta dubbiosa, secondo la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova: «Su indicazione della leadership del Paese, in relazione all’invito pervenuto al presidente della Russia a entrarne a far parte, la nostra posizione su questa questione è in fase di elaborazione, anche tenendo conto delle posizioni dei nostri partner in Medio Oriente».

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