✕

La tentazione di inviare l’ambasciatore al Board for peace, poi la decisione. Tajani: “Vado io”

La premier Giorgia Meloni

 

Ascolta l'audio

Esecutivo in difficoltà per l’Europa che diserta. Ma la premier sente il vice e conferma la presenza per un segnale agli Usa
2 minuti di lettura

"Andrò io a Washington a rappresentare l'Italia come osservatrice in questa prima riunione del Board of Peace per essere presenti nel momento in cui si parla e si prendono decisioni per la ricostruzione di Gaza e sul futuro della Palestina". Lo ha confermato stamattina il ministro degli Esteri Antonio Tajani da Tirana.

La notizia della missione del vicepremier era arrivata ieri in serata. La prima idea era di procedere con un ulteriore downgrade della delegazione italiana incaricata di partecipare domani alla prima riunione del controverso panel composto da Donald Trump: non la premier Giorgia Meloni e nemmeno il ministro degli Esteri. Un semplice diplomatico, probabilmente l’ambasciatore negli Stati Uniti, Marco Peronaci.

«Mandare un ambasciatore a Washington per il Board of peace? Ne stiamo ancora discutendo». Ammetteva lo stesso ministro alle cinque meno venti, imboccando l’uscita centrale di Montecitorio, direzione Senato, a domanda di Repubblica.

All’ora di cena, però, arriva il…

"Andrò io a Washington a rappresentare l'Italia come osservatrice in questa prima riunione del Board of Peace per essere presenti nel momento in cui si parla e si prendono decisioni per la ricostruzione di Gaza e sul futuro della Palestina". Lo ha confermato stamattina il ministro degli Esteri Antonio Tajani da Tirana.

La notizia della missione del vicepremier era arrivata ieri in serata. La prima idea era di procedere con un ulteriore downgrade della delegazione italiana incaricata di partecipare domani alla prima riunione del controverso panel composto da Donald Trump: non la premier Giorgia Meloni e nemmeno il ministro degli Esteri. Un semplice diplomatico, probabilmente l’ambasciatore negli Stati Uniti, Marco Peronaci.

«Mandare un ambasciatore a Washington per il Board of peace? Ne stiamo ancora discutendo». Ammetteva lo stesso ministro alle cinque meno venti, imboccando l’uscita centrale di Montecitorio, direzione Senato, a domanda di Repubblica.

All’ora di cena, però, arriva il contrordine. A sciogliere il nodo è una telefonata tra il vicepremier e la stessa Meloni, di ritorno dalla cerimonia dell’anniversario dei patti lateranensi. «Antonio, vai tu», l’input della presidente del consiglio. Al varo di questa para-Onu privata, alle dirette dipendenze di The Donald, l’Italia dunque ci sarà con il numero due dell’esecutivo. Scelta politica. Non condivisa dal grosso delle cancellerie europee, da Parigi a Berlino. Con il rango di ministri degli Esteri, ad ora, hanno confermato la presenza solo Cipro, Slovacchia e Repubblica Ceca. Roma si accomoderà comunque al tavolo del tycoon con un ruolo minore, «Paese osservatore». Postazione che, come hanno annotato i nostri diplomatici nei report riservati delle ultime ore, non darà al nostro Paese «la possibilità di intervenire né di votare su eventuali risoluzioni del Board che potrebbero essere adottate, ma solo di partecipare alle sessioni di dibattito».

Meloni fino all’ultimo non ha voluto strappare con l’amministrazione Maga. Sarebbe volata in prima persona a Washington, se l’avesse seguita almeno uno dei big europei. Ma da Emmanuel Macron a Friedrich Merz, il grosso degli inviti dagli Usa non è stato accettato. A quel punto il governo, come detto, ha valutato persino l’opzione minima: mandare un ambasciatore. Fino alla retromarcia serale. Obiettivo: rammendare i rapporti con gli Usa, sfilacciati dopo le tensioni sulla Groenlandia e i soldati italiani in Afghanistan, insultati da Trump, che con il nostro Paese non si è mai scusato, al contrario di quanto fatto con i britannici.

In questa traiettoria di riavvicinamento, dalla cerchia di Meloni non escludono un bilaterale proprio con il presidente Usa, domenica a Milano. Non dipende dalla politica, ma dallo sport: se gli atleti americani dell’hockey su ghiaccio arriveranno alla finale, l’inquilino della Casa bianca potrebbe montare sull’Air Force One e raggiungere i Giochi. L’organizzazione è già stata allertata. Una decisione si prenderà dopo la semifinale di venerdì (oggi si disputano i quarti). Meloni domenica volerà al Nord in ogni caso, per partecipare alla chiusura delle olimpiadi, all’Arena di Verona: i ministri sono già stati informati.

Il cruccio del Board innervosisce anche i rapporti tra il governo e il Vaticano. Ai piani alti dell’esecutivo non sono passate inosservate le parole di Pietro Parolin sulle «perplessità» legate all’ingresso nel panel. Il tema, secondo fonti informate, è stato affrontato nel chiuso di Palazzo Borromeo, durante l’anniversario dei patti lateranensi, nella seconda parte del bilaterale, quella dedicata agli esteri, con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Mentre nella prima riunione, estesa solo all’esecutivo, si è parlato di politica interna. Anche di referendum, dopo le sortite di diversi vescovi che hanno irritato il governo. «Ma la Santa Sede non fa campagna elettorale», la rassicurazione a porte chiuse.

Leggi i commenti