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Mattarella presiederà il plenum Csm. Il Colle preoccupato per i toni troppo alti sul referendum

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella 

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Il presidente della Repubblica ha più volte ribadito di non voler essere tirato per la giacchetta
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Stamane Mattarella presiederà il plenum Csm. Sarà una breve dichiarazione. In mattinata ha informato il vicepresidente Pinelli della sua decisione.

Tirato per la giacchetta da più parti, come un arbitro chiamato a sedare il rodeo di una campagna elettorale che assomiglia al dopopartita di Inter-Juve, la sua posizione Sergio Mattarella l’ha espressa l’11 gennaio, in una nota fatta pervenire all’Huffington Post: «È fortemente auspicabile che ci si astenga dal tentativo, comunque vano e improduttivo, di cercare di arruolare il presidente della Repubblica in uno schieramento o semplicemente in una posizione politica». Era accaduto che uno dei promotori del sì, l’ex parlamentare di Forza Italia Andrea Cangini, aveva riesumato un vecchissimo intendimento, espresso nel 1997 dall’allora parlamentare Mattarella, a favore del doppio Csm, per ipotizzarne il voto a favore. Ma il referendum del 22 e 23 marzo è un’altra storia, dentro un altro tempo, e ad ogni modo nessuno saprà mai cosa voterà il …

Stamane Mattarella presiederà il plenum Csm. Sarà una breve dichiarazione. In mattinata ha informato il vicepresidente Pinelli della sua decisione.

Tirato per la giacchetta da più parti, come un arbitro chiamato a sedare il rodeo di una campagna elettorale che assomiglia al dopopartita di Inter-Juve, la sua posizione Sergio Mattarella l’ha espressa l’11 gennaio, in una nota fatta pervenire all’Huffington Post: «È fortemente auspicabile che ci si astenga dal tentativo, comunque vano e improduttivo, di cercare di arruolare il presidente della Repubblica in uno schieramento o semplicemente in una posizione politica». Era accaduto che uno dei promotori del sì, l’ex parlamentare di Forza Italia Andrea Cangini, aveva riesumato un vecchissimo intendimento, espresso nel 1997 dall’allora parlamentare Mattarella, a favore del doppio Csm, per ipotizzarne il voto a favore. Ma il referendum del 22 e 23 marzo è un’altra storia, dentro un altro tempo, e ad ogni modo nessuno saprà mai cosa voterà il presidente della Repubblica.

Che poi sia preoccupato per i toni sovraeccitati è facile immaginarlo, anche perché siamo arrivati al punto che il Guardasigilli Carlo Nordio, il padre della riforma, ha accostato l’attività del Csm a «un meccanismo para-mafioso». Le tensioni si sono acuite dopo che i sondaggi danno il no in forte rimonta, e manca ancora più di un mese alle urne. Già lo scorso 7 febbraio si era visto costretto a difendere la Cassazione («bisogna rispettare le sue decisioni»), dopo che il capogruppo alla camera di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, aveva attaccato l’istituzione, prendendosela in un video sui social con i giudici che avevano accolto il ricorso dei 15 giuristi volto a riformulare il quesito. «Vai a vedere e scopri che un giudice, non voglio fare il nome di Donatella Ferranti, era un deputato del Pd, un altro giudice tra qualche giorno andrà a un bel convegno per il no, un altro giudice ancora ha scritto qualche tempo fa che bisogna essere contro il sorteggio». Quel giorno il capo dello Stato, sentita la premier Giorgia Meloni, aveva dato il suo via libera a riapprovare il quesito nel consiglio dei ministri, senza che questa modifica portasse a un rinvio del voto, proprio come chiedeva palazzo Chigi. Eppure, ore dopo, Bignami, aveva cannoneggiato contro i giudici, costringendo il Quirinale a intervenire.

Per il resto giudicare le campagne elettorali non rientra tra le prerogative di un Capo dello Stato. In questi undici anni il Colle ha ribadito più volte che le toghe sono indipendenti. Parlando ai magistrati tirocinanti lo scorso 19 gennaio aveva ricordato: «Le garanzie di autonomia e indipendenza della magistratura sono indiscutibili, proprio perché funzionali ad assicurare che le decisioni siano adottate secondo diritto e non in base a ragioni esterne. Per rendere effettiva tale indipendenza la Costituzione ha scelto il modello del governo autonomo della magistratura».

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