ROMA – Il più convinto è il sondaggista Antonio Noto: la politicizzazione, i toni aspri, financo i colpi sotto la cintura vanno a vantaggio del fronte del no al referendum del 22 e 23 marzo. La ragione sta nell’identikit dell’astensionista potenziale: «Nelle ultime settimane – spiega – stiamo registrando addirittura un calo dell’affluenza rispetto all’inizio della campagna: i più demotivati sono proprio gli elettori moderati di centrodestra».
È questo, secondo Noto, a spingere verso l’alto le stime dei voti contrari al ddl Nordio, in confronto alle prime rilevazioni. Guardando alle cifre più recenti dell’istituto: il no si attesta al 47%, il sì sfiora il 53%, ma è in calo di sei punti rispetto a gennaio. SWG per il Tg La7 dà persino una perfetta parità degli schieramenti: 38% a testa, 24% gli indecisi. Numeri che hanno messo in allarme la presidente del Consiglio: Palazzo Chigi ha affidato tre nuove rilevazioni a Tecnè, con una delibera anticipata da Open e consultabile sul Portale a…
ROMA – Il più convinto è il sondaggista Antonio Noto: la politicizzazione, i toni aspri, financo i colpi sotto la cintura vanno a vantaggio del fronte del no al referendum del 22 e 23 marzo. La ragione sta nell’identikit dell’astensionista potenziale: «Nelle ultime settimane – spiega – stiamo registrando addirittura un calo dell’affluenza rispetto all’inizio della campagna: i più demotivati sono proprio gli elettori moderati di centrodestra».
È questo, secondo Noto, a spingere verso l’alto le stime dei voti contrari al ddl Nordio, in confronto alle prime rilevazioni. Guardando alle cifre più recenti dell’istituto: il no si attesta al 47%, il sì sfiora il 53%, ma è in calo di sei punti rispetto a gennaio. SWG per il Tg La7 dà persino una perfetta parità degli schieramenti: 38% a testa, 24% gli indecisi. Numeri che hanno messo in allarme la presidente del Consiglio: Palazzo Chigi ha affidato tre nuove rilevazioni a Tecnè, con una delibera anticipata da Open e consultabile sul Portale appalti e trasparenza dei contratti pubblici. Valore dell'incarico: 146mila euro, 120mila euro netti.
Come leggere la crescita del no? «Non si tratta di elettori che passano dall’una all’altra parte», argomenta Noto. Sono invece cittadini che «si allontanano dalle urne, lasciando spazio a chi è più convinto». Chi vuole bocciare la riforma sulla magistratura per esprimere il proprio dissenso verso l’esecutivo: «Tra chi sceglie il no – spiega il fondatore di Noto sondaggi – la motivazione del voto contro il governo, lo si vive un po’ come se fosse un’elezione politica».
Concorda Roberto Weber, presidente dell’Istituto Ixè: «Questa volta credo che la spinta verso messaggi più viscerali pagherà di più per il centrosinistra». Con una precisazione: «Al momento il rumore di fondo rende incerte le stime sull’affluenza, i dati sono oscillanti».
E tuttavia, l’ipotesi che uno scontro infiammato possa allontanare gli elettori meno partigiani trova invece scettici Lorenzo Pregliasco e Alessandra Ghisleri. Per il fondatore di YouTrend, «la realtà è che i confronti pacati sui temi, tanto invocati, interessano solo a piccole minoranze di appassionati del genere», mentre «il grosso dell’opinione pubblica si muove se percepisce che c’è una posta in gioco più grande rispetto alla separazione delle carriere». E dunque, non è detto che il clima surriscaldato scoraggi gli indecisi: «La politicizzazione, nel complesso, aiuta la partecipazione al voto perché lo rende più sentito politicamente».
La presidente di Euromedia Research gira la domanda: «Cosa si intende per moderati? Chi lo è – dice Ghisleri – in teoria non si fa prendere dalle parti politiche e rimane ancorato ai contenuti della riforma». È lì soprattutto che si gioca la partita dei favorevoli: «Il sì ha più difficoltà perché deve entrare nel merito del provvedimento, proporre una prospettiva concreta: più complicato perché si tratta di offrire una visione, non un vantaggio immediato».
Su un punto, però, i sondaggisti sono in sintonia: un maggiore coinvolgimento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarebbe un game changer: «Berlusconi – ricorda Noto – riusciva a rimontare anche di 5 punti negli ultimi giorni di campagna, l’elettorato di centrodestra ha bisogno di vedere che il leader ci mette la faccia». I rischi sono alti quanto i potenziali benefici: per la premier vorrebbe dire giocarsi, politicamente, l’osso del collo. «Se ti esponi in prima persona e perdi, a quel punto perdi tu», rimarca Pregliasco: «È un ginepraio tattico». Da sciogliere a stretto giro: «Dal 2018 – spiega Ghisleri – vediamo quanto tutto si giochi negli ultimi quindici giorni prima del voto».