«Ci saremo ma non come partecipanti e nemmeno come osservatori». Per spiegare l’imbarazzo che sta accompagnando la scelta della Commissione europea di inviare un proprio rappresentante alla prima riunione a Washington del Board of Peace, basta ascoltare queste parole di un portavoce di Palazzo Berlaymont.
Un imbarazzo che, in realtà, a Bruxelles è piuttosto trasversale. Perché l’iniziativa di Donald Trump piace soltanto alla destra. E anche il Ppe, il partito di Ursula von der Leyen, del Cancelliere tedesco Friedrich Merz ma anche di Forza Italia, guarda all’incontro “trumpiano” con diffidenza se non esplicita contrarietà. Del resto se persino il segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin, ne prende le distanze, questa scelta non può che avere conseguenze su un partito che si richiama espressamente al profilo cristiano e che guidato da un Cristiano-Democratico come il tedesco Manfred Weber.
Ma soprattutto le parole sferzanti pronunciate da Merz contro gli Usa lo scorso weekend e…
«Ci saremo ma non come partecipanti e nemmeno come osservatori». Per spiegare l’imbarazzo che sta accompagnando la scelta della Commissione europea di inviare un proprio rappresentante alla prima riunione a Washington del Board of Peace, basta ascoltare queste parole di un portavoce di Palazzo Berlaymont.
Un imbarazzo che, in realtà, a Bruxelles è piuttosto trasversale. Perché l’iniziativa di Donald Trump piace soltanto alla destra. E anche il Ppe, il partito di Ursula von der Leyen, del Cancelliere tedesco Friedrich Merz ma anche di Forza Italia, guarda all’incontro “trumpiano” con diffidenza se non esplicita contrarietà. Del resto se persino il segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin, ne prende le distanze, questa scelta non può che avere conseguenze su un partito che si richiama espressamente al profilo cristiano e che guidato da un Cristiano-Democratico come il tedesco Manfred Weber.
Ma soprattutto le parole sferzanti pronunciate da Merz contro gli Usa lo scorso weekend e la scelta di respingere l’invito statunitense hanno di fatto collocato l’Europa su una linea di critica alla Casa Bianca. E infatti la scelta di inviare la Commissaria croata Dubravka Suica è stata ufficialmente legata solo al suo portafoglio: il Mediterraneo. Insomma una vera e propria dissociazione ammantata con un velo di diplomazia. Non solo non ci sarà von der Leyen, ma nemmeno uno dei sei vicepresidenti della Commissione.
E ieri l’esecutivo europeo ha dovuto puntualizzare ulteriormente il senso della missione di Suica: da limitare solo alla ricostruzione di Gaza. «Siamo sempre stati chiari sul fatto — ha ribadito una portavoce — che stiamo facendo tutto il possibile per sostenere il processo di pace in Medio Oriente, per sostenere i bisogni dei cittadini a Gaza e per appoggiare gli sforzi di ricostruzione. Questo è anche il quadro di riferimento della decisione di far partecipare la commissaria Suica al punto specifico relativo a Gaza e alla sua ricostruzione nell’ambito del Board of Peace».
Dei “grandi” Paesi Ue che si affacciano sul Mediterraneo, poi, solo l’Italia sarà presente a Washington. Accompagnata da Grecia e Cipro. Una situazione che sta creando qualche difficoltà anche al ministro degli Esteri del nostro Paese, Antonio Tajani, che è anche uno dei vicepresidenti proprio del Ppe.
E infatti il titolare della Farnesina, al di là delle dichiarazioni pubbliche, ha fatto di tutto per evitare il viaggio a Washington. Per non schierarsi in dissenso con la linea del suo partito europeo ma anche perché nessuno dei “Big” Ue sarà presente: non la Germania, non la Francia, non la Spagna. E l’Italia rischia così di essere associata all’Ungheria di Orbán (che infatti ha appena ricevuto il sostegno ufficiale da parte del Segretario di Stato Usa Marco Rubio) e alla Bulgaria. In un isolamento plastico rispetto agli equilibri dell’Unione. Ben descritto dalla posizione assunta appunto dai Popolari che non hanno mai disdegnato in questa legislatura un’intesa con la destra dell’Ecr di cui fa parte Fratelli d’Italia. Ma che stavolta si tengono ben lontani dall’assecondare un asse con i Conservatori. Confermando in questo caso una vicinanza con i Socialisti. Che ieri sono andati anche oltre nell’esplicitare la loro critica al Board of peace chiedendo alla Commissione «di spiegare chiaramente il mandato politico e la portata della sua partecipazione alla prima riunione del cosiddetto “Board of Peace” che si terrà a Washington giovedì prossimo». Ma se la linea di S&D che definisce il summit trumpiano «contro le regole internazionali consolidate e i processi guidati dalle Nazioni Unite» era abbastanza prevedibile, non lo era quella del Ppe.
E il caso potrebbe pure diventare nei prossimi giorni una spina dolente per von der Leyen e un problema per la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. È infatti allo studio del gruppo socialista la richiesta di discutere e votare sulla vicenda alla prossima sessione plenaria del Parlamento europeo. E il voto — con l’assenso del Ppe — potrebbe essere uno nuovo schiaffo alla presidente della Commissione e la certificazione dell’isolamento del governo italiano.