Non è improprio o esagerato sottolineare la straordinarietà dell’intervento pronunciato ieri – a sorpresa - dal capo dello Stato davanti al Consiglio superiore della magistratura per chiedere “rispetto” per le Istituzioni. Perché è stato lo stesso Mattarella a precisare di essere “consapevole che non è consueta la presenza del presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni”. Perché è vero che il capo dello Stato, secondo Costituzione, presiede il Csm, così come è a capo delle Forze Armate, ma normalmente lascia che il parlamentino dei magistrati sia guidato dal vicepresidente, così come non si mette a convocare generali per pianificare le attività dell’Esercito. Un ruolo defilato, che hanno quasi sempre rispettato anche i predecessori dell’attuale presidente, con alcune eccezioni che si collocano tutte in momenti di gravissima emergenza democratica.
Il più recente è l’intervento di Oscar Luigi Scalfaro, al…
Non è improprio o esagerato sottolineare la straordinarietà dell’intervento pronunciato ieri – a sorpresa - dal capo dello Stato davanti al Consiglio superiore della magistratura per chiedere “rispetto” per le Istituzioni. Perché è stato lo stesso Mattarella a precisare di essere “consapevole che non è consueta la presenza del presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni”. Perché è vero che il capo dello Stato, secondo Costituzione, presiede il Csm, così come è a capo delle Forze Armate, ma normalmente lascia che il parlamentino dei magistrati sia guidato dal vicepresidente, così come non si mette a convocare generali per pianificare le attività dell’Esercito. Un ruolo defilato, che hanno quasi sempre rispettato anche i predecessori dell’attuale presidente, con alcune eccezioni che si collocano tutte in momenti di gravissima emergenza democratica.
Il più recente è l’intervento di Oscar Luigi Scalfaro, all’indomani dell’attentato a Paolo Borsellino e la sua scorta (dopo quello di Giovanni Falcone). Erano giorni di sbandamento della Repubblica sotto il tritolo dei mafiosi e l’ex magistrato arrivò in Consiglio con un appello forte e accorato a non mollare, a non scoraggiarsi. Quasi urlando nel microfono, il democristiano Scalfaro chiuse con un’invocazione che venne resa famosa, anni dopo, dal procuratore di Milano Francesco Saverio Borrelli: “Resistere, resistere, resistere, perché siamo dalla parte della libertà! Resistere! Restiamo uniti, coraggio e avanti, la democrazia è più forte di quella violenza”.
Un altro capo dello Stato che fece muro a difesa della democrazia fu Sandro Pertini, durante i giorni terribili in cui le Brigate rosse colpivano senza pietà poliziotti, carabinieri e magistrati. Era stato abbattuto il procuratore Fedele Calvosa dalle Formazioni comuniste combattenti, insieme al suo autista e a un agente di custodia. Era 9 novembre del 1978 e il presidente partigiano entrò a palazzo dei Marescialli per portare la sua solidarietà: “Questa mi è parsa la sede più appropriata per manifestare la ferma determinazione dello Stato repubblicano, in tutte le sue espressioni, a non cedere a questo attacco spietato, che ha come fine ultimo l’annientamento della Repubblica democratica nata dalla Resistenza”. Parole forti, ma tutto sommato controllate rispetto al terribile furore quando due anni dopo, il 12 febbraio 1980, Pertini gridò il suo sdegno per il barbaro omicidio del vicepresidente Vittorio Bachelet per mano dei brigatisti Anna Laura Braghetti e Bruno Seghetti. “Non bisogna avere nessuna pietà per i vili assassini – tuonò Pertini -, perché sarebbe complicità usare pietismo nei confronti di costoro!”.
Pochi giorni prima Pertini era intervenuto a fianco di Bachelet per una seduta straordinaria, una delle ultime prima dell’assassinio. “Anche in quel caso - ha ricordato il figlio Giovanni Bachelet - c'era stato da parte di un parlamentare un attacco alla magistratura, in particolare a Magistratura Democratica, che era stata definita fiancheggiatrice delle Brigate Rosse. Il presidente Pertini decise di presiedere e il Consiglio di allora fece una unanime dichiarazione di solidarietà e di difesa dell'autonomia e indipendenza della magistratura”. Il parlamentare che attaccava le "toghe rosse" era l'andreottiano Claudio Vitalone, che meriterebbe non un articolo ma un libro a parte. Anche oggi i ministri Nordio e Piantedosi parlano di Brigate rosse, ma per fortuna di tutti sono solo parole in libertà.