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Rackete e il risarcimento a Sea Watch deciso dai giudici. Fact checking sulle inesattezze di Meloni

Carola Rackete 

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Tutto quello che non torna nel video della presidente del Consiglio contro le toghe del tribunale di Palermo
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È il 20 dicembre 2021 quando Carola Rackete, comandante della Sea Watch 3, viene prosciolta dal gip di Agrigento da tutte le pesantissime accuse (favoreggiamento dell’immigrazione irregolare e rifiuto di obbedienza a nave da guerra) per le quali due anni e mezzo prima era finita in manette a Lampedusa appena scesa dalla nave che, entrando in collisione con una motovedetta della Guardia di finanza, aveva forzato il blocco disposto dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini sbarcano i 53 migranti soccorsi in mare diversi giorni prima.

Comportamento legittimo, avevano poi deciso (con conferma della Cassazione) i giudici liberando la Rackete e riconoscendo come prioritario il dovere di soccorso in mare, soccorso che si conclude soltanto con lo sbarco delle persone nel porto sicuro più vicino.

È il 20 dicembre 2021 quando Carola Rackete, comandante della Sea Watch 3, viene prosciolta dal gip di Agrigento da tutte le pesantissime accuse (favoreggiamento dell’immigrazione irregolare e rifiuto di obbedienza a nave da guerra) per le quali due anni e mezzo prima era finita in manette a Lampedusa appena scesa dalla nave che, entrando in collisione con una motovedetta della Guardia di finanza, aveva forzato il blocco disposto dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini sbarcano i 53 migranti soccorsi in mare diversi giorni prima.

Comportamento legittimo, avevano poi deciso (con conferma della Cassazione) i giudici liberando la Rackete e riconoscendo come prioritario il dovere di soccorso in mare, soccorso che si conclude soltanto con lo sbarco delle persone nel porto sicuro più vicino.

E dunque, non è vero, come sostenuto ieri sera dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel nuovo video in cui accusa i giudici del tribunale di Palermo che hanno disposto il risarcimento danni per la Ong tedesca, che la Sea Watch “ era stata giustamente trattenuta e posta sotto sequestro". Anzi, è proprio questa la motivazione del risarcimento disposto dai giudici del tribunale di Palermo visto che, nonostante il proscioglimento di Carola Rackete e il pronunciamento della Cassazione che chiudevano la vicenda, la nave umanitaria rimase bloccata per sei mesi con il danno economico conseguente.

Giorgia Meloni, nuovo attacco ai giudici: "Risarcire Sea Watch? Decisione che lascia senza parole"

E allo stesso modo è dunque fuorviante l’interrogativo che pone Giorgia Meloni nel video in cui attacca i giudici, e cioè: “Ma il compito dei magistrati è quello di far rispettare la legge o quello di premiare chi si vanta di non rispettare la legge? “. I giudici che tra il 2019 e il 2022 si sono a più riprese occupati del caso Sea Watch hanno infatti ritenuto che il comportamento di Carola Rackete, al di là delle dichiarazioni di “disobbedienza civile” al blocco imposto dal governo, sia stato rispettoso proprio della legge vigente e delle convenzioni internazionali firmate dall’Italia che, per l’appunto, ritengono prevalente su tutto “l’adempimento del dovere di soccorso in mare” per il comandante di una nave.

Ma ecco esattamente cosa accadde nel braccio di ferro tra la Sea Watch e il governo allora presieduto da Giuseppe Conte, ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Il 12 giugno 2019 la Sea Watch 3 soccorre nel Mediterraneo 53 migranti ma subito arriva l’interdizione all’ingresso nelle acque territoriali firmata dai ministri dell’Interno, della Difesa e dei Trasporti, come previsto dal decreto-sicurezza Salvini bis poi abrogato . La nave resta bloccata in mare per una settimana, undici persone vengono portate a terra per urgenti motivi di salute, ma il 19 giugno Carola Rackete ritenendo la situazione a bordo non più gestibile decide di forzare il blocco e si avvicina al porto di Lampedusa dove le si para davanti una motovedetta della Guardia di finanza. La comandante procede ugualmente, la sua nave entra in rotta di collisione e tocca la motovedetta per fortuna senza conseguenze. Subito dopo l’ormeggio e lo sbarco dei migranti, Rackete viene arrestata a bordo con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e resistenza e violenza contro nave da guerra. Pochi giorni dopo il gip la libera e ritiene per altro carente la motivazione del provvedimento con cui era stato vietato l’ingresso alla nave in assenza di “specifiche ed individualizzanti situazioni di ordine e sicurezza pubblica che avrebbero potuto far ritenere pericoloso lo sbarco in Italia dei naufraghi”.

Ritenuto dunque dai giudici illegittimo il provvedimento ministeriale di interdizione delle acque italiane alla nave ( un orientamento consolidato che mette a rischio anche la nuova disciplina del blocco navale prevista nell’ultimo disegno di legge immigrazione del governo Meloni), per il tribunale di Palermo risulta ora altrettanto illegittimo il fermo della Sea Watch. Da qui il risarcimento di 76.000 euro ora disposto per la ong tedesca.

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