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Rivolta delle opposizioni: “Il video anti-magistrati di Meloni uno schiaffo al Colle”

La leader del Pd, Elly Schlein (ansa)

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Il Pd alla premier: “Sceneggiata da bulla”. Schlein: “Sconcertata”. Prodi: “Si calmi un po’”. Conte: sono preoccupati per il referendum
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ROMA – «Sconcertante». Non riesce a crederci, Elly Schlein. Quando l’avvertono che Giorgia Meloni, a ridosso dell’ora di cena, in tempo per i tg della sera, ha postato l’ennesima intemerata social contro i magistrati, la segretaria del Pd resta di sasso. Nel giorno in cui Sergio Mattarella presiede una riunione ordinaria del Csm per difendere l’organo costituzionale insolentito dal Guardasigilli, «la presidente del Consiglio decide di alzare il livello dello scontro istituzionale e punta dritto al Colle», si riflette al Nazareno.

Una sfida al cuore dello Stato da parte di chi gli equilibri fra i poteri dello Stato dovrebbe non solo rispettarli, ma garantirli. Pericolosa al punto da far scattare l’allarme rosso fra le opposizioni. «Ha paura di perdere il referendum ed è disposta a tutto» il ragionamento che rimbalza di chat in chat. Espresso in chiaro da Giuseppe Conte: «Hanno letto i sondaggi» che indicano un testa a testa «e sono fortemente preoccupati».

ROMA – «Sconcertante». Non riesce a crederci, Elly Schlein. Quando l’avvertono che Giorgia Meloni, a ridosso dell’ora di cena, in tempo per i tg della sera, ha postato l’ennesima intemerata social contro i magistrati, la segretaria del Pd resta di sasso. Nel giorno in cui Sergio Mattarella presiede una riunione ordinaria del Csm per difendere l’organo costituzionale insolentito dal Guardasigilli, «la presidente del Consiglio decide di alzare il livello dello scontro istituzionale e punta dritto al Colle», si riflette al Nazareno.

Una sfida al cuore dello Stato da parte di chi gli equilibri fra i poteri dello Stato dovrebbe non solo rispettarli, ma garantirli. Pericolosa al punto da far scattare l’allarme rosso fra le opposizioni. «Ha paura di perdere il referendum ed è disposta a tutto» il ragionamento che rimbalza di chat in chat. Espresso in chiaro da Giuseppe Conte: «Hanno letto i sondaggi» che indicano un testa a testa «e sono fortemente preoccupati».

Eccola la ragione per cui la premier «ricorre a espedienti e inventa fandonie», rincara Riccardo Ricciardi, capogruppo 5S alla Camera: «La vicenda Sea Watch, proprio come Garlasco e tante altre, non ha nulla a che fare con la cosiddetta riforma della giustizia». Non è che la solita tattica per alimentare la propaganda ed eccitare le tifoserie. Quello a cui allude pure Romano Prodi: «Direi che a Meloni manca moderazione. Stanno crescendo i toni. Di solito quando si è al potere da tempo cresce anche la sicurezza, ma lei sembra attaccare sempre di più», osserva il Professore, ospite a Otto e mezzo. «Il Paese ha bisogno di serenità, non può essere messo in tensione come fa ogni giorno la presidente del Consiglio. Sento che c’è inquietudine. Si calmi un po’ Meloni».

Giorgia Meloni, nuovo attacco ai giudici: "Risarcire Sea Watch? Decisione che lascia senza parole"

Una bonomia che i luogotenenti di Schlein virano però in indignazione. «La premier ci poteva risparmiare la solita sceneggiata da bulletta», avverte Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd: «Oltre che ai giudici, il suo è un attacco al presidente della Repubblica che al mattino aveva invocato rispetto per le istituzioni. La risposta giunta da Palazzo Chigi è inequivocabile e gravissima». Tanto più che «quando i magistrati assolvono Matteo Salvini lei applaude, quando assumono decisioni sgradite al governo sbraita. Un atteggiamento inaccettabile per chi guida il Paese». Inutile girarci intorno. «È l’ennesima aggressione contro i magistrati anche dopo l’appello di Mattarella», registra la capogruppo dem alla Camera Chiara Braga. Così sfacciata «da lasciare noi senza parole», rincara Francesco Boccia, facendo il verso a Meloni.

E pensare che all’ora di pranzo, dopo l’intervento del capo dello Stato a palazzo Bachelet, i segnali lanciati dalla maggioranza erano stati molto più che concilianti. Persino il ministro Carlo Nordio, sotto accusa per aver definito il Csm un «sistema para-mafioso», si era cosparso il capo di cenere. «Mi adeguerò», la promessa solenne: «Condivido al 101% quello che ha detto il presidente della Repubblica». Senza tuttavia rinunciare ad auto-assegnarsi delle attenuanti: «Certo, ci sono stati momenti in cui mi hanno dato del piduista, del revanchista, addirittura contiguo con la camorra... E allora qualche reazione magari c’è». Ma il senso era chiaro: giusto darsi una calmata. Non solo a destra, però.

«Tutti devono abbassare i toni», aveva precisato il vicepremier Antonio Tajani, «a iniziare dai magistrati che hanno incarichi di grande responsabilità come il procuratore Gratteri, che ha usato un linguaggio non consono al ruolo che ricopre». Una chiamata in correità per scaricare anche sugli avversari — giudici e opposizioni — la responsabilità di un clima incandescente. E infatti: «In questi giorni ci sono state frasi infelici sia dal fronte del sì che dal fronte del no», aveva rilanciato il ministro Zangrillo. Con il Carroccio a spingersi addirittura oltre, sposando in toto il monito del Quirinale: «L’autorevole richiamo al rispetto e alla moderazione di Mattarella è pienamente condiviso dalla Lega, tanto che un simile appello era già stato pronunciato da Salvini. Siamo convinti che i toni eccessivi facciano male al sì».

A sera, tuttavia, il video-j’accuse di Meloni sulla Sea Watch cambia di nuovo le carte in tavola. Tutto in poche ore. E addio moderazione.

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