Una settimana dopo Bari. Ma, soprattutto, due anni dopo la sentenza “tana liberi tutti” con cui le Sezioni Unite della Cassazione – era il 18 gennaio 2024 – stabilirono che il saluto romano non è reato se il gesto avviene in un contesto puramente commemorativo e che costituisce invece reato (apologia del fascismo) solo se vi è un concreto pericolo di riorganizzazione del partito fascista. Ovvero – quest’ultima circostanza – ciò che, per paradosso, è stato il verdetto dei giudici di Bari. Insomma: se non è un rompicapo, poco ci manca. Anche perché le sentenze, sui saluti romani, continuano a essere di segno opposto: ma tant’è.
Il proscioglimento dei 29 militanti di CasaPound deciso dal gup di Roma per il saluto romano del 7 gennaio 2024 ad Acca Larentia ha un primo significato: è il riflesso della controversa sentenza della Cassazione di due anni fa. Una sentenza, per semplificare, che attribuisce importanza al “contesto”. Ad Acca Larentia si commemorano tre militanti morti? Ecco. Tant…
Una settimana dopo Bari. Ma, soprattutto, due anni dopo la sentenza “tana liberi tutti” con cui le Sezioni Unite della Cassazione – era il 18 gennaio 2024 – stabilirono che il saluto romano non è reato se il gesto avviene in un contesto puramente commemorativo e che costituisce invece reato (apologia del fascismo) solo se vi è un concreto pericolo di riorganizzazione del partito fascista. Ovvero – quest’ultima circostanza – ciò che, per paradosso, è stato il verdetto dei giudici di Bari. Insomma: se non è un rompicapo, poco ci manca. Anche perché le sentenze, sui saluti romani, continuano a essere di segno opposto: ma tant’è.
Il proscioglimento dei 29 militanti di CasaPound deciso dal gup di Roma per il saluto romano del 7 gennaio 2024 ad Acca Larentia ha un primo significato: è il riflesso della controversa sentenza della Cassazione di due anni fa. Una sentenza, per semplificare, che attribuisce importanza al “contesto”. Ad Acca Larentia si commemorano tre militanti morti? Ecco. Tanto basta per disegnare il contesto. E dunque – questo il filo del giudizio – quelle centinaia di braccia tese dopo la chiamata del “presente!” fascista da parte del capo e fondatore di CasaPound Gianluca Iannone (c’era anche lui tra i 29 imputati prosciolti, insieme al portavoce Luca Marsella), vanno bene. Fascisti e neofascisti festeggiano, ovvio. Così come esultarono quando appunto il 18 gennaio di due anni fa gli ermellini segnarono un punto a loro favore “smarcando” dalla punibilità il tradizionale saluto nazifascista che Mussolini insegnò ad Hitler.
Nei giorni degli attacchi delle destre contro la magistratura in vista del referendum sulla giustizia, ecco dunque che la magistratura torna improvvisamente presentabile. “Il giudice ha recepito le indicazioni delle sezioni unite e ha riconosciuto il valore unicamente commemorativo della cerimonia”, canta vittoria l’avvocato Domenico Di Tullio, legale di CasaPound e tra i finanziatori del movimento. Insomma: quella giustizia che per i camerati a giorni alterni diventa “toghe rosse”, “nemica del popolo” e ”corporazione da riformare”, quando arriva il proscioglimento di massa la si può dunque ringraziare. Nelle stesse ore c’è chi grida allo schiaffo, l’ennesimo, alla memoria storica e allo spirito della XII disposizione transitoria della Costituzione repubblicana. Uno schiaffo intollerabile. In democrazia, si sa, le sentenze si possono commentare, ma si rispettano.
Una riflessione viene però spontanea. La si può agganciare proprio al pronunciamento della Cassazione: non quello di oggi; quello del 2024 di cui il proscioglimento dei 29 camerati è figlio diretto. La finalità commemorativa, ok. Ma dietro la vetrina della finalità commemorativa, per chiunque assista alla parata nera di Acca Larentia, c’è – plasticamente – un gesto apologetico e propagandistico del fascismo e del nazismo. È quel braccio teso che decine di sentenze hanno punito e ancora puniscono. È quel braccio teso che, di suo, è un chiarissimo rimando a ideologie di odio e violenza. Qui dovrebbe cascare l’asino. Per i giudici il saluto impropriamente detto romano è reato se – oltre ad esserci il pericolo che venga riorganizzato il partito fascista – c’è l’intento di incitare all’odio e alla violenza. Ora: a meno che non le si voglia considerare un incitamento alla pace, all’amicizia e alla tolleranza, quelle centinaia di braccia che si tendono alla chiamata del “presente!” all’ombra di una croce celtica sono un caso di specie, evidente, di incitamento all’odio e alla violenza.
Punti di vista? Forse. Ma il significato di quel gesto è inequivocabile. Provate a immaginare, oggi, una scena come quella che ogni anno si ripete indisturbata ad Acca Larentia “delocalizzata” in una strada o una piazza di Berlino. Le braccia tese come faceva Hitler, gli estremisti disposte per file militari, il feroce grido nostalgico che squarcia il silenzio della sera e nessuno che interviene perché tutto è regolarmente autorizzato. Provateci e immaginate l’effetto (e le conseguenze). Poi fate memoria di un fatto: CasaPound - il movimento neofascista che ha in mano e gestisce Acca Larentia – occupa da 22 anni un edificio del Demanio nel cuore di Roma. Sono passati dieci governi e i neofascisti abusivi sono ancora lì. Da quel palazzo dove i camerati raccontano (mentendo) vivano decine di persone fragili – sono sei su 60: due minori e quattro persone affette da disabilità; la verità è in via Napoleone ci abitano capi e capetti di CPI e famiglie amiche – da quel palazzo ogni 7 gennaio partono intruppati in corteo i “neri” che gridano “presente!” ad Acca Larentia riportando l’estetica della capitale d l’Italia indietro a 100 anni fa. Gli è permesso, non li puniscono, li lasciano fare. E quando hanno finito ritornano in un edificio dal quale nessuno ancora li ha sgomberati. Tana liberi tutti.