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L’Ue vuole un ente sulla produttività. Brunetta lo annette al Cnel

Renato Brunetta, presidente Cnel (ansa)

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Bruxelles aveva chiesto nel 2016 un comitato autonomo. Il presidente prima scioglie quello esistente. Poi lo trasforma in un’appendice del Consiglio che lui presiede
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ROMA – Brunetta ci ricasca. Nel suo ruolo di bulimico presidente del Cnel, organo costituzionale, questa volta attrae anche il Comitato nazionale per la produttività. Istituzione raccomandata dall’Europa dieci anni fa e rimasta a lungo ignorata dal Paese che più ne avrebbe bisogno. Soltanto che Bruxelles chiede un ente «obiettivo e neutrale». L’ex ministro berlusconiano, designato al Cnel dal governo Meloni, lo trasforma nell’ennesima appendice del suo potere: di fatto un “mini Cnel”. In attesa del bollino Ue.

La lettera di addio

La storia parte da una lettera in pdf inviata come allegato mail a sette professori italiani, tutti grandi esperti di produttività, scelti da Carlo Altomonte, consigliere esperto del Cnel nominato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Lettera datata 2 febbraio 2026 e firmata in calce da Brunetta con un corsivo a penna gigante: Grazie! Peccato che quel grazie coincida con lo sciogli…

ROMA – Brunetta ci ricasca. Nel suo ruolo di bulimico presidente del Cnel, organo costituzionale, questa volta attrae anche il Comitato nazionale per la produttività. Istituzione raccomandata dall’Europa dieci anni fa e rimasta a lungo ignorata dal Paese che più ne avrebbe bisogno. Soltanto che Bruxelles chiede un ente «obiettivo e neutrale». L’ex ministro berlusconiano, designato al Cnel dal governo Meloni, lo trasforma nell’ennesima appendice del suo potere: di fatto un “mini Cnel”. In attesa del bollino Ue.

La lettera di addio

La storia parte da una lettera in pdf inviata come allegato mail a sette professori italiani, tutti grandi esperti di produttività, scelti da Carlo Altomonte, consigliere esperto del Cnel nominato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Lettera datata 2 febbraio 2026 e firmata in calce da Brunetta con un corsivo a penna gigante: Grazie! Peccato che quel grazie coincida con lo scioglimento del comitato che per un anno e mezzo aveva lavorato gratuitamente, producendo il primo Rapporto sulla produttività italiana, presentato anche in sede europea e apprezzato dal Comitato di politica economica dell’Ue.

«Una lettera contraddittoria: complimenti e ringraziamenti, però poi scioglie il board», racconta Giuseppe Nicoletti, uno dei sette professori, ex capo della divisione Politiche strutturali dell’Ocse. «Nessuno era stato avvertito che il mandato fosse temporaneo. È stato offensivo per persone con reputazione scientifica internazionale».

Il punto è che la decisione era già presa. Il nuovo Comitato nazionale per la produttività — 16 membri: di cui otto consiglieri esperti del Cnel nominati dal Quirinale, due dal governo Meloni, altri quattro esterni scelti da Brunetta, un rappresentante di Bankitalia e un altro di Istat, i due vice di Brunetta e altri due consiglieri Cnel — viene approvato dal Consiglio di presidenza il 14 gennaio e formalizzato con decreto del presidente Brunetta il 27 gennaio. Solo dopo, il 2 febbraio, parte la mail di saluto ai professori. Il risultato è un organismo interno al Cnel, presieduto dallo stesso Brunetta. E non proprio scevro dalla politica.

Il nodo dell’indipendenza

La raccomandazione del Consiglio Ue, datata 2016, chiede però esplicitamente consigli nazionali di produttività indipendenti, capaci di produrre analisi tecniche senza interferenze politiche. Nicoletti parla di «rischio di perdita di legittimità europea», sostenendo che «il disegno sembra quello di internalizzare il board: trasformarlo in un organismo del Cnel, che però non può essere considerato indipendente come richiede Bruxelles».

Fonti Cnel respingono la critica. Sostenendo che la fase precedente fosse «sperimentale» e che il nuovo assetto, «con la maggioranza di membri nominati dal Quirinale eleva ulteriormente il grado di indipendenza e il rigore accademico» garantendo «una distanza dalle dinamiche politiche contingenti».

Una ricostruzione che alimenta il paradosso: il primo board, composto da accademici scelti proprio per la loro autonomia scientifica, viene sciolto dopo aver prodotto un rapporto approvato all’unanimità dall’assemblea stessa del Cnel. Per crearne un altro con una presidenza politica e una composizione mista.

Gli azzardi di Brunetta

«Situazione desolante», sintetizza Nicoletti. «Abbiamo lavorato per rendere il board italiano credibile a livello europeo e tutto viene liquidato senza spiegazioni». Con un grande grazie scritto a penna. E un piccolo terremoto istituzionale ancora tutto da chiarire. Brunetta ci è abituato. Dal rapporto sul salario minimo firmato Cnel che è servito alla premier Meloni per affossare la proposta delle opposizioni. Allo stipendio personale alzato da 240 a 311 mila euro senza avvertire nessuno. Rientrato, dopo il richiamo proprio di Meloni.

La risposta del Cnel

In relazione all’istituzione del Comitato nazionale per la produttività in Italia, il CNEL ritiene doveroso fornire alcune precisazioni volte a ristabilire il corretto inquadramento di un percorso istituzionale di alta valenza strategica. La Raccomandazione UE 2016/C 349/01, pur definendo i criteri per la composizione dei board sulla produttività, è stata oggetto di interpretazioni estremamente diversificate tra i vari Stati membri e, in Italia, è rimasta inattuata fino al 2025. È stato il CNEL, nell’esercizio della propria piena autonomia e in virtù della sua natura di organo di rilievo costituzionale caratterizzato dalla più ampia terzietà, a farsi carico dell’implementazione di tale organismo che veniva sollecitata dall’UE.

In una prima fase, di natura sperimentale, la Presidenza del CNEL ha delegato al Consigliere esperto nominato dal Presidente della Repubblica, Carlo Altomonte, il compito di individuare una rosa di ricercatori, successivamente nominati per comporre il primo nucleo tecnico scientifico del Board, con il criterio di avvantaggiarsi in tempi rapidi di un know how già consolidato, anche in virtù di esperienze in organismi omologhi in altri Paesi. La validità di tale metodo e l'imparzialità dei lavori sono state confermate dai fatti: il primo report prodotto è stato approvato all’unanimità dall’Assemblea del CNEL, segnando un momento di convergenza totale tra tutte le parti sociali e i rappresentanti del mondo economico, del volontariato e degli esperti.

Esaurito tale mandato sperimentale con la presentazione del primo rapporto, la naturale prosecuzione dei lavori ha ricondotto a un assetto strutturale ancor più solido e partecipato, approvato all’unanimità dal Consiglio di presidenza del CNEL in data 14 gennaio 2026, finalizzato a elevare ulteriormente il grado di indipendenza e il rigore accademico all’interno del perimetro istituzionale. Tale evoluzione vede oggi il coinvolgimento diretto dell’intero corpo dei consiglieri esperti — otto di nomina del Presidente della Repubblica e due di nomina della Presidenza del Consiglio — unitamente al collegio di esperti operante in seno al CNEL (quattro figure di alto profilo a titolo gratuito) e ai rappresentanti designati da Istat e Banca d’Italia. Questa architettura istituzionale garantisce al Comitato nazionale per la produttività del CNEL una caratura scientifica e una distanza dalle dinamiche politiche contingenti che ne fanno un modello di riferimento in linea con le migliori prassi internazionali.

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