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Dazi, domande e risposte sulle mosse di Trump. La strada dei ricorsi per riavere le tariffe

La Corte Suprema di Washington (reuters)

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Dopo la bocciatura della Corte Suprema, il presidente ha fatto ricorso alla Sezione 122 per imporre nuovamente il 15%. Ma, avvertono i legali, si rischia di nuovo il caos a luglio
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Che armi ha impugnato Trump per rispondere alla Corte?

Ha fatto ricorso alla Sezione 122 del Trade Act del 1974, spiegano Jeremy Maltby e Irene Picciano dello studio Portolano Cavallo. Le merci europee esportate negli Usa non sono più soggette alla tariffa reciproca Ieepa (l’International emergency economic powers act del 1977 sull’emergenza nazionale), ma al nuovo sovrapprezzo fisso indicato prima al 10 e poi al 15 per cento. Ci sono esenzioni: metalli, carne bovina, pomodori, farmaceutici tra le altre. Restano poi le tariffe della Sezione 232 su acciaio e alluminio.

È il quadro definitivo?

No: è una misura temporanea in vigore 150 giorni, fino al 24 luglio, a meno che non venga prorogata dal Congresso. Nel frattempo, Trump ha incaricato il rappresentante commerciale di avviare indagini sulle pratiche commerciali sleali.

Che armi ha impugnato Trump per rispondere alla Corte?

Ha fatto ricorso alla Sezione 122 del Trade Act del 1974, spiegano Jeremy Maltby e Irene Picciano dello studio Portolano Cavallo. Le merci europee esportate negli Usa non sono più soggette alla tariffa reciproca Ieepa (l’International emergency economic powers act del 1977 sull’emergenza nazionale), ma al nuovo sovrapprezzo fisso indicato prima al 10 e poi al 15 per cento. Ci sono esenzioni: metalli, carne bovina, pomodori, farmaceutici tra le altre. Restano poi le tariffe della Sezione 232 su acciaio e alluminio.

È il quadro definitivo?

No: è una misura temporanea in vigore 150 giorni, fino al 24 luglio, a meno che non venga prorogata dal Congresso. Nel frattempo, Trump ha incaricato il rappresentante commerciale di avviare indagini sulle pratiche commerciali sleali.

Cosa accadrà dopo?

La soluzione più probabile è la Sezione 301 del Trade Act del 1974, che autorizza l’imposizione di dazi sui Paesi che attuano pratiche commerciali sleali. Richiede vari passaggi formali ed è possibile un vuoto normativo, quando il sovrapprezzo del 15% cadrà a luglio: rischia di essere fonte di notevoli perturbazioni commerciali.

Si parla di oltre 130 miliardi di rimborsi: come funzionano?

È un processo complesso e incerto, la Corte Suprema non l’ha affrontato. Ci sono due strade: ricorrere alle procedure amministrative doganali o alla Corte del commercio internazionale per contestare la legittimità delle tariffe Ieepa già riscosse. Prima della sentenza della Corte Suprema, l’agenzia federale delle dogane (Cbp) ha sostenuto che il calcolo e la riscossione delle tariffe Ieepa non erano soggetti a ricorsi. Se l’amministrazione mantiene questa posizione, potrebbe essere necessario adire la Corte del commercio internazionale, come già fatto da circa 2mila importatori, tra cui diverse importanti aziende italiane, prima della decisione di venerdì.

I produttori italiani possono chiederli?

Sì, se hanno una filiale statunitense come importatore ufficiale che ha pagato i dazi. Se condividono i costi con gli importatori, potrebbero recuperare parte dei rimborsi: dipende dai contratti.

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