ROMA – Ci hanno pure provato a cercare un nome alternativo. Hanno pensato e ripensato, rovistando a lungo tra i ranghi del centrodestra. Solo non l’hanno trovato. Non c’era nessuno che avesse gli stessi titoli, pari competenza, una qualche chance di successo. E alla fine sono stati costretti a scegliere l’unico in grado di vincere: la gara europea prima, mondiale poi, difficilissime entrambe.
Manca poco a mezzogiorno quando Antonio Tajani, in missione a Bruxelles, svela la sorpresa: «L’Italia ha deciso di candidare Maurizio Martina alla guida della Fao». I giornalisti, convocati per il punto stampa, devono farselo ripetere di nuovo. È vero che Martina ha lasciato da oltre un lustro la politica per andare a lavorare nell’organizzazione delle Nazioni Unite specializzata in alimentazione, dove fa il vicedirettore generale, ma si tratta pur sempre di uno che è stato deputato, ministro, vice e addirittura segretario del Pd, ancorché reggente per pochi mesi. Ha scalato tutti i gradini de…
ROMA – Ci hanno pure provato a cercare un nome alternativo. Hanno pensato e ripensato, rovistando a lungo tra i ranghi del centrodestra. Solo non l’hanno trovato. Non c’era nessuno che avesse gli stessi titoli, pari competenza, una qualche chance di successo. E alla fine sono stati costretti a scegliere l’unico in grado di vincere: la gara europea prima, mondiale poi, difficilissime entrambe.
Manca poco a mezzogiorno quando Antonio Tajani, in missione a Bruxelles, svela la sorpresa: «L’Italia ha deciso di candidare Maurizio Martina alla guida della Fao». I giornalisti, convocati per il punto stampa, devono farselo ripetere di nuovo. È vero che Martina ha lasciato da oltre un lustro la politica per andare a lavorare nell’organizzazione delle Nazioni Unite specializzata in alimentazione, dove fa il vicedirettore generale, ma si tratta pur sempre di uno che è stato deputato, ministro, vice e addirittura segretario del Pd, ancorché reggente per pochi mesi. Ha scalato tutti i gradini del più grande partito della sinistra. E la destra, si sa, preferisce premiare i fedelissimi.
Eppure il governo ha capito che per avere qualche speranza, non poteva che indicare lui. Lo fa intendere Francesco Lollobrigida, il titolare dell’Agricoltura in trasferta con il capo della Farnesina: «Oggi all’AgriFish presenteremo la sua candidatura, ce ne saranno probabilmente altre, ma noi chiederemo una posizione unitaria dell’Europa rispetto a altri esponenti altrettanto autorevoli a livello mondiale perché crediamo che Martina abbia ben rappresentato l’Italia. E noi l’abbiamo sempre sostenuto, pur avendo una storia politica differente dalla nostra». Parole stupefacenti. Ma non per chi conosce il dossier.
A suggerire al ministro quel nome è stato infatti il suo capo di gabinetto, Raffaele Borriello, che con l’ex esponente dem aveva collaborato ai tempi dei governi Renzi e Gentiloni. E quando l’ex cognato l’ha proposto alla premier, neppure Giorgia Meloni ha avuto nulla da ridire. Anzi. Dalla sua Martina ha un atout importante: già al vertice Fao, è l’under 50 europeo più alto in grado. Può dunque partire avvantaggiato. Anche sul competitor più temibile: l’irlandese Phil Hogan, 66 anni, ex commissario all’Agricoltura con Junker e al Commercio nel primo von der Leyen. La decisione è attesa entro l’anno: la compattezza dell’Ue, che non esprime il direttore dell’organismo da mezzo secolo, è necessaria per battere gli sfidanti degli altri continenti alle urne del giugno ‘27.
Unanime per una volta il plauso. Non solo da parte delle maggiori associazioni di categoria, da Coldiretti alla Cia. Di «straordinaria opportunità per l’Italia» parla Elly Schlein, confidando che «il governo opererà con determinazione affinché diventi condivisa a livello europeo» e garantendo il suo «sostegno convinto». Che però dovrà essere «largo e trasversale», avverte il capodelegazione Nicola Zingaretti, pronto a fare proseliti. Anche se a giudicare dalle reazioni entusiaste di FI — «Con Martina l’Italia punta sul merito» — i popolari sembrano già arruolati.
Intanto il diretto interessato ringrazia il governo e guarda avanti: «Inizia ora un lungo percorso di confronto, l’unità europea sarà decisiva». Ci provano gli ex bossiani del Patto per il Nord a rovinare la festa: «Anche Zaia ha fatto il ministro dell’Agricoltura e avrebbe meritato una chance, ma il centrodestra, o più probabilmente Salvini, gli ha preferito un esponente di sinistra». Forse un po’ poco per preoccuparsi.