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Referendum, Fini: “L’appello di Mattarella non è stato ascoltato a sufficienza”

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L’ex leader di An alla presentazione del libro di Italo Bocchino con la numero due di FdI Arianna Meloni e il presidente del Senato Ignazio La Russa
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Gianfranco Fini si allontana schivo mentre si disperde la folla di entusiasti meloniani accorsi alla presentazione del nuovo libro agiografico di Italo Bocchino, “Giorgia, la figlia del popolo”. Guest star sul palchetto della Galleria Sordi di Roma: il presidente del Senato Ignazio La Russa e la sorella della premier, Arianna Meloni. L’apice del potere di Fratelli d’Italia.

Fini, che quel potere l’ha rappresentato più di un decennio fa, seguito da un codazzo di simpatizzanti ed ex compagni di militanza (gli si avvicinano tutti con la stessa frase: “Ma ti ricordi…?”), scansa con cortesia i giornalisti. “Nessuna dichiarazione”. Eppure, a una domanda non resiste, una cosa ha voglia di dirla. Quando gli si chiede che cosa pensa di questa campagna referendaria fatta di colpi sotto la cintura – tra “gli indagati che votano sì” e “Putin che voterebbe no” – l’ex presidente della Camera fa uno sguardo sconsolato: “Penso quello che pensano tutti”. O meglio, precisa parlando con Repubblica: “Pen…

Gianfranco Fini si allontana schivo mentre si disperde la folla di entusiasti meloniani accorsi alla presentazione del nuovo libro agiografico di Italo Bocchino, “Giorgia, la figlia del popolo”. Guest star sul palchetto della Galleria Sordi di Roma: il presidente del Senato Ignazio La Russa e la sorella della premier, Arianna Meloni. L’apice del potere di Fratelli d’Italia.

Fini, che quel potere l’ha rappresentato più di un decennio fa, seguito da un codazzo di simpatizzanti ed ex compagni di militanza (gli si avvicinano tutti con la stessa frase: “Ma ti ricordi…?”), scansa con cortesia i giornalisti. “Nessuna dichiarazione”. Eppure, a una domanda non resiste, una cosa ha voglia di dirla. Quando gli si chiede che cosa pensa di questa campagna referendaria fatta di colpi sotto la cintura – tra “gli indagati che votano sì” e “Putin che voterebbe no” – l’ex presidente della Camera fa uno sguardo sconsolato: “Penso quello che pensano tutti”. O meglio, precisa parlando con Repubblica: “Penso quello che ha detto il capo dello Stato”.

Riferimento al richiamo pronunciato la settimana scorsa da Sergio Mattarella, presiedendo eccezionalmente il plenum del Csm (pochi giorni prima definito da Nordio “paramafioso”): “Serve rispetto tra le istituzioni”. Un appello, dice l’ex leader di Alleanza nazionale, “non ascoltato in misura sufficiente”.

Parole misurate ma chiare. Poco prima, nel corso della presentazione, non si era sottratto all’autocritica nemmeno il presidente del Senato La Russa: “Su questa campagna referendaria ci sono state una serie di esagerazioni, provocazioni, fake news, falli di reazione per contrastare le provocazioni, io avrei voluto la verità”. Ovvero una discussione “sul merito della riforma”. E se vince il no? La seconda carica dello Stato non si straccia le vesti: “E se vince il no, vince il no”. Più amara la numero due di Fratelli d’Italia Arianna Meloni: “Se vince il no, non arriveranno le cavallette, ma si perderà un'occasione”.

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