Un plico con documenti potenzialmente decisivi richiesto dai pm italiani per un’inchiesta su omicidi, attentati e riciclaggio di denaro. In via Arenula non lo aprono, forse non lo ricevono, fatto sta che il plico torna al mittente.
La vicenda riguarda una rogatoria internazionale inviata dalla procura di Prato alla Repubblica popolare cinese attraverso gli uffici del ministero. Un’indagine delicata, che tocca interessi criminali, rapporti tra Stati e una guerra economica interna alla comunità cinese in Europa. La risposta di Pechino, evento raro, arriva a Roma. E da Roma torna indietro.
A Prato è in corso una guerra tra gruppi imprenditoriali cinesi per il controllo di un settore che sembra marginale ma muove milioni: produzione di grucce per abiti, logistica, trasporti. Un conflitto antico, diventato violento dal giugno 2024, con proiezioni in tutta Europa. Tentati omicidi, incendi, estorsioni. Un’escalation che ha colpito aziende in Francia e Spagna. Un incendio a Parigi, un pacco e…
Un plico con documenti potenzialmente decisivi richiesto dai pm italiani per un’inchiesta su omicidi, attentati e riciclaggio di denaro. In via Arenula non lo aprono, forse non lo ricevono, fatto sta che il plico torna al mittente.
La vicenda riguarda una rogatoria internazionale inviata dalla procura di Prato alla Repubblica popolare cinese attraverso gli uffici del ministero. Un’indagine delicata, che tocca interessi criminali, rapporti tra Stati e una guerra economica interna alla comunità cinese in Europa. La risposta di Pechino, evento raro, arriva a Roma. E da Roma torna indietro.
A Prato è in corso una guerra tra gruppi imprenditoriali cinesi per il controllo di un settore che sembra marginale ma muove milioni: produzione di grucce per abiti, logistica, trasporti. Un conflitto antico, diventato violento dal giugno 2024, con proiezioni in tutta Europa. Tentati omicidi, incendi, estorsioni. Un’escalation che ha colpito aziende in Francia e Spagna. Un incendio a Parigi, un pacco esplosivo ad Aulnay-sous-Bois, un rogo devastante a Madrid, nell’area industriale di Cobo Calleja.
Da qui la richiesta di Prato. Con la risposta di Pechino spedita a Roma. Destinatario: il ministero della Giustizi, Direzione generale della giustizia penale. Ma la consegna non sarebbe mai andata a buon fine. Il plico sarebbe stato respinto e rispedito in Cina. A quel punto da Pechino sarebbe partita una richiesta di chiarimenti: conferma dell’indirizzo, indicazione di un numero telefonico di riferimento, segnalazione di una persona di contatto. Un passaggio formale che però ha avuto l’effetto di bloccare tutto. Perché quella risposta, di fatto, non risulta agli atti degli investigatori.
Il dato è semplice: la Cina sostiene di aver inviato gli elementi richiesti. In Italia, però, quegli atti non risultano pervenuti. Il cortocircuito arriva in un momento delicato. Negli stessi mesi, infatti, si apre il fronte dell’intrusione informatica nei sistemi del Viminale, con l’ipotesi che dati sensibili su migliaia di appartenenti alla Digos siano finiti in mani ostili. Un’indagine che ha fatto salire la tensione nei rapporti bilaterali. Così, mentre sul piano politico si parlava di cooperazione su droga, cybercrime e criminalità organizzata, sul piano operativo si registrava uno stallo. Le attività congiunte rallentano, i canali si raffreddano, le interlocuzioni diventano più caute.
La rogatoria di Prato resta al centro.. Senza quegli atti, una parte dell’indagine resta monca. E il punto ora è anche un altro: che fine abbiano fatto i documenti cinesi.