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Referendum, Mantovano: “Csm area dell’impunità dove si premiano i magistrati sciatti e negligenti”

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La frecciata del sottosegretario a Giorgio Parisi: “Lascio cadere le obiezioni sul sorteggio declinato per i premi Nobel. Anche se in qualche caso il dubbio viene”. Bachelet: “Maldestro, millanta appoggi della Chiesa al Sì”
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Se il confronto doveva tornare sereno, come da monito arrivato dal Colle, la meta sembra ancora lontana. Il Consiglio superiore della magistratura ancora nel mirino della destra meloniana: tratteggiata come “area di impunità” per le toghe e addirittura di “premio alla sciatteria e alla negligenza”. Sono parole del sottosegretario Alfredo Mantovano. Che, toni calmi, e anzi con un filo di umorismo, accende la platea di professori ex magistrati ed ex politici, tutta schierata per il sì al Pio Sodalizio dei Piceni, martedì sera nel cuore di Roma, per l’incontro organizzato da una rete di comitati cattolici, cui partecipano anche Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte costituzionale, Stefano Ceccanti, di 'Sinistra per il sì', l’ex ministro pd Giuseppe Fioroni e l’ex procuratore generale della Cassazione Luigi Salvato, con esponenti del comitato filo-governativo “Sì riforma”.

“Io non ci starei a cantare le glorie nei secoli del Csm. Di quello attuale e di quelli precedenti”, ta…

Se il confronto doveva tornare sereno, come da monito arrivato dal Colle, la meta sembra ancora lontana. Il Consiglio superiore della magistratura ancora nel mirino della destra meloniana: tratteggiata come “area di impunità” per le toghe e addirittura di “premio alla sciatteria e alla negligenza”. Sono parole del sottosegretario Alfredo Mantovano. Che, toni calmi, e anzi con un filo di umorismo, accende la platea di professori ex magistrati ed ex politici, tutta schierata per il sì al Pio Sodalizio dei Piceni, martedì sera nel cuore di Roma, per l’incontro organizzato da una rete di comitati cattolici, cui partecipano anche Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte costituzionale, Stefano Ceccanti, di 'Sinistra per il sì', l’ex ministro pd Giuseppe Fioroni e l’ex procuratore generale della Cassazione Luigi Salvato, con esponenti del comitato filo-governativo “Sì riforma”.

“Io non ci starei a cantare le glorie nei secoli del Csm. Di quello attuale e di quelli precedenti”, taglia corto Mantovano. Nel mirino c’è la sezione disciplinare, le cui funzioni – se passasse il sì alla riforma – passerebbero totalmente alla futura Alta Corte disciplinare, organo non presieduto dal presidente della Repubblica, che attualmente è invece garante dei lavori di Palazzo Bachelet. Mantovano, rispondendo alle domande di Antonio Polito, tira fuori degli appunti e declina i casi specifici di “soli tre magistrati, ma potrei farne molti di più”: senza nominarli, indica le mancanze a loro imputate e il modo in cui sarebbero stati “salvati durante la valutazione di professionalità”, a fronte di pesanti ritardi nel deposito di atti e di “gravi dimenticanze”, come “lasciare in carcere una persona per 322 giorni in più”. «È stato osservato, nel valutarne la laboriosità, la diligenza, la capacità, che si è trattato di un unico episodio. Sarà unico per lui, ma all’imputato gli ha segnato la vita». Poi ecco un’altra beneficiata, una giudice che ha depositato i suoi provvedimenti spesso con ritardo, fino a 475 giorni. «Valutazione sempre positiva. Anche lì viene rilevato che i ritardi non hanno inciso».

La sezione disciplinare del Csm quindi come luogo “di impunità” perché la gran parte di chi finisce sotto accusa, attacca ancora il sottosegretario di Palazzo Chigi, “subisce come unica sanzione la censura. Sapete cos’è la censura? L’equivalente, per usare un paragone calcistico, di quando l’arbitro mette la mano alla tasca e ti indica il cartellino giallo. ‘La prossima volta che lo fai, ti tocca l’ammonizione, insomma non lo fare più’. Ecco perché io non guardo alle comparazioni sull’attività del disciplinare, lasciano il tempo che trovano”, sottolinea Mantovano, con chiaro riferimento alle statistiche che i togati dello stesso Csm, con il vicepresidente Fabio Pinelli, avevano opposto negli scorsi mesi alle generiche accuse di “giustizia blanda e domestica” già rivolte dal ministro Nordio. Nessun riferimento, tuttavia, ad altri magistrati campioni di ritardi, imputati per gravi contestazioni, che in queste settimane fanno campagna per il sì accanto al comitato “benedetto” da Palazzo Chigi.

Mantovano liquida poi con un’alzata di spalle le altre obiezioni. “A parte che il presidente della Repubblica non ha mai presieduto la sezione disciplinare, trovo intollerabile – sostiene Mantovano - sentire che l’Alta Corte servirà a condizionare magistrati che hanno emesso sentenze o svolto inchieste non gradite. Non entrerà nel merito: per quello esistono le impugnazioni. Servirà invece a sanzionare i magistrati negligenti, distratti, sciatti che non hanno in nessuna considerazione neanche i fondamentali della deontologia”.

Mantovano non è meno affilato contro le critiche sul sorteggio. “Sento dire che nessuno si sceglierebbe i medici con il sorteggio. Ma questi signori non sono mai stati in un pronto soccorso? Lascerei stare poi la battuta: e se si estraessero a sorte i premi Nobel ?… Anche se qualche dubbio nei confronti di qualcuno viene”. Una frecciata diretta verosimilmente al fisico Giorgio Parisi (che aveva diffuso un video in cui diceva espressamente: “Vorreste che i premi Nobel fossero scelti estraendoli a sorte tra tutti gli scienziati? Ecco. Io voto no"). Il sottosegretario lancia poi un messaggio chiaro ai cattolici. I quali, sostiene, “voteranno sì alla riforma perché puntano alla realizzazione di una giustizia coerente con i principi della dottrina sociale della Chiesa”. Teorema che irrita non poco il fronte del no, e i credenti impegnati nella battaglia per fermare la riforma Nordio-Meloni. “Maldestro il tentativo di utilizzare la propria appartenenza ecclesiale per giustificare la propria scelta referendaria”, reagisce il (cattolico) presidente del comitato del No-società civile, Giovanni Bachelet. Che cita le sagge parole di suo padre, alla vigilia del referendum sul divorzio: “Con tanta fraternità per tutti, confesso che il ‘Gott mit uns’, che si potrebbe tradurre per l’occasione Dio vota per noi, mi lascia perplesso, tanto nello schieramento del sì, quanto in quello del no” poiché “si tratta di un dibattito su una scelta civile per la quale è interpellata la mia coscienza cristiana, ma si realizza nel libero confronto di ogni contributo”. E quindi, è il richiamo, “noi resistiamo alla tentazione di utilizzare le autorevoli dichiarazioni del cardinal Zuppi e della rivista Aggiornamenti sociali dei gesuiti per appoggiare una causa della quale mi prendo la responsabilità da cittadino e da cristiano”, sottolinea Bachelet, “sorridendo rispetto a chi millanta un inesistente appoggio della Chiesa italiana al sì al referendum”.

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