Con l'ampliamento del conflitto mediorientale, soprattutto verso l'Iran, "non può escludersi un innalzamento - anche in Europa e in Italia - del rischio terrorismo, soprattutto rispetto a target israeliani o statunitensi". È quanto emerge dalla Relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza, secondo cui "la propaganda jihadista potrebbe, in modo opportunistico, strumentalizzare" il conflitto che coinvolge Teheran, "invocando un 'jihad globale' contro il 'comune nemico' occidentale". "In prospettiva futura - avvertono gli analisti - è probabile che le principali sigle del terrorismo internazionale affineranno sempre di più la capacità di 'capitalizzare' le crisi in atto, alimentando ulteriormente un trend che, a oggi, le vede declinare i propri messaggi istigatori in modo strumentale rispetto alle loro agende. L'interconnessione tra i diversi quadranti di crisi rischia di amplificare la proiezione esterna della minaccia, incluso verso l'Europa e l'Italia".
Crescono i rischi per l’Ue da Hamas
E ancora. Rileva l'Intelligence nella Relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza: "La propaganda terroristica nel 2025 ha registrato un aumento rispetto all'anno precedente quanto alla diffusione di contenuti jihadisti" e "continua a dimostrarsi efficace nello sfruttare il protrarsi delle tensioni connesse ai teatri di crisi e nell'intercettare le vulnerabilità". Come "la crisi di Gaza, l'instabilità del contesto iraniano, le fragilità del teatro siriano, l'espansione di gruppi terroristici sia nel continente africano sia nel quadrante afghano" abbiano "già avuto, ciascuna con diversi livelli d'intensità, un impatto sul livello della minaccia".
Con riferimento alla crisi di Gaza, "sono stati numerosi gli appelli veicolati a condurre attacchi in Europa specialmente contro quartieri ebraici e ambasciate 'ebraiche e crociate'". E "sono aumentati i rischi derivanti dalle attività di Hamas su suolo europeo, soprattutto per il coinvolgimento nella circolazione di armi e in possibili progettualità ostili contro obiettivi israeliani ed ebraici". Anche la 'crisi sistemica' del continente africano "costituisce ancora un terreno fertile per l'espansione delle articolazioni territoriali di Daesh e al-Qaida, ed espone gli assetti europei e nazionali presenti nell'area a possibili azioni ostili. La propaganda di Daesh ha recentemente iniziato a concentrarsi maggiormente anche sulla Libia, considerata 'porta d'accesso’ per raggiungere l'Europa meridionale e intraprendere il jihad contro i 'vicini interessi crociati'". Mentre lo stesso quadrante afghano "continua a rappresentare il principale safe haven per numerosi gruppi jihadisti nazionali e transnazionali".
Terrorismo, Intelligence: “Si abbassa età radicalizzazione”
"Dalle indagini condotte sul territorio nazionale nei confronti degli ambienti accelerazionisti, ma anche di quelli contigui all'estremismo di matrice jihadista, emerge una chiara tendenza all'abbassamento dell'età dei soggetti coinvolti. La quota dei minorenni è in costante crescita, così come è in aumento il numero di soggetti infra-quattordicenni che si posizionano anche in stadi avanzatidi radicalizzazione"". È uno dei rischi più inquietanti segnalati dalla Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza presentata oggi.
"La tecnologia gioca un ruolo determinante nei processi di radicalizzazione giovanile - spiega l'Intelligence -. Questi ultimi, infatti, presentano, con frequenza crescente, una fase iniziale caratterizzata non dall'adesione a un'ideologia estremista, bensì dalla fascinazione per la violenza, alimentata da una progressiva desensibilizzazione rispetto ai contenuti violenti reperibili online, fruibili su piattaforme social mainstream anche in contesti non necessariamente estremisti. Nei casi in cui emergono forme di adesione a un'ideologia, queste in realtà non appaiono particolarmente strutturate, ma strumentali a giustificare, e per certi versi legittimare, il ricorso alla violenza". Ed anche "in considerazione dell'impatto che le piattaform esocial possono avere sulla psicologia degli utenti più giovani, è plausibile attendersi una maggior rilevanza di quei processi di radicalizzazione in cui la ricerca di un senso di appartenenza, nonchè di gratificazione e di riconoscimento da parte del gruppo, giocano un ruolo determinante. In questo quadro, è plausibile un rafforzamento della prospettiva nichilista, capace di conferire al compimento di atti violenti un'elevata intensità emotiva. Non è da escludere, quindi, la possibile attivazione - anche violenta - di soggetti radicalizzatisi in ambienti virtuali accelerazionisti, o caratterizzati da commistioni ideologiche, riconducibili a circuiti transnazionali".
Rizzi (Dis): “Il sentimento antiebraico spinge la minaccia terroristica”
"Il sentimento antiebraico è l'elemento dominante" della minaccia terroristica di tipo jihadista: "gli attentati a Bondi Beach in Australia e a Berlino coincidono con festività ebraiche", osserva il direttore del Dis, Vittorio Rizzi. Non solo. "La tecnologia è diventato il motore del cambiamento ed è anche uno dei principali fattori che incidono sulla sicurezza del Paese, accelerano la portata di ogni minaccia. Serve dunque una nuova postura per cogliere i segnali che si manifestano in maniera semore meno evidente – dice ancora il direttore del Dis, Vittorio Rizzi -La tecnologia è un acceleratore dei processi ma è anche una vulnerabilità. Serve la capacità di innovare se vogliamo essere uno Stato sovrano e democratico".
Per il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri - Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, Alfredo Mantovano, la sicurezza "è quella condizione che permette di non preoccuparsi dei pericoli" e questa situazione "è messa oggi in pericolo" dai cambiamenti tecnologici, osserva.
Tre scenari proposti se la Russia attaccasse la Nato nel 2035 secondo AI
Se la Russia attaccasse la Nato nel 2035 che scenari avremo? Risponde Rizzi: “Lo abbiamo chiesto all'intelligenza artificiale come farebbe un cittadino comune, ma con i nostri analisti, quindi con conoscenze diverse”. Gli "scenari" proposti sono stati tre: "Ibrido su Narva", "Blitz nei corridoi Suwalki", "Operazione marittima contro la Norvegia".
Migranti, flussi irregolari calati del 58% in due anni
Altro dossier caldo: i migranti. Per Rizzi sono "diminuiti i flussi di immigrazione irregolare del 3% nell'ultimo anno mentre, tra il 2023 e il 2025, c'è stato un calo del 58%. È una immigrazione di tipo economico e i flussi sono soprattutto via mare".
Rizzi: “Sul Giubileo impegno e risultati straordinari”
"Un impegno straordinario con risultati straordinari da parte della comunità dell'intelligence essendosi svolti tutti questi eventi nella più assoluta cornice securitaria". Così il Direttore generale del Dis, Vittorio Rizzi intervenendo alla presentazione della Relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza affrontando il tema del Giubileo e dell'anno che "ha portato in Italia pellegrini in tutta Italia, 33 milioni. Nel corso di questo anno ci sono stati altri 40 grandi eventi, cito uno per tutti il Giubileo dei Giovani".