“Non siamo in guerra”. Crosetto in Parlamento sull’Iran: Usa e Israele fuori dal diritto

“Non siamo in guerra”. Crosetto in Parlamento sull’Iran: Usa e Israele fuori dal diritto

Premier in radio: guardia altissima su ripercussioni sull’Italia. Tajani in aula: una nave a Cipro, chiusa per ora ambasciata a Teheran

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«Ma certo che è stata al di fuori del diritto internazionale». Sei giorni dopo le prime bombe di Israele e Usa piovute sull’Iran, il governo italiano condanna per la prima volta l’azione di Trump. Non è Giorgia Meloni a esporsi: la premier parla in radio, ma sul punto si tiene vaghissima. Sono i due ministri che riferiscono alle Camere a parlarne. Il primo è Antonio Tajani, ma la frase è più felpata, sfugge ai più: «Purtroppo sono anni che molte cose accadono al di fuori del diritto internazionale». Guido Crosetto invece è netto. Non è un intervento studiato, non legge dai fogli, è una risposta concitata, tra le strilla dell’opposizione. L’operazione Israele-Usa? «Certo che è stata al di fuori del diritto internazionale». Il titolare della Difesa difende pure l’esecutivo Meloni: «Lo stesso scenario ci sarebbe stato con un altro governo». Né quello italiano, né altri in Europa avrebbero potuto fermare Washington, è la tesi.

I due ministri parlano dalle dieci di mattina in poi, prima alla Camera, poi al Senato. Meloni aveva già anticipato il succo dei ragionamenti. Non in Aula, ma su Rtl 102.5. Per dire che «non siamo in guerra e non vogliamo entrarci». Certo, la premier ammette la preoccupazione per le «ripercussioni sull’Italia». Sul fronte interno, «è altissima la guardia» sui rischi di terrorismo. Condanna la «reazione scomposta degli iraniani» e spera in «una ripresa del negoziato», impossibile però se continuano a partire missili da Teheran. L’opposizione da giorni martella il governo su un altro chiodo: l’uso delle basi Usa nello Stivale. Meloni sostiene che in Italia sono in vigore gli stessi accordi della Spagna di Sanchez, «l’eroe» della sinistra, aggiunge poi Crosetto. Per ora, insiste la premier, non è arrivata alcuna richiesta da Washington. Quando sarà, «decideremo con il Parlamento», è la promessa. In ogni caso, saranno sfruttate solo per operazioni «di logistica, non cinetiche». Che traduce così: «Non di bombardamento». Ai paesi del Golfo invece spediremo aiuti. «Perché sono nazioni amiche e perché in quell’area ci sono decine di migliaia di italiani. Ed è vitale anche per gli approvvigionamenti».

In modo irrituale, via radio, la premier in sostanza “brucia” quasi tutto quello che Crosetto e Tajani ripeteranno dopo ai parlamentari. In Aula, il ministro della Difesa esprime i passaggi più drammatici. Descrive una situazione «sull’orlo dell’abisso». Gli effetti economici della guerra «entreranno nelle case di tutti». Tratteggia un’escalation globale, ricordando le pressioni dei nazionalisti russi su Putin, «per spingerlo a fare cose che nemmeno Putin vorrebbe fare». Evoca la «la nucleare tattica». Nell’esecutivo, Crosetto è tra i più critici con l’operazione americana e israeliana: parla di un attacco «partito all’insaputa del mondo», che «non abbiamo voluto» e «che ora ci si trova a gestire». L’Italia non avvisata? «Non siamo stati trattati peggio degli altri», sostiene.

La Difesa intanto ha innalzato al massimo il livello di protezione aerea nazionale, perché, così dice il ministro, «può succedere di tutto». Sono stati trasferiti centinaia di militari italiani di stanza nel Golfo: in Kuwait ne resteranno 82 su 321, tutti gli altri andranno in Arabia Saudita. Dove arriveranno anche 7 dei 10 soldati di stanza in Qatar. In Bahrein, tutti ritirati. E si vagliano «eventuali evacuazioni» dal Libano. In serata, Tajani annuncia che è stata chiusa «per sicurezza» la nostra ambasciata a Teheran, che era rimasta aperta durante la guerra del giugno scorso.

Mentre Meloni sente al telefono Volodymyr Zelensky, che in contemporanea viene nuovamente strigliato da Trump, le Camere approvano la risoluzione del centrodestra, che di fatto autorizza l’invio di sistemi di difesa nel Golfo, la protezione di Cipro (e di altri stati Ue se saranno colpiti), e pure le basi americane «ad accordi vigenti» che includono «fra l’altro attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico». La maggioranza vota qualche punto dei documenti di Azione, Iv e +Europa. La Lega avalla il pacchetto, ma ribadisce: «non partiranno aerei americani o alleati dalle basi italiane» per attaccare in Medio Oriente. I vannacciani? Votano sì, ma pungono FdI: «No a sudditanze».

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