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A Pescara si rivota per il sindaco ma solo in 23 sezioni, il centrosinistra spera nel ribaltone

Un seggio elettorale a Pescara (ansa)

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In 20mila alle urne l’8 e 9 marzo dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato l'esito del 2024 per violazioni "gravi e sostanziali" tra schede sparite ed errori. L’attuale primo cittadino Masci (centrodestra) a rischio ballottaggio contro lo sfidante Costantini
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Sorpresa a Pescara: domenica 8 marzo e lunedì 9 si rivota per il sindaco, ma solo in alcuni seggi, dopo l’annullamento parziale del voto del 2024. disposto dal Consiglio di Stato. Quindi sono richiamati al voto 13.957 elettori, dislocati in 23 delle 170 sezioni cittadine, quelle dove sono state rilevate violazioni “gravi e sostanziali” tra schede sparite, voti in più ed errori nella verbalizzazione delle schede.

Sul piano tecnico, il ritorno al voto è stato determinato dalla cosiddetta “prova di resistenza”, il criterio giuridico attraverso cui i giudici stabiliscono se le irregolarità riscontrate possano aver influenzato l’esito della consultazione. Nel caso di Pescara, il margine particolarmente ridotto — 472 voti dopo il riconteggio, appena sopra la soglia necessaria per evitare il ballottaggio — non ha consentito di escludere con un adeguato livello di certezza che l’annullamento delle operazioni nelle sezioni interessate dalle anomalie potesse incidere in modo rilevante sul risu…

Sorpresa a Pescara: domenica 8 marzo e lunedì 9 si rivota per il sindaco, ma solo in alcuni seggi, dopo l’annullamento parziale del voto del 2024. disposto dal Consiglio di Stato. Quindi sono richiamati al voto 13.957 elettori, dislocati in 23 delle 170 sezioni cittadine, quelle dove sono state rilevate violazioni “gravi e sostanziali” tra schede sparite, voti in più ed errori nella verbalizzazione delle schede.

Sul piano tecnico, il ritorno al voto è stato determinato dalla cosiddetta “prova di resistenza”, il criterio giuridico attraverso cui i giudici stabiliscono se le irregolarità riscontrate possano aver influenzato l’esito della consultazione. Nel caso di Pescara, il margine particolarmente ridotto — 472 voti dopo il riconteggio, appena sopra la soglia necessaria per evitare il ballottaggio — non ha consentito di escludere con un adeguato livello di certezza che l’annullamento delle operazioni nelle sezioni interessate dalle anomalie potesse incidere in modo rilevante sul risultato finale.

La consultazione limitata potrebbe risultare decisiva per il totale: se l’attuale sindaco Carlo Masci non dovesse superare il 50 per cento delle preferenze — sommando i voti delle altre 147 sezioni ritenute invece valide — si andrà al turno di ballottaggio in tutta la città, il 22 e 23 marzo, la data del referendum. In corsa per la carica di sindaco ci sono quattro nomi. Il primo è per l’appunto Masci, sostenuto da una coalizione di centrodestra, che nel 2024 prese il 51 per cento, venendo rieletto. Per il centrosinistra si ripresenta Carlo Costantini, che si era fermato al 34 per cento. A sfidare i due principali schieramenti ci sono poi il civico Domenico Pettinari (13 per cento) e Gianluca Fusilli (1,7 per cento), in campo con Stati Uniti d’Europa.

L’ultimo sondaggio commissionato dal Centro e da Rete8 diceva che la distanza tra il centrodestra e le opposizioni si starebbe accorciando. Per dare manforte a Masci è arrivata anche Arianna Meloni in città, dicendo che «oggi abbiamo la possibilità di fare la differenza, per Pescara e per la nazione». Due giorni fa c’è stato il faccia a faccia nella tv locale fra i quattro. Per l’opposizione Pescara è la città dei «gabbiani e dei ratti» che rovistano tra i rifiuti, segnata da una stangata fiscale senza precedenti. Diversa la rappresentazione di Masci, che parla invece di «un’altra Pescara» nata dal 2019 in poi, cioè da quando la governa lui: una città che colleziona primati e Bandiere blu dopo i divieti di balneazione del passato. Come al solito, il giudizio finale spetterà ai cittadini, perlomeno quelli che avranno voglia di tornare alle urne dopo questo inaspettato richiamo.

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