VENEZIA – «Questa riforma è contro la Costituzione e dice una cosa chiara: adesso vi facciamo vedere chi comanda. Si inserisce in un disegno più ampio che racconta una sete internazionale di potere e di controllo, dall’Ungheria di Orbán agli Usa di Trump. E serve a una destra italiana che pensa che prendere un voto in più alle elezioni vuol dire che non devi essere giudicato: che vuole decidere quali reati bisogna perseguire e quali magari un po’ meno, chi può fare il giudice e chi no, a seconda che gli piacciano o no le decisioni che ha preso».
Per il confronto a distanza con Giorgia Meloni e con l’adunata pro-sì di governo e destra a Milano, la segreteria dem Elly Schlein sceglie Campo Santa Margherita, il cuore giovane di Venezia a due passi dall’università di Ca’ Foscari. Scelta non casuale, per la leader del no: qui il ministro della Giustizia Carlo Nordio, da procuratore aggiunto, con l’inchiesta sulle tangenti per il Mose spazzò via la classe dirigente berlusconiana, a partire …
VENEZIA – «Questa riforma è contro la Costituzione e dice una cosa chiara: adesso vi facciamo vedere chi comanda. Si inserisce in un disegno più ampio che racconta una sete internazionale di potere e di controllo, dall’Ungheria di Orbán agli Usa di Trump. E serve a una destra italiana che pensa che prendere un voto in più alle elezioni vuol dire che non devi essere giudicato: che vuole decidere quali reati bisogna perseguire e quali magari un po’ meno, chi può fare il giudice e chi no, a seconda che gli piacciano o no le decisioni che ha preso».
Per il confronto a distanza con Giorgia Meloni e con l’adunata pro-sì di governo e destra a Milano, la segreteria dem Elly Schlein sceglie Campo Santa Margherita, il cuore giovane di Venezia a due passi dall’università di Ca’ Foscari. Scelta non casuale, per la leader del no: qui il ministro della Giustizia Carlo Nordio, da procuratore aggiunto, con l’inchiesta sulle tangenti per il Mose spazzò via la classe dirigente berlusconiana, a partire dall’allora governatore Giancarlo Galan, che non interrogò mai. Questa è però anche la città cosmopolita dove anni di disprezzo istituzionale per la cultura, testimoniato dalla mancanza di un assessore dedicato nella giunta del sindaco Luigi Brugnaro, presentano oggi il conto: alla Biennale e alla Fenice, i due scrigni della civiltà che ha generato la convivenza tra i popoli e il dialogo tra Occidente e Oriente. «Anni di scandali e di inchieste – dice Schlein – di una visione privata e personale del potere: un luogo simbolo per spiegare le ragioni del no a una riforma sbagliata che come dice Nordio non migliorerà la giustizia, ma demolirà i pesi e i contrappesi della nostra democrazia». A fine maggio le comunali e proprio dal doppio appuntamento referendum-elezioni parte l’attacco di Schlein contro «un governo che grida al complotto, ignorando che non è colpa dei giudici se scrive leggi che ne violano altre. Meloni dice che i giudici le impediscono di governare? Al massimo le impediscono di farlo violando le leggi: basta rispettarle, assieme alla Costituzione».
I riferimenti sono all’autonomia differenziata «demolita dalla Consulta», al ponte sullo Stretto «bloccato dalla Corte dei conti», a «quel miliardo speso per prigioni illegali e disumane in Albania, stoppate dalla Corte d’Appello di Roma». «È lo stesso sottosegretario Mantovano – dice la segretaria Pd – a dire che la riforma serve a riequilibrare i poteri tra politica e giustizia. Ed è Nordio a dire che se andremo al governo servirà anche a noi. Ma noi non vogliamo che ci serva e vogliamo essere controllati: la domanda è quando servirà agli italiani e quando questo governo farà qualcosa che serve davvero ai cittadini». Cuore della chiamata alle urne «per salvare la Costituzione antifascista e i poteri inviolabili del capo dello Stato», il più ampio disegno per «delegittimare istituzioni fondamentali come la magistratura, restandone poi orfani il giorno dopo il referendum». «Dall’autonomia differenziata – dice Schlein dopo aver espresso la sua solidarietà ai 37 lavoratori di un’azienda di Marghera licenziati perché sostituiti dall’intelligenza artificiale – il governo salta ora sulla cancellazione della separazione dei poteri, per passare poi a riforma elettorale e premierato: l’idea sono i pieni poteri». Solo un cenno al caso Bartolozzi «che non si è scusata e non si è dimessa dopo aver rivelato in tivù l’obbiettivo eversivo della riforma Nordio: togliere di mezzo la magistratura».
Per la segretaria dem la pezza della capo di gabinetto della Giustizia «è stata peggiore del buco: ha detto mi sono sbagliata, ne toglieremo di mezzo solo una parte, quella che non va bene al governo». E se «non chiederemo alla premier di dimettersi se vince il no perché vogliamo mandarla a casa vincendo le elezioni», così «non lascerò io se vincesse il sì». «Andrei avanti – dice Schlein – per costruire un’alternativa unitaria non contro la Meloni, ma che lavora sulle cose che vogliamo fare insieme”. Primo obiettivo: «Stoppare lo smantellamento mascherato della Costituzione e bloccare una riforma elettorale che consentirebbe a chi vince di scegliere da solo il capo dello Stato».