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Gas russo, il governo si spacca. Lite tra i vicepremier Salvini e Tajani sulle sanzioni

Il leader della Lega Matteo Salvini (ansa)

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Posizioni divergenti anche dentro il M5S. Appendino favorevole alla riapertura del canale energetico con Mosca. Conte dice no
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ROMA – Il governo si spacca sul ritiro delle sanzioni sul petrolio russo. Matteo Salvini insiste: serve la revoca, sulla scia di Trump. L’altro vicepremier, Antonio Tajani, che in queste ore si è raccordato al telefono con Giorgia Meloni, invece è «contrarissimo». La linea ufficiale dell’esecutivo è la seconda - e sarà ribadita dalla premier giovedì al consiglio europeo di Bruxelles - ma la faglia nel centrodestra si allarga. Volano gli stracci, anche davanti a microfoni e taccuini.

Per il capo leghista, il presidente americano Donald Trump «ha fatto bene ad allentare le sanzioni». Fino a ieri il Carroccio aveva chiesto all’Ue di cambiare rotta, non a Palazzo Chigi. Ieri, la svolta. Quella di Washington, dice Salvini a margine di un evento sul referendum a Ponte Milvio, è una «scelta pragmatica» che anche «Italia ed Europa» dovrebbero «prendere in considerazione». «Non si tratta di essere pro-Putin», si difende il ministro dei Trasporti. «Gli Stati Uniti stanno straguadagnando,…

ROMA – Il governo si spacca sul ritiro delle sanzioni sul petrolio russo. Matteo Salvini insiste: serve la revoca, sulla scia di Trump. L’altro vicepremier, Antonio Tajani, che in queste ore si è raccordato al telefono con Giorgia Meloni, invece è «contrarissimo». La linea ufficiale dell’esecutivo è la seconda - e sarà ribadita dalla premier giovedì al consiglio europeo di Bruxelles - ma la faglia nel centrodestra si allarga. Volano gli stracci, anche davanti a microfoni e taccuini.

Per il capo leghista, il presidente americano Donald Trump «ha fatto bene ad allentare le sanzioni». Fino a ieri il Carroccio aveva chiesto all’Ue di cambiare rotta, non a Palazzo Chigi. Ieri, la svolta. Quella di Washington, dice Salvini a margine di un evento sul referendum a Ponte Milvio, è una «scelta pragmatica» che anche «Italia ed Europa» dovrebbero «prendere in considerazione». «Non si tratta di essere pro-Putin», si difende il ministro dei Trasporti. «Gli Stati Uniti stanno straguadagnando, la Russia sta straguadagnando, la Cina il petrolio lo sta avendo uguale dall’Iran. Chi ne sta pagando le conseguenze siamo noi, così come per le sanzioni contro l’Ucraina». La Lega mette nel mirino le sanzioni a Mosca, a tutto tondo, non solo sul petrolio: «Da quattro anni a questa parte sento dire che le sanzioni avrebbero messo Putin in ginocchio nell’arco di poche settimane...».

A stretto giro di posta arriva la replica di Tajani, da un altro evento sulla giustizia alla stazione Tiburtina. Le sanzioni alla Russia «vanno assolutamente mantenute. Le parole di Salvini? È la sua opinione, io ho già detto quello che penso». Cioè che l’Italia «è stata tra i paesi promotori delle sanzioni alla Russia per spingere Mosca a un cessate il fuoco». Per il titolare degli Esteri, il governo continuerà a sostenere Kiev per fare in modo che «possa sedersi al tavolo» dei negoziati «non in condizioni di difficoltà». Anche sullo “stato di salute” del regime di Putin, l’analisi di Tajani è opposta a quella di Salvini: «In questo momento la Federazione russa è in difficoltà, non riesce a conquistare neanche una parte importante dell’Ucraina. Tanti sforzi, migliaia di morti, per non ottenere un grande risultato. Al di là della propaganda, dal punto di vista militare sta andando malissimo».

Amarcord gialloverde: un pezzo di M5S ha una posizione sovrapponibile a quella del Carroccio. Chiara Appendino chiede di «riaprire al gas russo per tutelare le famiglie». Ma non è la linea di Giuseppe Conte, secondo il quale «Trump sta facendo operazioni di bullismo commerciale e arroganza militare: e se gli andiamo dietro ci distruggerà tutti». Ad Appendino replica il leader dei Verdi, Angelo Bonelli: «Chi oggi chiede di riaprire al gas russo sbaglia. Le sanzioni a chi viola il diritto internazionale vanno rispettate. E lo stesso principio dovrebbe valere per Israele, che a Gaza ha portato avanti un genocidio».

Il grosso dell’opposizione ha gioco facile a incunearsi nella frattura della maggioranza. Il Pd parla di «governo allo sbando, privo di qualunque credibilità». Italia Viva paragona il governo a una «radio mal sintonizzata: su una frequenza c’è Salvini, sull’altra c’è Tajani, in mezzo Meloni sceglie la terza posizione, il silenzio».

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