ROMA – Il giorno della grande protesta contro McDonald’s in piazza di Spagna, Amedeo Avenale era già lì: neoassunto girava gli hamburger.
Quarant’anni dopo dov’è arrivato?
«Dopo una carriera tutta interna, gestisco, da imprenditore, dieci McDonald’s, dando lavoro a 500 dipendenti. Ora esce il racconto di quest’avventura: Ketchup nelle vene (Mondadori)».
Com’è iniziata?
«Un giorno, passando in piazza di Spagna, davanti all’ex ristorante Rugantino, vidi che stavano facendo dei lavori. Un operaio mi rivelò che stavano per aprire un McDonald’s. Lasciai il curriculum. Mi chiamarono».
Quanti anni aveva?
«Diciannove. Due anni prima era morto mio padre, d’infarto. Vengo da una famiglia di ristoratori. Ho iniziato a lavorare già a sedici anni: manovale, muratore, elettr…
ROMA – Il giorno della grande protesta contro McDonald’s in piazza di Spagna, Amedeo Avenale era già lì: neoassunto girava gli hamburger.
Quarant’anni dopo dov’è arrivato?
«Dopo una carriera tutta interna, gestisco, da imprenditore, dieci McDonald’s, dando lavoro a 500 dipendenti. Ora esce il racconto di quest’avventura: Ketchup nelle vene (Mondadori)».
Com’è iniziata?
«Un giorno, passando in piazza di Spagna, davanti all’ex ristorante Rugantino, vidi che stavano facendo dei lavori. Un operaio mi rivelò che stavano per aprire un McDonald’s. Lasciai il curriculum. Mi chiamarono».
Quanti anni aveva?
«Diciannove. Due anni prima era morto mio padre, d’infarto. Vengo da una famiglia di ristoratori. Ho iniziato a lavorare già a sedici anni: manovale, muratore, elettricista, speaker alla radio. Tutto in nero. Con McDonald’s ho firmato il mio primo contratto».
Cosa ricorda dell’apertura?
«C’era un’aspettativa pazzesca. All’apertura trovammo file pazzesche per entrare. Ero stato assunto come crew: il gradino più basso».
E fuori c’erano attori famosi e artisti che protestavano contro la cultura fast food.
«Era una protesta figlia della non conoscenza. Poi non tutti protestavano, in verità. Lì accanto c’è il Bagaglino e la sera, dopo gli spettacoli, molti attori venivano a mangiare da noi. Ricordo Paolo Panelli che mi diceva: “Preparame un Big Mac”».
Perché è rimasto fedele all’azienda?
«Mi sono riconosciuto nei suoi valori. Innovazione. Meritocrazia. Ho scritto il libro per trasmettere la mia esperienza ai giovani: con la forza di volontà tutto è possibile. Ho pure preso due lauree, in legge e in economia e management».
Non erano giuste le critiche all’alimentazione?
«Io ci mangio da quarant’anni, la nostra offerta ha creato l’identità e la forza di McDonald’s. La qualità è aumentata sempre di più. Abbiamo fornitori italiani e le Dop Igp».