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Martelli-Quartapelle, separati al seggio: “Ma non litighiamo”

Lia Quartapelle e Claudio Martelli 

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Lei: “Non si cambia la Carta a colpi di maggioranza”. Lui: “Basta spartizioni negli uffici giudiziari”. E domani assieme al Parenti di Milano
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ROMA – «Mamma mia non vedo l’ora che finisca», brontola lei. «Ma no dai, in fondo è divertente», la punzecchia lui. Impazienti entrambi di arrivare al 23 marzo senza rischiare: il divorzio soprattutto. Anzi, se avessero una macchina del tempo, salterebbero a piè pari questa settimana e si teletrasporterebbero dritti nel futuro: a martedì prossimo, per non star lì sempre a discutere di referendum e riforma della giustizia.

Da mesi lo fanno a colazione, a pranzo e a cena: quando Lia torna da Roma, dove lavora, e raggiunge Claudio a Milano, la città in cui vivono. Ma nessuno pensi a dispute stile casa Vianello: «Che barba, che noia» nella coppia Martelli-Quartapelle è uno sbuffo non contemplato. E adesso che hanno deciso di calcare insieme il palco del teatro Parenti per illustrare — domani pomeriggio — uno le ragioni del sì e l’altra quelle del no, sarà un po’ come entrare nel tinello di famiglia.

«Quando Andrée Ruth Shammah ce lo ha proposto, Claudio era meno timoroso di me», racc…

ROMA – «Mamma mia non vedo l’ora che finisca», brontola lei. «Ma no dai, in fondo è divertente», la punzecchia lui. Impazienti entrambi di arrivare al 23 marzo senza rischiare: il divorzio soprattutto. Anzi, se avessero una macchina del tempo, salterebbero a piè pari questa settimana e si teletrasporterebbero dritti nel futuro: a martedì prossimo, per non star lì sempre a discutere di referendum e riforma della giustizia.

Da mesi lo fanno a colazione, a pranzo e a cena: quando Lia torna da Roma, dove lavora, e raggiunge Claudio a Milano, la città in cui vivono. Ma nessuno pensi a dispute stile casa Vianello: «Che barba, che noia» nella coppia Martelli-Quartapelle è uno sbuffo non contemplato. E adesso che hanno deciso di calcare insieme il palco del teatro Parenti per illustrare — domani pomeriggio — uno le ragioni del sì e l’altra quelle del no, sarà un po’ come entrare nel tinello di famiglia.

«Quando Andrée Ruth Shammah ce lo ha proposto, Claudio era meno timoroso di me», racconta la deputata del Pd, fervida attivista del no. «Poi però ci ho riflettuto. Mi è sembrato potesse essere la migliore risposta a chi mi ha detto: “Ah, mai avrei immaginato che avresti votato in maniera diversa da tuo marito”, come se essere moglie significhi allinearsi sempre al consorte. È l’occasione per dimostrare che si possono avere idee differenti senza urlarsi contro né insultarsi, come vediamo tutti i giorni in tv». L’ex ministro socialista, fautore del sì, ascolta e annuisce: «Almeno su questo sono riuscita a convincerla», sorride. «Noi siamo la prova che si può discutere con pacatezza, evitando i toni insopportabili usati in questa campagna referendaria. Fra Nordio e Gratteri non saprei davvero chi scegliere».

Fatto sta che, in famiglia, la riforma della giustizia segna un inedito: «Mai ci era capitato di avere opinioni così divergenti», ammette lei. Né che, «dopo tanto dibattere, ciascuno fosse rimasto fermo sulle sue posizioni», fa eco lui. Concordi però sui motivi profondi dell’intesa mancata: «Claudio fa prevalere le ragioni di merito, io quelle di carattere politico», spiega Quartapelle: «Non si può cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza, specie in una fase in cui tra politica e magistratura il conflitto è diventato globale: da Israele agli Stati Uniti passando per l’Ungheria, le forzature dei governi sulla giustizia hanno portato storture che mettono a repentaglio lo Stato di diritto», prosegue. «Oltretutto, sulla separazione delle carriere, avevamo già raggiunto un ottimo equilibrio con la legge Cartabia. La verità è che questo è uno dei tasselli del patto di potere interno alla destra per stravolgere — anche attraverso l’autonomia differenziata e il premierato — l’architettura istituzionale della Repubblica».

Ma se così è perché non è riuscita a far breccia nel cuore della sua dolce metà? «Perché la sua è una battaglia di quarant’anni», esclama lei, mentre lo sguardo di lui si accende. «La follia è stata travestire di destra o di sinistra riforme che nulla centrano con le coloriture ideologiche», protesta Martelli. «Inevitabile, visto che il governo ha fatto l’errore di imporre il ddl senza consultare le opposizioni. Ma quando le nomine negli uffici giudiziari sono oggetto di spartizioni, scambi impuri e negoziati segreti è giusto tagliar di netto».

Dopodiché «non fatevi strane idee, non abbiamo mai litigato», giurano in coro. «In disaccordo sulla conclusione, siamo sempre stati aperti a valutare le ragioni dell’altro», concede il marito. «Anche se qualche volta l’avrei strozzato», ride la moglie. «Ci vogliamo bene», garantisce l’ex Guardasigilli. «E poi a me fa piacere se lei pensa con la sua testa e non con la mia». Per Casa Vianello citofonare altrove.

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