✕

Affluenza referendum, sondaggisti sorpresi: “Difficile prevedere chi sia avvantaggiato”

Ascolta l'audio

Il tema era ostico ma la sfida ha risvegliato anche l’interesse dei più giovani
2 minuti di lettura

Non se l’aspettavano neanche loro, i sondaggisti. Contrordine, il tema della riforma non era (più) così ostico per gli elettori, o non così irriducibile il disamore degli italiani per le urne.

Ci voleva il conflitto referendario, la sfida all’ultimo voto tra i poli, la premier Meloni ostinata in trincea, la società civile in campo con prof, avvocati e giudici a incontrare centinaia di persone ogni sera, i giovani stanati tra aule e università, e forse anche il corollario di accuse, invettive: alla fine è proprio grazie a a tutti questi elementi – ragionano gli esperti di flussi elettorali e di geografia del voto – se la partecipazione al primo giorno di referendum supera tutte le aspettative.

(ansa)

«Clamoroso», è l’unico aggettivo che, nella domenica della forzata tregua, mette d’accordo analisti e avversari dei comitati. L’affluenza sfiora il 40 per cento alle 19 e promette – salvo battute d’arresto…

Non se l’aspettavano neanche loro, i sondaggisti. Contrordine, il tema della riforma non era (più) così ostico per gli elettori, o non così irriducibile il disamore degli italiani per le urne.

Ci voleva il conflitto referendario, la sfida all’ultimo voto tra i poli, la premier Meloni ostinata in trincea, la società civile in campo con prof, avvocati e giudici a incontrare centinaia di persone ogni sera, i giovani stanati tra aule e università, e forse anche il corollario di accuse, invettive: alla fine è proprio grazie a a tutti questi elementi – ragionano gli esperti di flussi elettorali e di geografia del voto – se la partecipazione al primo giorno di referendum supera tutte le aspettative.

(ansa)

«Clamoroso», è l’unico aggettivo che, nella domenica della forzata tregua, mette d’accordo analisti e avversari dei comitati. L’affluenza sfiora il 40 per cento alle 19 e promette – salvo battute d’arresto, poco probabili – di arrivare al 60 per la chiusura di oggi. Solo statistiche: cifre neutre, certo, per qualche ora ancora. Ma che almeno consegnano l’idea di un Paese che ascolta, si appassiona, risponde. «Il dato dell’affluenza è davvero sorprendente: e una tale misura si raggiunge solo quando i motori si accendono in entrambi i campi – coglie Salvatore Vassallo, il politologo che dirige l’Istituto Cattaneo – Alla fine si è parlato tanto dei tecnicismi della riforma, ma nelle ultime settimane la sfida ha generato nel quotidiano dei cittadini, nel vissuto familiare, negli ambienti di lavoro una quantità inedita di discussioni e punti di vista».

Bologna con il suo 50% già alle 19 di ieri la provincia record del voto, l’Emilia (al 46, 29%) e la Lombardia (al 44, 99%) in testa alla classifica, regioni l’una di tradizione a sinistra, l’altra a destra che danno segnali opposti e sembrano proiettare il testa a testa tra no e sì. «Ma no, non è detto, potrebbe essere un’illusione ottica – mette in chiaro Lorenzo Pregliasco da Youtrend – Nulla esclude che ci sia una sorta di valanga a favore solo di uno. La partita è aperta, in ogni esito. Perché è vero che, osservando i territori più ‘rossi’ o più ‘neri’, si nota che vanno molto bene sia i comuni filo-Pd, sia i comuni filo-FdI, mentre il sud in cui riponevano speranze sia M5s sia FI arrancano. Ma è anche vero che la distribuzione geografica dell’affluenza non è così chiara, perché hai tanti a votare nei grandi comuni (è voto d’opinione?) ma anche in aree a trazione leghista o meloniana». In poche parole: gli studiosi prevedevano essenzialmente uno schema a due scenari (fino al 48, favorito il no; intorno al 50, volata al sì), ma la giornata spiazza tutti, e il risultato si fa indecifrabile.

«Dobbiamo però guardare all’orizzonte certo – ragiona l’analista Renato Mannheimmer – Il centrodestra che ha la maggioranza dei voti, se riesce a mobilitare tutti i suoi al massimo per il sì, può vincere; ma nello stesso tempo c’è un fronte del no che ha macinato tanti chilometri e consenso in varie aree». È di altro avviso Antonio Noto, che guida l’omonimo Istituto: «Non ho mai pensato che un diverso tasso di affluenza portasse alla vittoria dell’uno o dell’altro. Ciò che ci colpiva è l’impennata improvvisa: negli ultimi giorni c’è stato un balzo di 10 punti, coloro che avevano deciso di andare a votare sono passati dal 41 al 51 per cento in una settimana, e comunque era impossibile prevedere un 60 per cento finale». Merito del duello ingaggiato da Meloni? O della capacità della sinistra di aggregare consenso sulla tutela della Costituzione? I giovani, magari. Potrebbe esserci anche il loro zampino. Mannheimmer offre un varco: «Qualche segnale lo abbiamo notato. Mentre nei sondaggi delle Politiche, solitamente i ragazzi ti dicono “non so, non ci capisco nulla”, stavolta partecipavano e si sentivano un po’ più coinvolti».

L’ultima notte scende sull’immagine di un Paese che, almeno, non è stato a guardare. «Una lezione di democrazia», dicono dal comitato del sì, alcuni un po’ euforici. Dal comitato dell’Anm sorride soddisfatto anche il professor Enrico Grosso: «Se la campagna referendaria è riuscita ad alimentare e ad arricchire il dibattito pubblico dovremmo esserne tutti fieri». C’è ancora oggi per lo scontro finale.

Leggi i commenti