✕

I giovani e la vittoria del No, ora l’opposizione li renda protagonisti

Ascolta l'audio

I cosiddetti giovani, e in particolare le giovani donne, sono il segmento che nelle elezioni recenti nei vari Paesi europei ha frenato l’onda nera
1 minuti di lettura

Sei su dieci tra gli under 35. Sette su dieci tra gli under 30. Quasi otto su dieci tra gli under 22. Non solo i miei coetanei con decisione si sono espressi per il no, ma sono coloro che hanno votato di più - secondi solo alla fascia d’età compresa tra i 35 e 49 anni. I cosiddetti giovani, e in particolare le giovani donne, sono il segmento che nelle elezioni recenti nei vari Paesi europei ha frenato l’onda nera.

Eppure i giovani trovano pochissimo spazio sui giornali, in televisione, nei partiti - e poi ci si chiede perché gli organi tradizionali non li attirano. Nel nostro Paese i giovani piacciono moltissimo quando vincono i tornei sportivi o le competizioni musicali, ma nel momento in cui portano il dissenso, la disobbedienza civile sul clima, il problema della disoccupazione, il disagio psichico dilagante non piacciono più. Quando i giovani si azzardano ad alzare la testa - quando c'è un «dis-» davanti - non vengono ascoltati, vengono repressi.

Sei su dieci tra gli under 35. Sette su dieci tra gli under 30. Quasi otto su dieci tra gli under 22. Non solo i miei coetanei con decisione si sono espressi per il no, ma sono coloro che hanno votato di più - secondi solo alla fascia d’età compresa tra i 35 e 49 anni. I cosiddetti giovani, e in particolare le giovani donne, sono il segmento che nelle elezioni recenti nei vari Paesi europei ha frenato l’onda nera.

Eppure i giovani trovano pochissimo spazio sui giornali, in televisione, nei partiti - e poi ci si chiede perché gli organi tradizionali non li attirano. Nel nostro Paese i giovani piacciono moltissimo quando vincono i tornei sportivi o le competizioni musicali, ma nel momento in cui portano il dissenso, la disobbedienza civile sul clima, il problema della disoccupazione, il disagio psichico dilagante non piacciono più. Quando i giovani si azzardano ad alzare la testa - quando c'è un «dis-» davanti - non vengono ascoltati, vengono repressi.

E allora i partiti dell’opposizione non pensino solo alle primarie compiendo l’errore di dare per scontato che tutti coloro che hanno votato con loro quest’anno voteranno automaticamente per loro il prossimo. Investano risorse per studiare la comunicazione e il coinvolgimento che ha portato a questo risultato: i meme su Instagram sono diventati virali, la parola #referendum è stata numero uno in tendenza su TikTok per più di una settimana con i video di Giordano Gasperini, Paola Michelini, Raffaele Giuliani, Virginia Veludo e Andrea Borello, il cui video in cui spiegava la composizione del Csm con i mattoncini lego ha fatto più di 8 milioni di visualizzazioni tra i due social - cioè quattro volte più di Meloni da Pulp Podcast.

Se vuole vincere nel 2027, l’opposizione cominci facendo tre cose. Primo, parli dei temi che interessano ai giovani: crisi climatica, salario minimo, caro affitti, emigrazione all’estero, estensione dei diritti, depenalizzazione della cannabis. Secondo, chieda ai giovani divulgatori e a quelli della propria base come comunicarli.

Terzo, segua il giusto percorso intrapreso permettendo di votare a decine di migliaia di giovani fuori sede come rappresentati di lista: prometta di legiferare il #votodovevivo, di abolire le giovanili di partito (che sono una gabbia dorata), di permettere ai diciottenni di candidarsi alla Camera ed Europarlamento (oggi servono venticinque anni) e di estendere il diritto di voto ai sedicenni. Sono proposte discutibili, ma nel secondo Stato più vecchio al mondo (l’Italia) abbiamo l’urgenza di fare spazio a coloro che abiteranno il nostro Paese e il nostro Pianeta nei prossimi decenni.

Leggi i commenti