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Schlein attacca: “Pronti al voto, non serve un Papa straniero: l’alternativa alla destra c’è già”

(ansa)

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La segretaria Pd apre la campagna contro il “governo debole”. Primarie o leadership al capo del partito più votato
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Entrata in modalità kombat, galvanizzata dalla «straordinaria vittoria del no» che «ha aggravato le difficoltà di Giorgia Meloni» e dimostrato «come in Italia una maggioranza alternativa alla destra esista già, tocca ora a noi progressisti lavorare perché diventi una maggioranza politica», la segretaria del Pd sprizza ottimismo da tutti i pori. Nella sede della stampa estera dove per quasi tre ore si offre alle domande dei corrispondenti stranieri, Elly Schlein mette subito in chiaro un paio di punti a doppio uso, esterno e interno.

Primo: «Se ci saranno elezioni anticipate, in qualunque momento ci faremo trovare pronti». E così la presidente del Consiglio — assai tentata dal blitz, si vocifera — è servita. Secondo: «Con gli alleati non partiamo da zero, ci metteremo d’accordo su tutto, sono più le cose che ci uniscono che quelle che ci dividono». Inclusa la maniera per individuare il candidato premier della coalizione, il nodo forse più difficile da sciogliere. Non per l’inquilina de…

Entrata in modalità kombat, galvanizzata dalla «straordinaria vittoria del no» che «ha aggravato le difficoltà di Giorgia Meloni» e dimostrato «come in Italia una maggioranza alternativa alla destra esista già, tocca ora a noi progressisti lavorare perché diventi una maggioranza politica», la segretaria del Pd sprizza ottimismo da tutti i pori. Nella sede della stampa estera dove per quasi tre ore si offre alle domande dei corrispondenti stranieri, Elly Schlein mette subito in chiaro un paio di punti a doppio uso, esterno e interno.

Primo: «Se ci saranno elezioni anticipate, in qualunque momento ci faremo trovare pronti». E così la presidente del Consiglio — assai tentata dal blitz, si vocifera — è servita. Secondo: «Con gli alleati non partiamo da zero, ci metteremo d’accordo su tutto, sono più le cose che ci uniscono che quelle che ci dividono». Inclusa la maniera per individuare il candidato premier della coalizione, il nodo forse più difficile da sciogliere. Non per l’inquilina del Nazareno, però. Lestissima nel restringere di molto la rosa delle opzioni: «O si fa come la destra, che sceglie il leader del partito che prende più voti nelle urne, oppure si fanno le primarie». Tertium non datur. Due scenari che in qualunque caso la vedrebbero favorita. E per far meglio capire l’antifona a chi ancora immagina caminetti o intese a tavolino su nomi calati dall’alto, la segretaria dem sottoscrive le parole con cui ieri Dario Franceschini ha dichiarato conclusa la stagione di federatori e papi stranieri: «Sì», conferma Schlein, «quell’epoca è finita». Riservando sul finale una stoccata a Silvia Salis, la sindaca di Genova che più di qualcuno vorrebbe ingaggiare nella corsa per Palazzo Chigi: «Ha detto che le primarie sono sbagliate? Io sono stata eletta con le primarie, è uno strumento che difendo».

«La segretaria del principale partito d’opposizione», come più volte si definisce davanti alla stampa di mezzo mondo, non teme l’insidia Conte, deciso a chiedere che le primarie si svolgano anche online, non solo ai gazebo allestiti dal Pd. Lei si sente già la sfidante in pectore di Meloni: «Una premier oggi debole, debolissima», fiaccata dagli scandali Delmastro e Santanchè. Alla guida di un governo «in crisi profonda». Che tuttavia «non è cominciata con la sconfitta del 23 marzo, ma con la nostra vittoria alle ultime regionali: lo dimostra il fatto che la sera stessa dei risultati hanno annunciato di voler cambiare la legge elettorale». Un attacco ad alzo zero, che di fatto inaugura la campagna per le politiche contro una prima ministra «subalterna a Trump, non riesce mai a dirgli di no quando sbaglia», affonda Schlein, e giù l’elenco: dalla mancata condanna delle pretese Usa sulla Groenlandia all’avallo dell’intervento in Venezuela, dall’aumento delle spese militari fino l’adesione al Board of peace. Inadeguata sul fronte internazionale e incapace, su quello interno, «di dare risposte ai problemi concreti dei cittadini».

Perciò serve costruire subito l’alternativa, «iniziando però dal programma». Da scrivere con tutte le forze del centrosinistra «ma non da soli», precisa la segretaria. «Lo dovremo fare coinvolgendo le persone che hanno votato al referendum. Oggi la priorità è ricucire la distanza, non disperdere quella mobilitazione». Perché dal no che «ha vinto fra giovani, anziani e al Sud, mentre il sì ha prevalso nelle Ztl» è arrivato «un messaggio che va oltre i nostri confini: dall’Italia possiamo iniziare a battere le destre nazionaliste». E a guidare la riscossa sarà lei, che insieme a Sanchez sta organizzando «una grande iniziativa in Spagna con tutte le forze progressiste europee». Servirà per quando salirà al governo.

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