✕

Crosetto: “No al voto anticipato finché c’è questa guerra. Archiviamo il referendum”

Il ministro della Difesa Guido Crosetto

 (agf)

Ascolta l'audio

Parla il ministro della Difesa cofondatore di Fratelli d’Italia: “Le elezioni le teme di più la sinistra che noi. Sconfitti per Trump? Tesi ridicola”
3 minuti di lettura

«Due notti fa non ho dormito. E non per il referendum».

Ministro Guido Crosetto, il conflitto in Iran tiene svegli, ma il governo ha subito un’enorme sconfitta al referendum. È finita la luna di miele?

«Vivo questa guerra e le sue possibili conseguenze ventiquattr’ore al giorno. Sono costretto a sapere cose che non mi fanno più dormire. Per ciò che potrà accadere nelle prossime settimane, per gli effetti che avrà sull’economia e sulla nostra vita quotidiana. Capisco che sia molto più intrigante provare a infilare il coltello in quella piaga che avete deciso di definire una sconfitta del governo e che io, invece, considero una sconfitta della giustizia e di alcuni valori democratici. Ma non mi sottraggo».

Quindici milioni di no.

«Il sì ha perso. Nemmeno senza troppe sorprese, perché i sondaggi lo avevano previsto da quattro settimane. Perché? Per molti motivi, penso, ma anche perché il nostro è un Paese che si unisce più facilmente dietro ai No. Come fu per il referendum di Renzi. Io v…

«Due notti fa non ho dormito. E non per il referendum».

Ministro Guido Crosetto, il conflitto in Iran tiene svegli, ma il governo ha subito un’enorme sconfitta al referendum. È finita la luna di miele?

«Vivo questa guerra e le sue possibili conseguenze ventiquattr’ore al giorno. Sono costretto a sapere cose che non mi fanno più dormire. Per ciò che potrà accadere nelle prossime settimane, per gli effetti che avrà sull’economia e sulla nostra vita quotidiana. Capisco che sia molto più intrigante provare a infilare il coltello in quella piaga che avete deciso di definire una sconfitta del governo e che io, invece, considero una sconfitta della giustizia e di alcuni valori democratici. Ma non mi sottraggo».

Quindici milioni di no.

«Il sì ha perso. Nemmeno senza troppe sorprese, perché i sondaggi lo avevano previsto da quattro settimane. Perché? Per molti motivi, penso, ma anche perché il nostro è un Paese che si unisce più facilmente dietro ai No. Come fu per il referendum di Renzi. Io votai sì allora ed ho votato sì oggi. I problemi che allarmano i cittadini, giustamente, non dipendono però - purtroppo - dalle scelte del governo, ma dal drammatico periodo nel quale ci è stato dato di agire».

Il no ha riunito ragioni diverse: difesa della Costituzione, Gaza, energia. Quanto ha pesato la vicinanza di Meloni a Trump?

«Questa storia della vicinanza a Trump, usata per delegittimare il governo, non so se sia più ridicola o più pretestuosa al limite dell’offesa. Trump è il presidente di una nazione, eletto a stragrande maggioranza, e fa la sua strada senza ascoltare nessuno, se non se stesso. Noi facciamo la nostra strada senza sudditanza. Ma su una cosa non si può scherzare: l’alleanza con gli Usa è garanzia di libertà e sicurezza per l’Italia e l’Ue».

Teme il disimpegno Usa in Europa?

«Trump passerà, come tutti, ma l’Italia, l’Ue, l’Occidente e gli Usa devono rimanere alleati. Ricordatevi che gli Usa possono fare a meno dell’Italia e dell’Ue, ma noi senza loro siamo il vaso di coccio del mondo: non abbiamo deterrenza e difesa senza la Nato. L’avremo? Forse tra 8-10 anni».

Torniamo al no.

«Il fronte del no ha unito tante cose diverse, tra loro spesso incompatibili o, addirittura, antitetiche. Per questo io riduco il peso politico dell’armata eterogenea che canta vittoria, ma attribuisco un valore enorme al voto. Che deve far riflettere, capire ed agire. Ma senza isterismi».

Esiste l’opzione di voto anticipato?

«Il voto anticipato penso spaventi più il campo largo che il centrodestra, visto come si stanno muovendo e viste le differenze totali tra di loro, ma in questo momento il senso di responsabilità ci impone di lavorare per affrontare le varie crisi in atto».

Il voto chiede di distanziarvi di più dalla guerra di Trump?

«Noi non abbiamo condiviso questa guerra e nessuno ci ha chiesto il nostro parere. A noi come a nessun altro. La durata delle guerre non dipende dalla potenza dei più forti, come anche in Ucraina si vede, ma dalla resistenza dei più deboli. L’Iran è più grande dell’Ucraina, ha più abitanti e migliaia di anni di storia. Per questo dobbiamo avere un ruolo nella soluzione diplomatica. E chiedo io a lei, cosa intende per distanziarci di più? Allearsi con l’Iran? Perché nelle ultime settimane sembra che esista un solo cattivo e che l’Iran sia un Lussemburgo con meno pioggia».

Pagate gli attacchi ai giudici?

«Non ho condiviso il clima da ultras, ma di certo non è stato generato da una sola parte, anzi. Ci sono state parole sbagliate da persone che non dovevano perdere la testa, ma minacce ancor più gravi da altre che dispongono del potere di attuarle».

La vittoria ha molti padri, questa sconfitta per Palazzo Chigi solo tre: Santanchè, Delmastro e Bartolozzi. Come giudica la cacciata della ministra?

«La sconfitta è di tutti quelli che ci hanno creduto. Il sacrificio chiesto a loro tre è stato un modo a caldo di dimostrare che si era recepito un messaggio. Ormai è fatta, ma ricordo a tutti che si è dimessa una persona che, secondo la Costituzione più bella del mondo, oggi è innocente come me, lei, Conte o Fratoianni. Stendo un velo pietoso su chi fa il moralista, ma poi alle Camere ha condannati in terzo grado».

Non imbarazza il caso Delmastro? C’è una questione morale in Fdi?

«Il caso Delmastro più che una questione morale mi sembra solo un’imprudenza superficiale. È un nemico giurato delle mafie da sempre. Un giustizialista e un talebano della legalità. Mi sono sempre scontrato con lui, da garantista, perché gli ho sempre detto che le persone vanno giudicate solo alla fine».

Allontanati mesi dopo il rinvio a giudizio: non è una contraddizione, per un garantista?

«Serviva un segnale immediato, come detto, ed è stato dato. Continuerò ad essere convinto che le persone vanno punite quando sono colpevoli e non quando qualcuno decide di accusarle. Ora però passiamo ai problemi veri».

Non è meglio il voto anticipato che arrivare alla fine della legislatura?

«Se non ci fosse una situazione internazionale così drammatica penso saremmo andati tutti volentieri al voto per vedere se davvero gli italiani vorrebbero affidarsi ad altri. Tra l’altro, la Costituzione più bella del mondo indica in cinque anni la durata della legislatura».

Serve una nuova legge elettorale?

«Mai occupato, in vita mia, di leggi elettorali. E non ne so nulla».

Il prossimo Parlamento voterà per il Colle: non servirebbe un patto con le opposizioni, a cominciare dalla riforma elettorale?

«Servirebbe, sì. Per eleggere un capo dello Stato, come per affrontare una guerra non voluta o una crisi grave. Fu quello che fece Meloni da leader dell’opposizione con Draghi. Ma non ci sarà, perché vedo scarso spessore istituzionale. Rimpiango leader che, oggi, scarseggiano. E sono preoccupato. Ve lo dico con il distacco che può avere una persona che non ha voluto sedere in Parlamento: tenetevi stretta Meloni, perché è rara una persona così, con il suo senso dello Stato e delle istituzioni. Sono tra i pochi che non le ha mai mandato a dire nulla, ma la considero, ancor di più in questa fase, una risorsa della Repubblica, non del centrodestra o di FdI».

Leggi i commenti