ROMA – «Le elezioni anticipate? Non sono un tabù», dice Armando Siri, braccio destro del vicepremier Matteo Salvini, di cui è consigliere a Palazzo Chigi, e capo dei dipartimenti della Lega.
Dunque è un’opzione che piace in casa Lega?
«Il governo ha lavorato bene in questi quasi quattro anni e se fosse il caso non dovrebbe temere di poter chiedere agli italiani una rinnovata fiducia».
Pesa la sconfitta nel referendum. Quale è stata la lezione per il centrodestra?
«Non credo che ci sia una lezione per il solo centrodestra. Il referendum ha smosso la parte più emotiva del paese, che non si è espressa tanto nel merito, quanto su un disagio generalizzato, legato soprattutto ai contesti internazionali. Gli italiani non vogliono la guerra, le prove di forza e l’incrinatura del diritto internazionale, che oggi rischia di valere meno di zero. In un quadro di instabilità così forte, i cittadini si sono aggrappati alla Costituzione».
È stato sbagliato insistere sulla riforma della giustizia, ba…
ROMA – «Le elezioni anticipate? Non sono un tabù», dice Armando Siri, braccio destro del vicepremier Matteo Salvini, di cui è consigliere a Palazzo Chigi, e capo dei dipartimenti della Lega.
Dunque è un’opzione che piace in casa Lega?
«Il governo ha lavorato bene in questi quasi quattro anni e se fosse il caso non dovrebbe temere di poter chiedere agli italiani una rinnovata fiducia».
Pesa la sconfitta nel referendum. Quale è stata la lezione per il centrodestra?
«Non credo che ci sia una lezione per il solo centrodestra. Il referendum ha smosso la parte più emotiva del paese, che non si è espressa tanto nel merito, quanto su un disagio generalizzato, legato soprattutto ai contesti internazionali. Gli italiani non vogliono la guerra, le prove di forza e l’incrinatura del diritto internazionale, che oggi rischia di valere meno di zero. In un quadro di instabilità così forte, i cittadini si sono aggrappati alla Costituzione».
È stato sbagliato insistere sulla riforma della giustizia, battaglia di FI, fino alla sconfitta nelle urne?
«Non era una battaglia solo di FI, ma di civiltà e di modernità. Il sì avrebbe portato l’Italia ad essere al pari della gran parte dei paesi europei».
E l’autonomia che fine fa? Quando verranno firmate le intese con le regioni del Nord?
«L’autonomia deve andare avanti, perché aiuta il Paese, snellisce la burocrazia e consente a imprese e cittadini di avere risposte più rapide da parte delle istituzioni».
Meglio la nuova legge elettorale o tenersi il Rosatellum, con gli uninominali sempre graditi al Carroccio?
«La legge elettorale non è una priorità, non ci appassiona molto e non credo appassioni gli italiani, che ci chiedono di concentrarci su risposte concrete, come quelle economiche. A partire dal decreto accise, su cui andremo avanti. Poi bisogna accelerare sullo snellimento delle imposte, la pace fiscale, il lavoro: esiste un problema di potere d’acquisto su cui dobbiamo lavorare. Bisogna immaginare interventi di agevolazione sul tema affitti in certe zone, i problemi a Milano sono diversi rispetto a Matera».
Parla di gabbie salariali?
«Il termine non mi piace, ci sono problemi diversificati e servono risposte diverse. Al Sud invece c’è un tema di costo del lavoro».
Che ne pensa di un ministero per Luca Zaia?
«Zaia può fare qualsiasi cosa, è una risorsa preziosa, decideranno Salvini e Meloni».