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L’Antimafia convoca Delmastro. Fdi, terremoto in Piemonte

(ansa)

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L’ex esponente del governo dichiara solo ora alla Camera la società. Lasciano due assessori in regione e a Biella Schlein: Meloni venga in aula
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Chi credeva che con le dimissioni il rumore non diventasse boato, sbagliava: la questione non è soltanto giudiziaria. Il caso Delmastro in Parlamento non è finito. Anzi, forse è appena cominciato. La commissione parlamentare Antimafia ha ufficializzato ieri quello che sembrava scontato: istruttoria aperta. Nelle prossime settimane, a San Macuto, ci sarà un ciclo di audizioni che coinvolgerà procura di Roma, forze dell’ordine, Dap, Ucis, la scorta e soprattutto lo stesso ex sottosegretario: davanti ai suoi colleghi il deputato di FdI dovrà spiegare come sia stato possibile aprire una società con la figlia di un prestanome del clan Senese, su cui da tempo indaga proprio la commissione Antimafia, sostenendo di non sapere chi fosse.

L’ufficio di presidenza ieri ha votato all’unanimità, con la presidente Chiara Colosimo di Fratelli d’Italia che ha tenuto il punto: «Nessuna polvere sotto il tappeto», aveva detto ai suoi. Ma i meloniani ieri erano in grande imbarazzo. Hanno provato a sviare,…

Chi credeva che con le dimissioni il rumore non diventasse boato, sbagliava: la questione non è soltanto giudiziaria. Il caso Delmastro in Parlamento non è finito. Anzi, forse è appena cominciato. La commissione parlamentare Antimafia ha ufficializzato ieri quello che sembrava scontato: istruttoria aperta. Nelle prossime settimane, a San Macuto, ci sarà un ciclo di audizioni che coinvolgerà procura di Roma, forze dell’ordine, Dap, Ucis, la scorta e soprattutto lo stesso ex sottosegretario: davanti ai suoi colleghi il deputato di FdI dovrà spiegare come sia stato possibile aprire una società con la figlia di un prestanome del clan Senese, su cui da tempo indaga proprio la commissione Antimafia, sostenendo di non sapere chi fosse.

L’ufficio di presidenza ieri ha votato all’unanimità, con la presidente Chiara Colosimo di Fratelli d’Italia che ha tenuto il punto: «Nessuna polvere sotto il tappeto», aveva detto ai suoi. Ma i meloniani ieri erano in grande imbarazzo. Hanno provato a sviare, spostando l’attenzione su una fantomatica fuga di notizie (ma quelli sulle società di Delmastro erano tutti atti pubblici, depositati alle Camere di commercio), nulla però hanno potuto davanti alle richieste anche dei loro stessi alleati, Lega in primis. Le date non sono ancora state decise. In calendario, per il momento, c’è una missione a Milano il prossimo aprile, nel corso della quale saranno approfonditi anche i profili connessi all’indagine «Hydra».

«Bisogna sentire Delmastro il più velocemente possibile», spiega il capogruppo Pd in commissione, Walter Verini. Introducendo un punto cruciale: «In quel locale per la procura di Roma c’erano i soldi dei Senese. Dunque, i Senese. Chi ci dice che durante le cene con i dirigenti del Dap quanto veniva detto in libertà non sia stato ascoltato da cimici o telecamere che magari le mafie, come il clan Senese, mettevano nel loro locale?». «Siamo davanti a un quadro sempre più grave», attacca la segretaria del Pd, Elly Schlein. «È in gioco la credibilità dell’intero governo. È urgente che Giorgia Meloni venga in Parlamento a chiarire al Paese l’intera vicenda». Stessa richiesta arriva da Avs, Italia viva e M5s con Giuseppe Conte, compatti nel ritenere che il caso Delmastro non si possa liquidare come una «leggerezza», come aveva fatto la premier.

A pesare è anche un altro elemento: l’omessa dichiarazione della partecipazione societaria da parte di Delmastro nella sua dichiarazione alla Camera. Una dimenticanza sanata solo ieri, con un’integrazione tardiva che però non spegne le polemiche. Lo stesso problema riguarda anche i consiglieri regionali piemontesi, perché omettere le quote nella società Tre Forchette è stata una dimenticanza diffusa, di cui tutti ora però pagano il conto.

Le dimissioni si moltiplicano. Dopo Delmastro, ieri si è dimessa dalla giunta regionale (in un primo momento aveva lasciato soltanto la poltrona da vicepresidente) l’assessora Elena Chiorino, vicinissima a Delmastro, che ha parlato di «scelta per senso di responsabilità». E lo stesso ha fatto l’assessore di Biella Cristiano Franceschini.

«Questa storia mi crea sofferenza, proprio per la democrazia del nostro Paese che viene un po’ inquinata», ha detto ieri, proprio da Torino, il fondatore di Libera don Luigi Ciotti.

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