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Meloni aveva avvisato Piantedosi, Salvini punta il Viminale: “Se c’è il rimpasto è mio”

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni

 

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La premier nel pomeriggio lo riceve a palazzo Chigi. Sospetti incrociati nel governo. L’ipotesi di un bis se cambia il ministro
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Per capire come il governo si ritrovi improvvisamente a un passo dalla caduta del ministro dell’Interno e da un rimpasto che potrebbe sfociare in un Meloni bis, bisogna tornare all’autunno dello scorso anno. E a un incontro riservato che spiega i guai delle ultime ore. Siamo sul finire del 2025 e Giorgia Meloni, trapela da massime fonti di governo, convoca Matteo Piantedosi a palazzo Chigi. In qualche modo, è venuta a conoscenza della notizia della “relazione” tra il ministro e Claudia Conte (così, almeno, ha definito il rapporto la diretta interessata). Non è difficile spiegare la ragione del faccia a faccia: nell’esecutivo, molti sanno e molti parlano, sia pure sottovoce, di questo rapporto. E dunque, la premier si rivolge a Piantedosi, si informa sulla situazione. Poi, raccontano le stesse fonti, gli manifesta elementi di preoccupazione per gli effetti sul ministero e sul governo.

Per capire come il governo si ritrovi improvvisamente a un passo dalla caduta del ministro dell’Interno e da un rimpasto che potrebbe sfociare in un Meloni bis, bisogna tornare all’autunno dello scorso anno. E a un incontro riservato che spiega i guai delle ultime ore. Siamo sul finire del 2025 e Giorgia Meloni, trapela da massime fonti di governo, convoca Matteo Piantedosi a palazzo Chigi. In qualche modo, è venuta a conoscenza della notizia della “relazione” tra il ministro e Claudia Conte (così, almeno, ha definito il rapporto la diretta interessata). Non è difficile spiegare la ragione del faccia a faccia: nell’esecutivo, molti sanno e molti parlano, sia pure sottovoce, di questo rapporto. E dunque, la premier si rivolge a Piantedosi, si informa sulla situazione. Poi, raccontano le stesse fonti, gli manifesta elementi di preoccupazione per gli effetti sul ministero e sul governo.

L’argomento scelto dalla presidente del Consiglio è tutto politico e di opportunità: l’esecutivo è già reduce dal “caso Sangiuliano”. La reazione del responsabile dell’Interno – secondo le fonti che ricostruiscono l’accaduto – è quella di chi rassicura e garantisce una situazione chiara in tempi brevi. Passa il tempo, ma non succede nulla. Semmai, inizia ad interporsi un filtro sempre più spesso tra Claudia Conte e la macchina ministeriale. A quel punto, Dagospia ha già iniziato a scrivere e alludere alla relazione tra il titolare del Viminale e la donna.

Sei mesi dopo, e siamo a ieri, Meloni e Piantedosi si ritrovano in una stanza. E tornano a parlare della frequentazione con Conte. Da palazzo Chigi trapela solo un dettaglio: il ministro mostra sicurezza, prova a rassicurare la premier. Sul resto, buio fitto. E in effetti è come addentrarsi in una stanza senza luce: si sbatte ovunque contro sospetti, veleni, imboscate. L’unico modo per districarsi è dunque seguire i fatti. Ad esempio, un dettaglio cruciale: la gestione dell’intervista-video al sito Money.it. Alimenta voci e teoremi il fatto che a realizzarlo sia una figura organica a Fratelli d’Italia, un giovane militante (lo è ancora oggi, fanno sapere, nessuno strappo e nessun problema politico a giustificare eventuali atti di sabotaggio contro il partito). Un giornalista che lavora per Radio Atreju ed è considerato vicino ai vertici del melonismo, oltreché ben inserito nel partito di Lecce. Ecco perché Meloni, a colloquio con Piantedosi, ci tiene a far sapere al ministro che Fratelli d’Italia non ha certo ordito complotti contro di lui, anche se in effetti tutto nasce da un uomo del partito. In Transatlantico, però, esponenti storici di FdI suggeriscono “tracce” da seguire per aggiungere tasselli al puzzle.

Come detto, la cautela della premier è quasi obbligata. Attende di capire, osserva gli sviluppi. Dove si fermerà la pallina di questa nuova crisi, questo è il punto. Se ad esempio questa storia dovesse sfuggire di mano, costringendo addirittura il ministro a un passo indietro, difficilmente la premier potrebbe evitare un rimpasto più ampio di una singola e mirata sostituzione di Daniela Santanchè. Sempre che non si renda addirittura necessario un bis del suo governo, con l’effetto collaterale di rinunciare alla rincorsa al record per l’esecutivo più longevo della storia repubblicana.

Ma i sospetti non si fermano sulla soglia di Fratelli d’Italia. Ad esempio, nelle chat di alto livello della maggioranza gira un’altra informazione, tutta da verificare: la testata avrebbe collegamenti con l’area di Monza-Brianza, culla del berlusconismo di ieri e di oggi. E ancora, con indiscrezioni che avvelenano i rapporti nel centrodestra: la donna, suggeriscono dal cuore della maggioranza, sarebbe invece considerata vicina alla Lega. E proprio ieri Matteo Salvini, dopo aver ricevuto Piantedosi al suo ministero e avergli donato una colomba pasquale, ha lasciato che dal vertice del Carroccio trapelasse con Repubblica una posizione esplosiva: l’incontro tra i due, «programmato da tempo», è servito anche a ribadire «la massima stima e l’affetto per Piantedosi, al netto del fatto che, se ci sarà un rimpasto di governo, per la Lega il Viminale è un obiettivo». Una sfida diretta, esplicita a un ministro con il quale i rapporti sono da tempo logorati. E che sarebbero peggiorati anche a causa di recentissimi scontri attorno al risiko delle nomine delle partecipate. Di certo, Salvini considera l’attuale titolare del Viminale l’ostacolo che frena la sua massima ambizione: tornare al ministero dell’Interno, sei anni e mezzo dopo il Papeete.

Si tratterebbe di un clamoroso stravolgimento degli equilibri di governo. Così fragoroso da non essere certo scontato. Conta la volontà di Meloni, contano le difficoltà di riportare ordine in un quadro che dopo il referendum appare come impazzito. Valutazioni in mano alla presidente del Consiglio che lasciano aperto ogni possibile scenario. Compreso quello del reset catartico e del ritorno a elezioni anticipate.

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