Regeni, retromarcia di Giuli. Il ministero: via i commissari e nuovi criteri per i film
di Giovanna VitaleAlessandro Giuli
(lapresse)ROMA – Contrordine Fratelli. A tempo scaduto, la destra fa retromarcia. Sconfessando gli esperti del ministero che hanno giudicato il docufilm su Giulio Regeni indegno di ricevere contributi pubblici.
Il primo a uscire allo scoperto, di buon mattino, è il meloniano Federico Mollicone: «Figurarsi se non avrei ritenuto meritevole di finanziare un’opera che racconta la storia di un italiano torturato all’estero», si schermisce il presidente della commissione Cultura, principale indiziato dell’epurazione. Nel pomeriggio spetta al ministro Alessandro Giuli, interpellato dal Pd, intervenire in aula dopo giorni di imbarazzato silenzio. Con un discorso che smentisce la commissione da lui stesso nominata: «Non condivido né sul piano ideale né su quello morale» il loro lavoro, che però «non è frutto di una scelta politica», si indigna. La prova? Sta nel fatto che per Tutto il male del mondo «era stata presentata una prima domanda di contributo selettivo nel 2024 e non lo aveva ottenuto, non ave…
ROMA – Contrordine Fratelli. A tempo scaduto, la destra fa retromarcia. Sconfessando gli esperti del ministero che hanno giudicato il docufilm su Giulio Regeni indegno di ricevere contributi pubblici.
Il primo a uscire allo scoperto, di buon mattino, è il meloniano Federico Mollicone: «Figurarsi se non avrei ritenuto meritevole di finanziare un’opera che racconta la storia di un italiano torturato all’estero», si schermisce il presidente della commissione Cultura, principale indiziato dell’epurazione. Nel pomeriggio spetta al ministro Alessandro Giuli, interpellato dal Pd, intervenire in aula dopo giorni di imbarazzato silenzio. Con un discorso che smentisce la commissione da lui stesso nominata: «Non condivido né sul piano ideale né su quello morale» il loro lavoro, che però «non è frutto di una scelta politica», si indigna. La prova? Sta nel fatto che per Tutto il male del mondo «era stata presentata una prima domanda di contributo selettivo nel 2024 e non lo aveva ottenuto, non avendo raggiunto la soglia minima di punteggio prevista dal bando». Così come poi accaduto alla «nuova domanda presentata nel 2025». Un doppio stop «significativo», per Giuli: «Conferma che ci troviamo di fronte a un giudizio tecnico, reiterato nel tempo». Inutile dunque avanzare sospetti: «Il ministero non può intervenire senza violare il principio di terzietà», alza i toni: «Attribuire una volontà di censura è una rappresentazione priva di fondamento: il tragico caso di Giulio Regeni ha una rilevanza politica, sociale e culturale che prescinde da qualsiasi prodotto audiovisivo lo riguardi». Tanto più che non tutto è perduto: il film potrà sempre ricevere i fondi del tax credit «tuttora in fase di istruttoria».
Un’arrampicata sugli specchi che è piaciuta poco alla sottosegretaria con delega al Cinema Lucia Borgonzoni, decisa ora a cambiare registro: nella prossima riunione con le associazioni del comparto «verrà condivisa una proposta di revisione del sistema delle commissioni, già concordata con il ministro». E non contenta minaccia: «Alla luce di quanto accaduto, ci aspettiamo le dovute dimissioni degli esperti responsabili di tali valutazioni». Vuole la testa di chi ha negato i fondi alla pellicola su Regeni, la leghista. E non solo. «Profondamente colpita dalla bocciatura dell’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, uno dei più grandi maestri italiani», sembra invocare un reset totale: «Queste scelte», taglia corto, «non rispecchiano in alcun modo la linea del ministero».
Ma il Pd non ci sta. Accusato di aver montato «un caso politico-mediatico», reagisce con rabbia. «Avete piegato quella e altre commissioni a logiche amicali e criteri di pura e sciocca fedeltà», attacca in replica Gianni Cuperlo. «Il racconto del sequestro e uccisione di un ricercatore italiano di 27 anni non ha raggiunto il punteggio minimo», rinfaccia a Giuli le parole appena pronunciate, «qual è il punteggio della vita di un ragazzo di 27 anni? Ce lo può dire quest’aula?», lo sfida. «A protestare sono stati gli autori, i lavoratori del settore, persone comuni, tutti coloro che in quel ragazzo rivedono un fratello, un figlio, un nipote, in Paola, Claudia, Irene, Reggina, una famiglia dove il dolore più immorale si è innervato in un bisogno di giustizia», si indigna il dem. «Lo si racconta in quel film, ministro. Se ancora non l’ha fatto, lo veda. Giulio era uno dei figli migliori di questo Paese. Le persone scelte, anche da lei, potevano scegliere tra il cinismo degli interessi e la difesa della vostra dignità. Hanno scelto il servilismo degli interessi, avete perso un pezzo della vostra dignità».