Meloni in aula, i sussurri di Piantedosi. Delmastro e Santanchè evitano il Parlamento
di Francesco BeiLa premier Giorgia Meloni e Matteo Piantedosi, ministro dell'Interno.
(agf)Dov’è Andrea Delmastro? Alle otto e mezzo del mattino, mentre i deputati intasano la buvette per un ultimo caffè prima che suoni la campanella, frotte di giornalisti cercano “Delma”, ma “Delma” non c’è. È nella sua Biella, «per un periodo di decompressione» ha detto agli amici. Una vacanza che gli sarebbe stata caldamente suggerita. Matteo Renzi, che in queste occasioni diventa il miglior pusher di battute, non si lascia sfuggire la palla alzata: «È andato a Biella con la scorta, ovviamente la scorta serve per proteggere i biellesi».
Renzi contro i senatori di maggioranza: "Colleghi battimani, non vi hanno fatto portare emendamenti"
La cronaca della giornata, che nei sogni dell’opposizione sarà ricordata come quella in cui il governo Meloni iniziò la sua parabola discendente, si apre dunque con un’assenza. Anzi con due, perché anche Daniela Santanché, tornata semplice s…
Dov’è Andrea Delmastro? Alle otto e mezzo del mattino, mentre i deputati intasano la buvette per un ultimo caffè prima che suoni la campanella, frotte di giornalisti cercano “Delma”, ma “Delma” non c’è. È nella sua Biella, «per un periodo di decompressione» ha detto agli amici. Una vacanza che gli sarebbe stata caldamente suggerita. Matteo Renzi, che in queste occasioni diventa il miglior pusher di battute, non si lascia sfuggire la palla alzata: «È andato a Biella con la scorta, ovviamente la scorta serve per proteggere i biellesi».
Renzi contro i senatori di maggioranza: "Colleghi battimani, non vi hanno fatto portare emendamenti"
La cronaca della giornata, che nei sogni dell’opposizione sarà ricordata come quella in cui il governo Meloni iniziò la sua parabola discendente, si apre dunque con un’assenza. Anzi con due, perché anche Daniela Santanché, tornata semplice senatrice, non si è fatta vedere. «Ho 38 di febbre», ha fatto sapere. Strano, perché il giorno prima l’avevano vista bella pimpante in commissione esteri, dove ha chiesto di essere collocata. Uno che invece ha scelto, per usare il lessico di Meloni, di “metterci la faccia” è il povero Matteo Piantedosi. Non affronta il Transatlantico, scappa dalle domande sul flirt con l’attrice-presentatrice Claudia Conte, e si avvita sullo scranno accanto alla premier. Imperterrito, sembra un mamuthone sardo. Anche quando Meloni praticamente demolisce quattro anni al Viminale ammettendo che «sulla sicurezza forse gli elettori si aspettavano di più da noi, anche io personalmente non sono soddisfatta», il mamuthone guarda nel vuoto, impassibile. Solo una volta, in tutta la mattinata, le sussurra qualcosa all’orecchio.
Tra "Ammazza" e "È ancora lunga ragà": così Meloni alla Camera cede al romanesco
Meloni intanto parla, parla, parla per un’ora. Lei stessa, quando i suoi si scaldano e le tributano un lungo applauso, ne frena gli entusiasmi: «Calma regà, è ancora lunga». Poi, da vecchia volpona di Montecitorio, lancia un’esca avvelenata. È quando si difende sulla missione pasquale nel Golfo persico, «sulla quale l’opposizione è riuscita a polemizzare, definendola una passerella. Non voglio abbassarmi a questo livello di polemica, soprattutto se a farla sono parlamentari che scrivono post indignati mentre si trovano in vacanza in località esotiche». Eccola là, tutti a chiedersi: con chi ce l’ha? «I grillini - racconta Renzi nel salone Garibaldi del Senato - hanno tutti guardato me, pensando fossi io. Alché gli ho detto: col c..., io Pasqua stavo a Firenze». Insomma, parte la caccia e arriva presto il “colpevole”. Si tratta del capogruppo del Pd, Francesco Boccia, che ha twittato contro Meloni da Marrakech, dove era andato con la moglie Nunzia De Girolamo e un’altra coppia famosa: Michelle Hunziker e il suo nuovo amore Giulio Berruti, che poi sarebbe anche l’ex di Maria Elena Boschi. Tutto si tiene.
Ma si torna a Meloni, che ancora va avanti a parlare. E sfotte l’opposizione, pratica che le riesce sempre bene. Visto che dai banchi del Pd ridono quando rivendica di aver «bloccato i rave illegali», la premier gli ride in faccia a specchio riflesso: «Vi vedo nervosi, colleghi. Perché siete così nervosi?». Quello che proprio la fa uscire fuori dai gangheri è il verde Angelo Bonelli, che alla Camera la accusa di tutto, a partire dalla «complicità con il genocidio dei palestinesi», e la incarta con le sue stesse parole: «La vedo nervosa». Meloni si agita, si capisce benissimo che, se non fossimo in Parlamento, gli metterebbe le mani addosso. Ogni cosa che dice Bonelli, lei ripete ad alta voce: «Non è vero!». Piccoli momenti di ilarità quando il deputato-editore Tonino Angelucci punta dritto al suo scranno ma, visto che non viene mai, si accorge che gli hanno assegnato un altro posto. Si rivede un’altra deputata-fantasma, Marta Fascina, la “vedova morganatica” come la chiamano i cari ragazzi di Forza Italia. All’ora di pranzo tutto il circo si trasferisce al Senato e la sarabanda ricomincia. Meloni commenta con lirismo il fiasco referendario: «Il Sì ti conferma ma il No ti riaccende». Renzi, che se ne intende di referendum persi, la corregge: «Una frase meravigliosa, ma per i Baci Perugina non per la politica».