La missione di Crosetto nel Golfo:“Deterrenza, ha ragione Macron”
di Serena RiformatoIl ministro della Difesa, Guido Crosetto, alla presentazione del libro di Carlo Calenda
(ansa)Il ministro della Difesa Guido Crosetto è in partenza per un tour nei Paesi del Golfo: Emirati, Qatar, Arabia Saudita. Forse Kuwait, se il tempo lo permette. Le stesse tappe toccate dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni a inizio aprile. In tre settimane il dibattito ha preso un altro passo. Oggi a Londra si terrà una riunione tecnico-militare per cominciare a definire il quadro di una eventuale missione internazionale nello stretto di Hormuz. Con o senza l’egida della Nazioni Uniti, ribadisce Crosetto alla presentazione del libro di Carlo Calenda “In difesa della libertà” (in barba alle proteste dell’opposizione): «Ho la totale certezza che sarebbe molto meglio con il mandato dell’Onu, ma può essere bloccato in consiglio di sicurezza dal primo che si alza». E quindi non ha dubbi il titolare della Difesa: «Serve pragmatismo, Hormuz si può mettere in sicurezza con una coalizione internazionale con 30 o 50 nazioni». Non solo europee, aggiunge il ministro, perché «lo stretto di Ho…
Il ministro della Difesa Guido Crosetto è in partenza per un tour nei Paesi del Golfo: Emirati, Qatar, Arabia Saudita. Forse Kuwait, se il tempo lo permette. Le stesse tappe toccate dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni a inizio aprile. In tre settimane il dibattito ha preso un altro passo. Oggi a Londra si terrà una riunione tecnico-militare per cominciare a definire il quadro di una eventuale missione internazionale nello stretto di Hormuz. Con o senza l’egida della Nazioni Uniti, ribadisce Crosetto alla presentazione del libro di Carlo Calenda “In difesa della libertà” (in barba alle proteste dell’opposizione): «Ho la totale certezza che sarebbe molto meglio con il mandato dell’Onu, ma può essere bloccato in consiglio di sicurezza dal primo che si alza». E quindi non ha dubbi il titolare della Difesa: «Serve pragmatismo, Hormuz si può mettere in sicurezza con una coalizione internazionale con 30 o 50 nazioni». Non solo europee, aggiunge il ministro, perché «lo stretto di Hormuz è un problema per tutto il mondo, soprattutto per l’Asia». E tuttavia, come ha anticipato Repubblica, non è escluso – ed è l’opzione caldeggiata da Palazzo Chigi – che Unione europea possa intervenire, ridefinendo alcune missioni già esistenti. «Sia Aspides che Atalanta», conferma Crosetto, possono avere una «configurazione diversa»: basterebbe deciderlo e sottoporlo al «voto dei parlamenti» per consentire di allargare le due operazioni di sicurezza marina alla protezione di Hormuz e alle attività di sminamento.
Di certo la riunione dei volenterosi, la scorsa settimana a Parigi, ha segnato una svolta. Al punto che dal governo italiano ora arrivano anche apprezzamenti per l’inquilino dell’Eliseo, con il quale il rapporto è stato sempre complicato: «Macron ha detto una cosa vera, – ragiona il ministro della Difesa al fianco di Calenda – la deterrenza nasce dalla capacità di poter esprimere la forza se serve, un dittatore non si ferma di fronte a un cartello, ma quando ha paura di farsi male». L’Italia in questa fase vuole esserci. «Non si è mai tirata indietro per ridurre i fattori di rischio di potenziali effetti domino», ha detto ieri Meloni a Palazzo Chigi nelle dichiarazioni congiunte alla stampa con il presidente del Kenya William Rut, pur senza fare riferimenti specifici. La rinnovata collaborazione con i big europei si prepara a essere consolidata dal vertice informale a Cipro fra i leader Ue, giovedì e venerdì prossimi. All’ordine del giorno, con Hormuz, ci sono gli «effetti dei prezzi elevati dei combustibili fossili». Un tema su cui Crosetto punge il vicepremier leghista Matteo Salvini, sostenitore del ritorno ai rifornimenti da Mosca: «Il gas russo costa sui mercati come quello azero: Salvini lo sa, ma pensa che la quantità abbasserebbe il prezzo».